lunedì 31 marzo 2014

Il Lampredotto



Tre post fa, parlandovi di Firenze, citati fra i piatti tipici fiorntini il Lampredotto che in realtà è una parte dello stomaco della vacca (abomaso). Nella città gigliata la ricetta prevederebbe la salsa verde e poi mangiato il tutto con un panino la cui parte superiore è inzuppata nel brodo di cottura con aggiunta di peperoncino. Personalmente quando non ho voglia di preparare tale salsa cucino il Lampredotto come se fosse una trippa alla genovese, cioè in bianco. Per cui lo faccio bollire (anzi meglio sobollire), dopo averlo lavato con cura, iniziando dalla’acqua fredda, con gli odori (sedano, pepe nero in grani, alcuni chiodi di garofano, salvia  e un rametto di rosmarino), sale grosso, il tutto per circa 3 ore. Poi lo scolo e lo taglio a fettine e lo condisco con olio evo ligure e prezzemolo fresco tagliato fine fine.
Vino consigliato: Cortese di Gavi DOCG o un vino bianco ligure.

domenica 30 marzo 2014

Non sono male...



Qualcuno si chiederà come possa io postare tanti album uno di seguito all’altro sapendo che prima si deve comprimere la cartella del file e poi fare l’upload, infine dare qualche informazione inerente e mai copiate da altri siti. Semplice, come già scrissi, avendo abolito quel “diabolico” elettrodomestico che chiamiamo televisore (e di conseguenza l’idiota tv) mi sono trovato tanto tempo libero in più. L’album di oggi si intitola Albert 1 (a dire il vero non so se ci siano anche il n° 2, 3 e così via....) e la band che lo incise nel 1971 fu la National Head Band gruppo britannico. Dalle note interne della scansione si evince che di detto complesso fecero parte due nomi abbastanza noti: Jan Schelhaas (tastiere) più tardi con i Caravan al posto di David Sinclair e Lee Kerslake (batteria e percussioni) che qualche tempo dopo entrò negli Uriah Heep ma che fece parte anche dei Toe Fat (che postai qualche mese fa). Quanto alla musica è un buon rock-prog con qualche sfumatura di hard ed echi d’oltre oceano (tipo gli Eagles).
Voto:   + + +

sabato 29 marzo 2014

Siamo in G.B anche se non parrebbe...



Oggi vi voglio proporre l’ascolto di queta band britannica: i Mayfield’s Mule con la bella copertina del loro (credo) unico album omonimo alla band uscito nel 1970 e come si vede nel retro della copertina, registrato in quello di Londra. Sinceramente non è male ma secondo me il loro suono ha poco a che fare con lo stile British; infatti mi ricorda molto di più sonorità rock americane tipiche del meedwest (sopratutto per l’uso dell’armonica a bocca in alcuni brani) con accenni di rock duro e a un prog appena accennato, il tutto tranne nella migliore canzone del lp (almeno per me): My One For Your Two. Come strumentisti male non sono specie il chitarrista Mayfield.
Voto:  + + +

venerdì 28 marzo 2014

Firenze e i suoi musei



Nell’ età antica (ai tempi dei Cesari insomma) Firenze (Florentia in latino) era poco più di un paesone. Fu fondata da legionari nella metà del I sec a.C. ma a quei tempi altre erano le città più importanti della Toscana (Etruria allora) e di quelle sopravvisute ancora oggi citiamo: Pisa, Arezzo Siena, Lucca tanto per far dei nomi. Nei pressi della città giliata molto più nota era Fiesole, oggi ridente paese adagiato sulle colline del Chianti. L’importanza della città iniziò con il medioevo. Prima come libero Comune (dal X sec.) e dal XIII secolo subì una lotta interna per le sue due fazioni i Guelfi (favorevoli al Papa) e i Ghibellini che amiccavano all’imperatore del Sacro Romano Impero. Alla fine vinsero i Guelfi ma da buoni cittadini rilitigarono fra di loro ridividendosi in Bianchi e Neri. Nonostante queste beghe interne Firenze divenne ben presto il faro economico, culturale e finanziario dell’intera Europa, tanto fu la sua importanza nella cultura occidentale che oggi la chiamiamo anche l’Atene del Rinascimento. Dopo queste lotte divenne una Signoria (dal XV sec) sotto il domino dei Medici. Non sto certo adesso a tediarvi facendo l’elenco dei nomi importanti che negl’anni gravitarono in città, si va infatti da Brunelleschi a Dante, da Michelangelo a Leonardo, da Botticelli a Masaccio, da Cellini a Donatello, dal Machiavelli al Savonarola (e di certo me ne sono dimenticati molti altri) e via discorrendo. Tutti questi ci hanno lasciato una città ricca di opere d’arte che poi ritroviamo nelle sue meravigliose chiese, nei suoi spettacolari palazzi e piazze, del suo giardino all'italiana (Boboli), forse il più bello al mondo, dei suoi molti ed interessanti musei. Visto che si parla di questi a tutti viene in mente il celeberrimo Gallerie degli Uffizi, ma dato che chiunque viene a Firenze una “scappata” lì la fa di sicuro, vorrei qui citarvene altri (non meno interessanti!).Cominciamo con la Galleria dell'Accademia dove tra l'altro è custodito il Davide di Michelangelo (la statua in Piazza della Signoria è una copia per evitare idioti vandalismi), per info qui. Proseguiamo con il Museo Nazionale del Bargello posto nella vecchia sede del Comune di Firenze a pochi passi dietro la Piazza della Signoria, per info qui. E se non siete ancora stufi non potete non fare visita oltr'Arno (passando per Pontevecchio) a Palazzo Pitti noto anche nel mondo per le sfilate di moda italiana, per info qui. Quando sarete nel capoluogo toscano non potete evitare (se vi piace la carne) di assaggiare la nota Bistecca alla Fiorentina (rigorosamente al sangue e che si aggira sul kg a persona...) e in uno dei tanti chioschetti il Lampredotto o altre "parti povere" della vacca (tipo anche la mammella) divenuto DOP, il tutto inaffiato da un ottimo Chianti Classico DOCG.
PS: le foto non sono mie in quanto ho dei problemi con il mio scanner.


giovedì 27 marzo 2014

Interessante gruppo teutonico



L’inizio di quest’album tedesco è pinkfloydiano che di più non si può; poi, nei brani successivi, questa incisione del 1977 intitolata Zeitmaschine e prodotta da una buona band chiamata con un assonanza anglofila Madison Dyke, si snoda su sonorità progressive più classiche ochieggiando sempre sì un po’ ai Floyd ma anche ai primi King Crimson e perché no, parzialmente ai Jethro.
Comunque sia è sempre un album godibilissimo.
Voto:  + + + +

mercoledì 26 marzo 2014

Non siamo soli...purtroppo!



Un po’ ci godo (per la spocchia francese) ma molto mi dispiace constatare che anche i “cugini” francesi sono oberati da rincoglioniti. E’ proprio vero che tutto il mondo è paese e appunto anche lì la mamma degli sciocchi è sempre incinta. Non si spiegherebbe altrimenti il successo (parziale) della destra più becera, estrema, xenofoba e populista incarnata da Marine Le Pen. Qui in Italia, dato che lo sport preferito da tantissimi è quello di salire sul carro dei vincitori, ecco che i Fratelli d’Italia (con la guappa Meloni) e Salvini della sLega si sono affrettati ad applaudire il successo francese, visto che a sparare cazzate ed a inveire, da perfetti idioti, contro l’Euro forse si sentivano soli qui da noi. Per fortuna, almeno questa volta, il Gabibbo genovese ha declinato l’invito di unirsi al coro fascista. Una ragione in più perché a Maggio andrò a votare e cercare di mettere un freno, democratico, a questi falsi profeti.

martedì 25 marzo 2014

Discreta band



Chi ha voglia di sobbarcarsi una traduzione dal libriccino interno all’album roverà tutte le notizie che vuole su questa discreta band inglese (londinese, per la verità) di nome Pluto che, come si legge nelle note, è in onore del cane amico di Topolino. Nel 1971 incisero il loro unico lp con lo stesso nome del gruppo. Quanto alla loro musica è un mix di rock tipico britannico, che ochieggia un po’ ai The Who e con una spruzzata di hard rock (a tratti quello dei Black Sabbath). Insomma non sono il massimo di originalità ma discreti musicisti che si fanno ascoltare con piacere.
Voto:  + + +

lunedì 24 marzo 2014

Farneticante...



Già nessuna altra parola mi viene mente se non agghiacciante. Non vidi subito l’intervista (su La 7) poiché, come scrissi poco tempo fa, per mia scelta, non possiedo il televisore, ma quando seppi di essa mi attivai su internet e così potei guardarla. Va subito detto che il giornalista intervistatore (il sig. Mentana) è di certo fra i più bravi (ed onesti) che l’asfittico panorama televisivo italiano propone. Orbene, il buon Enrico cercava di porre delle domande alla Belina Quadra Genovese, ma lui all’interrogazione di quanti fiaschi rispondeva fischi e poi partiva con un folle ed esaltato panegirico sui suoi sogni. A nulla valevano le interruzioni del bravo anchorman, il profluvio di insulse parole del Gabibbo continuavano bellamente. Capisco che il sig. Grillo rifece la sua comparsa in tv perché, visti i sondaggi e la visibilità (forse eccessiva di Renzi) il suo movimento pentastellato è in caduta di consensi (come è giusto che sia) e di diaspora di onorevoli; quello che non comprendo è la sua farneticante visione politica. Quello che mi ha più impressionato è stato il suo sguardo di ghiaccio: un mix fra l’allucinato ed il vuoto, tipico di colui che recita a memoria un copione a dispetto di tutti.

domenica 23 marzo 2014

Sembrerebbero teutonici




Dai nomi degli artisti impegnati nell’opera sembrerebbe che questi Skyline a dispetto sia del nome della band che del titolo dell’album: Louise For One Night (uscito nel 1976 e rimasterizzato di recente) siano dei tedeschi. La loro musica si snoda, senza invero molti voli pindarici, in un prog soft ma ben eseguito con un certo non so che di jazzato che non disturba, tanto da sembrare il tutto molto di stampo britannico. Va detto che l’insieme non è da buttare anzi tutt’altro e loro, come strumentisti, sono bravi.
Voto:  + + +

sabato 22 marzo 2014

Mamma quanti sciocchi...



E’ vero! La mamma degli idioti è sempre incinta! Mi riferisco ai superficiali e populisti euroscettici (quando fra di loro non ci sono pure i “soliti” mestatori che buttano, pro domo sua, benzina sul fuoco). Questo non vuol dire che che la UE sia perfetta (ci mancherebbe!) e non sia fattibile di ineluttabili ed importanti riforme, ma sempre nel suo ambito! Proviamo ad immaginare cosa sarebbe accaduto se l’Italia fosse fuori da essa. Grazie ai nostri politici di basso profilo etico e morale, senza la UE occhiuta, avrebbero attuato una finanza allegra e deficitaria. Pensiamo solo all’ex Cavaliere che, infischiandosene dell’Italia ma pensando solo ai cazzi suoi, per mantenere il consenso, avrebbe lasciato il Belpaese in macerie (più di quello che poi ha fatto). Oppure all’inflazione che sarebbe galoppata, al costo delle materie prime: dall’energia all’agro-alimentare, al fatto che la nostra liretta sarebbe stata come un guscio di noce in una tempesta governata dalla grande finanza mondiale. Dal fatto che già si contava poco ma insieme agli altri forse qualcosa di più lo si è. Anche nell’ambito della Difesa, un conto fare affidamento solo sulle nostre (poche e sempre più tagliate forze militari) è un conto essere in un quadro europeo dove ognuno da un poco e così che forze evversive (penso a certi Paesi Arabi) ci pensano due volte a fare i gradassi. Poi è certo che il tutto può e deve essere migliorato a cominciare dall’Euro, ma la moneta unica ha dato di più di quello che molti erroneamente pensano e poi, senza l’UE, non si sarebbero avuti neppure i finanziamenti europei (se poi molti di essi sono rimasti inevasi la colpa è solo dei nostri incapaci amministratori e della nostra borbonica burocrazia). E dell’ Erasmus ne vogliamo parlare come del fatto che possiamo liberamente circolare fra stati membri senza dover ogni volta cambiare valuta (con il solito aggio delle banche) e timbrare passaporti e che i nostri figli, se capaci, possono trovare lavoro con meno difficoltà in Germania, o in Francia o piuttosto in Spagna o in GB? Sempre di più penso che ci voglia più Europa che meno di essa. Quanto agli assurdi localìsmi (vedi recente aleatorio referundum delle Venezie) penso che sia una idiozia folkloristica. Poi consideriamo che è dai tempi della vetusta Pax Romana dei Cesari che il continente (almeno la parte occidentale) è in pace e grazie all'U.E. le guerre interne (vedi l'ultimo sanguinosissimo conflitto mondiale) ce le siamo bellamente scordate. Vorrei chiudere nel rammentare a chi dice di infischiarsene del nostro debito pubblico che per essere considerati una nazione seria i "pacta servanda sunt".

venerdì 21 marzo 2014

Made in U.S.A.




Gruppo americano che, come si legge nele note interne del libriccino compreso nel cd, proviene dallo stato dell’Idaho. Questi Sleepy John sono stati anche in qualche concerto il gruppo di “spalla” alle Mother of Invention di Frank Zappa. L’lp in questione con lo stesso titolo della band uscì nel lontano 1970. La loro musica che si snoda in maniera originale nell' album è un mix fra il genere psichedelico tipico americano ma con echi progressivi e a volte mi ricorda i The Doors. Insomma bravi!
Voto:  + + + +

giovedì 20 marzo 2014

Belli!




Devo essere sincero, prima che un amico mi allungasse, qualche giorno orsono, il file di questo ottimo album, non avevo mai sentito parlare degli Sweet Slag e di questo lp uscito nel 1971 ed intitolato Tracking With Close-Ups. Penso sia stato un peccato perchè questa band (inglese? Molto probabilmente) ha inciso proprio un bel disco. La musica che si snoda fra i solchi è molto originale e spazia da un rock psichedelico al rock-jazz con una eccellente chitarra e sezione ritmica. Ad essere sincero non so a chi paragonarli, forse ai Nucleus o i Caravan, ma molto da lontano.
Voto:  + + + +

mercoledì 19 marzo 2014

Ma che bei tipi!




Avvicinandosi le Elezioni Europee ecco che i “soliti” mestatori sperano, strizzando l’occhio al più becero populismo, di accalappiare i voti della casalinga di Voghera, del siur Brambilla e del sig Esposito, disoccupato cronico.  Cominciamo con gli italoforzuti i quali, dopo vent’anni di disastri, si vogliono fare una nuova verginità e si fanno chiamare “moderati” (che cosa ci sia poi di “moderato” in La Russa, Bondi, Santanché e Verdini qualcuno prima o poi me lo dovrà spiegare) e continuano ad essere capitanati da un pregiudicato, puttaniere, cazzisuista ed evasore da cui mai comprerei un’auto usata (eppure, mistero italico, milioni di elettori continuano a riconoscersi in lui e quindi a votarlo). Questi individui promettono (tanto non costa nulla) mari e monti more solito e nulla hanno a che spartire con una destra europea liberale visto che sono, tra l’altro, pieni di ex fascisti e missini... C’e poi il Gabibbo genovese ed i suoi pentastellati (coadiuvati da un signore il cui nome ricorda un formaggio ed ha un aspetto fra il John Lennon e l’Albert Einstein, senza avere, ovviamente,  neppure il lontano sentore di loro) pronti, a parole, a distruggere tutto, a promettere il bengodi (con quali soldi?) e a sognare una maggioranza bulgara (oggi diremo della Crimea) con cui sovvertire l’ordine costituito sia qui in Italia che in Europa, propugnando tesi che a un comune mortale appaiono del tutto assurde. Ultimo ma non ultimissimo c’è il capo arruffa popolo della sLega (e non è un mio errore!) che per prendere una manciata di voti in più cavalca l’idiota battaglia contro l’Euro, salvo poi, finite le elezioni, accucciarsi buono buono. A proposito dell’Euro, immaginiamo un momento se dal 1° Giugno 2014 non dovesse essere più la nostra moneta ma essere soppiantata dalla vecchia Lira, o dal Fiorino, o dal Tallero e perché no dal vetusto Sesterzio, fate voi... Per prima cosa visto che non abbiamo materie prime (dal petrolio, al gas, al ferro e via dicendo), il prezzo, causa svalutazione, della benzina, del metano, delle bollette dell’Enel salirà alle stelle (probabilmente raddoppierà), così come molti beni di consumo dal telefonino al latte, dal pc al mais alla carne. Gli stipendi saranno rivalutati (sempre meno dell’inflazione reale) solo a fine anno se va bene. I nostri risparmi varrano la metà. Il nostro debito pubblico raddoppierà (esso è sì in parte in mano alle banche ma anche con i vari Bot ai piccoli risparmiatori che vorrano comunque essere pagati in Euro) e quindi giù tasse. Quanto all’esportazioni (che per altro anche oggi non vanno male) si bloccheranno perché le materie prime e l’energia saranno alle stelle e poi i nostri ex partner (Germania, Francia ecc) col cavolo che gli sta bene un‘Italia così e, dato che fessi non sono, metteranno dei dazi contro. Qualcuno dirà, ma la G.B non è nell’Euro eppure campa. A questi va ricordato che una cosa è la borsa di Milano e una cosa è quella di Londra (e New York) dove c’è la vera finanza ed il vero capitale che muove l’economia.

martedì 18 marzo 2014

Si fa sentire




Come dicono le note incluse nel mio file e prese dal book interno al cd, questo gruppo britannico dal nome di The Dog That Bit People provengono dalla zona di Birmigham e incisero quest’ album nel 1971 e lo intitolarono, invero senza molta fantasia, The Dog That Bit People. Come musica possiamo tranquillamente ascriverli al genere pscichedelic folk-rock con ancora certe sfumature beat. Va detto che sono bravi strumentisti e il loro sound è abbastanza originale.
Voto:   + + +

lunedì 17 marzo 2014

Siamo alle solite....



Alcune considerazioni su Renzi. Come ho più volte scritto non lo votai alle Primarie del PD ma adesso non capisco molte delle critiche che gli piovvono addosso. Si sa, l’Italia è ancora quella delle corporazioni e quindi quando si decide di aiutare una classe ecco che subito si levano gli strepiti di quelli esclusi, se si tagliano delle spese ecco che i “soliti” mestatori dicono che si doveva fare di più (ma quando erano al governo che cavolo hanno combinato?); poi ci sono gli “extraterrstri” pentastellati  buoni solo a dire idiozie, insulti e parolacce specie se escono dal loro capo: il gabibbo grillo parlante. Penso che tutti ci si debba augurare che il buon ex sindaco riesca a combinare, in quest’anno, almeno il 60% di quello che dice e che poi continui, se è stato bravo, il lavoro di tagli, di limature delle ingiustizie, di equità sociale, tutte cose che l’ex Bel-Paese ha assoluto bisogno. Un esempio: il taglio delle auto blu. Per ora sarà di 100, poi saranno 1500, ma rimangono fuori ancora circa 60.000, ma chi ci dice che fra un anno o due non ne rimarranno che pochissime? C’è un vecchio proverbio che credo calzi a pennello: la gatta frettolosa ha fatto i micetti ciechi. Inoltre moltissimi dimenticano che ciascun italiano (neonati e immigrati inclusi) ha sul groppone un debito di circa 35.000€, che euro o non euro bisogna onorare e che appesantisce come una palla al piede ogni lodevole iniziativa politica.

domenica 16 marzo 2014

Interessanti...




E’ stato un tantino difficile trovare informazioni riguardo questa band amricana: The Paisleys e le uniche che alla fine mi sono capitate sono queste in inglese, indi per cui chi ha voglia se le traduca oppure usi il mio traduttore qui a destra: To put it cruelly, the Paisleys were exactly the kind of band roasted by the Mothers of Invention so unmercifully on We're Only in It for the Money. Their Cosmic Mind at Play album abounds with naive cosmic clichés of late-'60s psychedelic music, performed with sincerity and respectable instrumental competence. A lightweight (though not totally embarrassing) effort that put the electric keyboard more to the fore than many similar bands did; it found a greater audience when it was reissued for collectors on LP in the 1980s. The Paisleys were formed in Minneapolis, and their sole album was produced by Warren Kendrick, who produced a bunch of other garage rock and psychedelic recordings in Minneapolis in the mid-'60s to early '70s (most notably for the Litter). L’lp in questione, uscito nel 1970, si intitola Cosmic Mind And Play, di mio posso aggiungere che è particolarmente bello anche se forse un occhio verso i primi Pink Floyd (quelli con Syd Barrett)  e i Velvet lo buttano...
Voto:  + + + +


venerdì 14 marzo 2014

Ancora in Germania



Classico esempio di krautrock tanto più che le canzoni sono in tedesco. Ad essere sinceri questa lingua credo che poco si presti ad una orecchiabilità, comunque il suo uso ne fa quanto meno un po’ di originalità rispetto al troppo usato inglese. Questi Ton Steine Scherben incisero il seguente lp nel lontano 1971 e lo intitolarono Warun Geht Es Mir So Drecking e che non sapendo quasi nulla della lingua teutnica non so che cavolo voglia dire. A dire il vero non è che mi piaccia poi molto anche per certi riferimenti a un rock duro, comunque lì in mezzo ci sono dei passaggi interessanti tipo la canzone che da il nome all’album.
Voto:  + + +

giovedì 13 marzo 2014

Tosca oggi 3 Anni!!!



E sì la mia "cagnotta" oggi compie 3 anni, i miei migliori Auguri! (e spero anche i vostri). La terza foto ritrae le Bocche di Porto del Golfo di Spezia. Sotto quella detta di S. Teresa e sullo sfondo quella detta Del Pezzino. Si intravvede a sinista Portovenere (e un pezzo di Isola Palmaria) e di fronte il forte del Varignano e la borgata delle Grazie.

mercoledì 12 marzo 2014

Rimaniamo negli USA



Buona band americana questi Yesterday’s Children credo venuta fuori da New York (ma a dire il vero non ci giurerei) o dal Connecticut, ma di ciò poco importa. Nel 1969 hanno stampato questo omonimo album (non so se è l’ unico nella loro carriera) la cui musica si può ascrivere al genere acido psichedelico garage (e chi più ne ha più ne metta...) così in voga in quegl’anni. Se vogliamo fare dei paragoni vengono subito in mente più gli Hot Tuna che i Jefferson Airplane con un pizzico di Grand Funk, ma il gruppo ha saputo mantenere una propria originalità e stile. Insomma pur non essendo un capolavoro si fa ascoltare con piacere tanto più che il chitarrista solista Reggie Wright è veramente bravo.
Voto:   + + + +

martedì 11 marzo 2014

Delle considerazioni musicali


E’ da un po’ che mi “frullava” l’idea di questo post. Mi è infatti da tempo venuto in mente che se dovessi mai raccontare e fare degli esempi ad un mio nipote (o bisnipote) riguardo la musica progressiva degli anni fine ’60 e metà ’70 gli direi: Ascolta questi: L’album più emblematico è Selling England By The Pound dei Genesis, quello più perfetto The Dark Side Of The Moon con all’interno la canzone più bella e progressiva: The Great Gig In The Sky, mentre  quello più “sperimentale” è Ummagumma (l’lp in studio), entrambi dei Pink Floyd. Quello che poi piace di più a me è In The Court Of Crimson King (dei King Crimson), mentre il live più esplicativo è Pictures At An Exibition (degli ELP). A margine gli consiglierei di ascoltare una decina di dischi di Frank Zappa. Certo nella mia classifica sono assenti autori del calibro degli Yes, dei Jethro Tull, Matching Mole, Gong, VdGG e chissà anche quanti altri ma dovevo retringere e di parecchio il campo. Infatti, per esempio, ho dovuto fare una fatica per discernere uno fra i tanti stupendi dei King Crimson. Riguardo agli italiani gli direi : il primo del Banco Del Mutuo Soccorso quale il più bello, Storia di Un Minuto (PFM) insieme con Felona E Sorona (Le Orme) per quelli più progressivi e Sulle Corde Di Ares (Battiato) quello più sperimentale. La miglior canzone è forse Non Sei Vissuto Mai degli Osanna. Anche qui la scelta è stata ardua. Chissà voi che cosa ne pensate?

lunedì 10 marzo 2014

Si ri-Zappa




Credo che il buon Frank Zappa sia insieme al compianto Jimi Hendrix fra gli artisti scomparsi quello che puntualmente riappare, quasi ogni anno, per volere (e per le loro tasche, ovviamente) delle case discografiche. In entrambi i casi penso che stiano grattando il fondo del barile ma, cosa sorprendente, ogni volta riescono a trarre fuori qualche perla dimenticata.. E’ questo il caso dell’ottimo album zappiano intitolato: Joe's Camouflage uscito pochi mesi orsono. Va detto che certamente non è fra i migliori dell’artista ma rimane sempre un eccellente lavoro, almeno paragonato a certi musicisti e relativi cd recenti.
PS: avete ragione... per un qualche strano motivo il link era quello dei "vecchi" GAM; ora che me ne sono accorto quanto prima provvederò a rimediare al disguido, scusate.
Ecco il nuovo link qui ... scusate ancora.

domenica 9 marzo 2014

Bravi teutonici




Ecco un bell’album questo Eiszeit (inciso nel 1978) da un buon gruppo tedesco: i GAM. Esso si snoda nella falsariga del genere krautrock e cosmic music e già di per se è una garanzia, ma in più vorrei aggiungere anche una buona dose di originalità. Se proprio vogliamo trovare dei paragoni direi di volgere lo sguardo sugli Ash Ra Temple e gli Amon Düül II. Buon ascolto.
Voto:  + + + +

sabato 8 marzo 2014

AUGURI!



Già Auguri di un buon 8 Marzo (e relativa serata...) a tutte le mie lettrici (sempre se ve ne sono...). Ciao!

venerdì 7 marzo 2014

Oggi siamo negli U.S.A.




Gruppo americano attivo alla fine degli anni ’60, questi Fresh Blueberry Pancake, dalle note scritte al’interno della cover si evince che provengono da Pittsburgh (Pennsylvania) e che registrarono questo loro unico (a quanto ne so) lp, intitolato Heavy nel remoto 1970. La loro musica, affatto originale, è ascrivibile al genere psichedelico americano che fa un po’ il verso ai mitici e grandi Jefferson Airplane senza per altro avvicinarsi poi di tanto. Personalmente mi piacciono poco anche perché li trovo troppo datati, ma questo, è ovvio, è solo il mio parere. Ascoltateli comunque e fatevi una vostra opinione che magari diverge (come è giusto che sia) dalla mia. Simpatica la copertina.
Voto:  + +



giovedì 6 marzo 2014

Ancora sui Gladiatori




Ho visto, grazie al suo commento sul mio post su Spartacus, che il buon Christomannos ha alcune lacune (non me ne voglia!) sui Ludi Gladiatorii. Quando scrissi che raramente i duelli finivano con la morte di uno dei contendenti mi riferivo ai gladiatori professionisti (paragonabili come tifo e seguito agli odierni calciatori e per certi versi anche come guadagno). Ma nell’arena (a proposito si dice e si diceva così perché vi era la sabbia atta ad assorbire il sangue) scendevano anche gladiatori coatti provenienti dalle patrie (di quel tempo) galere cioè: malavitosi, condannati a morte, poveracci ed eretici; orbene tutti questi dovevano combattere all’ultimo sangue e come premio (ai superstiti) si davano salvacondotti e soldi. Poteva capitare che alcuni di essi si dovessero scontrare con i professionisti e, ovviamente, il più delle volte soccombevano miseramente. Anche le donne potevano scendere nei circhi ed erano le più attese dagli spettatori. Durante l’Impero la frequentazione degli spettacoli gladiatori era ben vista dal “popolino” ma esecrabile dai “ben pensanti” (scrittori, poeti, filosofi ecc) che preferivano di gran lunga gli stadi di atletica o i teatri. Va detto poi che nelle parte est dell’immenso impero amavano di più le corse dei carri e dei cavalli (anch’esse per altro un po’ cruente, hai presente il film Ben Hur?). Fu Costantino il Grande che nel IV sec., dopo aver abbracciato il cristianesimo, proibì i giochi gladiatori, ma come sempre accade, nonostante il divieto, sia a Roma e sopratutto ai confini ovest dello Stato, per tutto il V e VI sec fino al basso medioevo continuarono bellamente in barba a ciò.

mercoledì 5 marzo 2014

Si possono sentire...




Come nel precedente mio post musicale, se uno vuole maggiori informazioni su questi britannici musicisti che passano sotto il nome di Elder Kindred,  basta sapere un po’ d’inglese e in una cover presente nel file avrete tutte le informazioni al riguardo. Il loro unico lp fu questo Kindred Spirit registrato nel 1971. La loro musica si presenta abbastanza originale seppure un po’ datata e ricorda il buon e sano prog-folk psichedelico in voga in quegl’anni con sentori di pop (urca! Sembro fare una degustazione di vini... ;-). Come strumentisti sono bravi.
Voto:  + + +

martedì 4 marzo 2014

Due chiacchiere su "Spartacus, la guerra dei dannati"




Questa domenica sera ero ospite da amici e il padrone di casa, così per facezia, ma ben sapendo la mia passione (e modestamente conoscenza) per quel periodo volle che insieme si guardasse una puntata di un telefilm (su Cielo), a detta sua ben fatto, intitolato Spartacus, La Guerra Dei Dannati. Alla fine mi chiese il mio parere... Eccolo qui: Per quanto riguarda i costumi dei legionari, a parte qualche incongruenza (tipo la totale assenza di centurioni, opti e altri sottoufficiali) e “la solita” inutilità delle corazze, erano ben fatti (c’era perfino l’elmo Montefortino), quanto ai gladiatori era evidente la “ragione” cinematografica dei loro costumi. Quello però che non andava era il fatto che l’orda dei servi ribelli si gettava disordinatamente urlando su una o più legioni facendo strage di soldati. A quei tempi essi sarebbero stati accolti prima da un nugolo di frecce, poi dai sassi dei frombolieri e quindi da innumerevoli pila (plurale di pilum, il giavellotto dei legionari), i pochi superstiti giunti al corpo a corpo si sarebbero poi trovati davanti una fitta barriera di scudi irta di gladi. Per aver un’idea della tattica essa è ancora in auge presso la polizia in tenuta antisommossa quando si avvicina a gruppi di black-block (tanto per fare un esempio). In particolare il legionario professionista era addestrato per combattere non singolarmente ma fianco a fianco con i suoi colleghi e la fila dietro teneva per mano la cintola di quella davanti e ogni tot di minuti si aveva la rotatio, cioè subentrava la seconda schiera (più fresca) e così via. Potrebbe allora sorgere la domanda: era più forte un gladiatore o un legionario professionista? Beh erano due cose diverse, un po’ come dire se oggi è più forte un marine o un lottatore di wrestling. Del soldato romano abbiamo parlato, in aggiunta vorrei dire che esso era anche addestrato per usare la spada (il gladio) sopratutto con azione di punta dato che così in guerra si sarebbero potute infierire ferite mortali. Del resto i colpi di taglio (o fendenti) ben difficilmente avrebbero potuto uccidere il nemico in quanto i nostri organi interni sono protetti dalla gabbia toracica. I gladiatori invece erano addestrati ad usare le armi di taglio poiché così si salvaguardava sia il cruento spettacolo (gli spettatori, per lo più il “popolino”, amavano gli spruzzi di sangue più che le uccisioni) che i gladiatori stessi. Infatti, al contrario di quello che si crede, ben difficilmente gli incontri terminavano con la morte di uno o più combattenti. Il gladiatore era un patrimonio del lanista (oggi diremo il suo manager) e l’addestramento dell’atleta era lungo e costoso. Così nell’arena vi era un arbitro (come oggi nella boxe) che divideva, nel caso, i combattenti con un lungo e nodoso bastone e i feriti venivano soccorsi e curati nel miglior modo allora possibile. Se morte era essa era per un incidente, per infezioni post operatorie o perché il gladiatore aveva fatto la figura del vigliacco e così, sentiti gli umori degli spettatori, il prefetto (o l’edile o qualsiasi più alta carica amministrativa del luogo) allungava il braccio con il pugno chiuso, se il pollice era fuori di esso voleva dire: fuori la spada e iugula (cioè taglia), se il pollice era dentro il pugno era fatta salva la vita. Insomma, fatti i dovuti parallelismi e differenze (sono passati quasi 2000 anni!), era un po’ come il wrestling di adesso: sopratutto molta scena. Riguardo alla storia, Spartacus fu solo la terza delle cosidette guerre servili e dette poca o nulla preoccupazione alla Repubblica Romana e il suo vincitore Crasso (della famiglia Licinia) se ne liberò in poco tempo. Dato che questa vittoria poco accresceva il suo “cursus honoris” (specie nei confronti dei “rivali” Pompeo e Cesare) pensò di aumentarlo portando più tardi la guerra ai Parti dove però fu sconfitto e perse la vita.

lunedì 3 marzo 2014

Da sentire...




Tutto quello che c’è da sapere su questa band britannica, i Dogfeet, lo si può trovare all’interno del mio file e precisamente nel retro dell’album (almeno per chi mastica un po’ di inglese) intitolato con lo stesso nome del gruppo ed uscito nel lontano 1970. Per quello che mi riguarda più o meno quanto ci sta scritto lì rispecchia la musica suonata, cioè un onesto rock-blues con vene di psichedelico folk che si può ascoltare con piacere. Il livello audio è molto buono e gli strumentisti se la cavano egregiamente.
Voto:   + + +

sabato 1 marzo 2014

Roma (alcuni) suoi musei


Via Fori Imperiali e Colosseo

Il Pantheon

Arco Di Costantino

Il Campidoglio

Il Foro Romano
Dato che il buon Edulms mi chiese di parlare di alcuni importanti musei italiani ecco che oggi si fa tappa a Roma. Non sto certo a tediarvi sulla storia della Città Eterna visto che in gran parte è quella comune a tutto l’Occidente e continua ad essere, grazie al Papato e a più di un miliardo di cattolici, uno dei fulcri del mondo. Il lavoro che mi accingo a fare è improbo in quanto nell’Urbe si contano decine di musei; va poi sottolineato il fatto che nella Caput Mundi ci sono circa il 30% di tutti i tesori, luoghi interessanti, chiese monumentali e importanti palazzi d’Italia e il 10% , se vi piace di più, di tutto il mondo, comprese Parigi, Londra, Madrid, Vienna e Berlino (tanto per far dei nomi).
A parte i Musei Vaticani che chiunque va a Roma prima o poi li visita (a proposito... nel giro più lungo si ha la possibilità di entrare nella Cappella Sistina e questo da solo vale la pena di una gita nella Capitale). Nonostante tutto quello che ho sopra detto proverò a consigliarvi almeno altri 3 musei. Il primo è la Galleria Borghese (per maggiori informazioni qui) che fra quadri (anche di Caravaggio) reperti archeologici e la notissima Paolina del Canova non si può mancare di esserci. Quindi suggerisco i Musei Capitolini (info qui) dove c’è la più fantastica statuaria romana (antica). La sede è appunto sul colle Campidoglio e consta di due palazzi che fanno da contorno alla piazza disegnata da Michelangelo: quello a sinistra (fronte al Municipio) è situato sull’antica conca che divideva in due il colle: a sinistra l’Arx con sulle pendici ove c’era il tempio di Giunone Moneta (cioè ammonitrice) e sotto il quale c’era la Zecca di Roma (da qui il nome moneta e in inglese money con cui ancora oggi si nominano i soldi) e più sotto ancora il carcere (ancora visitabile). A destra c’era il tempio di Giove Opimo ove si concludevano i trionfi delle legioni e dei loro generali, su di esso c’è l’altro palazzo. Dato che i reperti erano tanti da poco tempo hanno aperto una succursale fuori delle Mura Aureliane riadattando con sapiente opera di archeologia industriale una vetusta termocentrale chiamata Centrale Montemartini (per info qui) dove fra gli antichi macchinari hanno messo statue ancora e di molto più antiche, il tutto ha un fascino unico.