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giovedì 28 aprile 2016

Meglio il bed in di John Lennon



Beh questa è proprio bella! Se seguite il mio blog sapete come la penso sullo smodato (e idiota) uso dell’inglese sia da parte dei giornalisti che della politica a cui aggiungo i “cosidetti” creativi. Sentite qui…  Qualche tempo fa, lungo il.mio peregrinare per lo Stivale, incontrai e divenni amico di un inglese che tra l’altro faceva il sindacalista nella sua nazione. Una chiacchiera tira l’altra (e anche un buon bicchiere di vino e un bel tagliere di affettati, alla facciaccia di quegl’antipatici di vegani!) e fra queste gli raccontai “quella” nostra brutta abitudine e gli chiesi ma lì in G.B. visto che parlate ovviamente l’inglese, lo Stato, quando vuole buttare fumo negl’occhi, cosa usa? Il latino, mi rispose! …Nessun commento o se preferite no comment! Infatti non mi capacito perché da noi si dica nei media (a proposito è una parola latina e quindi, per favore, pronunciatela come è scritta!) competitor al posto di competitore; tra l’altro anch’essa deriva dal latino: cum peto (is, petivi, petitum, petere) ossia richiedo insieme; oppure timing invece di tempistica (anche lì la radice è latina: tempus) e poi rumors al posto di pettegolezzi (ove rumor ha le radici in rumor –is latino). A questi aggiunngo a mo’ di esempio gli irripetibili e stupidi hot spot (punti d’interesse), jobs act (piano per il lavoro), stepchild atoption (adozione del configlio), bail in (che mi piacerebbe tradurre con il noto termine ligure: belino!) a cui senza ombra di dubbio preferisco il bed in di John Lennon memoria. Perché allora lo fanno? Forse per farsi belli, per sembrar saccenti, per un senso (falso) di novità, perché “è figo” o forse, semplicemente, perché sono degli idioti raglianti…

mercoledì 6 aprile 2016

Ancora sulla TV



Durante il mio periodo di “latitanza” dal web mi sono anche recato in vari luoghi dove sono stato ospitato talvolta da amici e parenti, talora ho trovato sistemazione in alberghi e qualche volta presso affittacamere. Tutti erano dotati di televisore e visto che i miei orari spesso avevano dei “vuoti”, non avendo a disposizione altro per passare il tempo e finiti libri, quotidiani e riviste, ho acceso quel “diabolico” elettrodomestico. Ho notato così che il livello qualitativo è vieppiù diminuito raggiungendo soglie sconfortanti. Non mi capacito poi come metà degli italiani siano rimasti incollati a quella becera manifestazione canora che passa sotto il nome di Festival di Sanremo. Personalmente ho resistito solo 30 secondi  per sera giusto quando saltavo da un canale all’altro alla ricerca di qualcosa di decente (sempre che lo trovassi…). Il bello (anzi il brutto) è che quegli artisti (!!!???) nei giorni succesivi sono divenuti come la gramigna nei vari palinsesti. Brutta musica pop mal cantata dove più che le note potevano l’aspetto e i vestiti del guitto-a di turno. A dire il vero l’unica rete che si salvava è stata Rai 5 che trasmetteva musica classica e lirica e in ore impossibili anche jazz, rock e prog (il che la dice lunga sui gusti imperanti). Parliamo poi dei vari programmi dove degli idioti pontificano giudizi arrampicati su improbabili gigantesche poltrone e il bello che i malcapitati di turno si fanno dire di tutto e non reagiscono. Ci sono quindi cuochi come il prezzemolo che straparlano di assurde ricette e discettano di ogni cosa oltretutto con un ghigno patibolare. Non mancono anche i mezzibusti che sparano cazzate e sono ignoranti come bestie e molti di loro, dati i cognomi, di certo raccomandati. Ho altresì notato che la moda dell’inglese sta dilagando. Ho sentito cianciare di stepchild adoption (invece della italiana adozione del configlio) pronunciata da cani latranti che mentre lo dicevano sembravano delle bestie balbuzienti. Profanare quindi l’italiano, il congiuntivo e financo il condizionale. Per esempio, una nota giornalista tv, che si vantava di parlare compiutamente l’inglese (con tutta evidenza assai meno bene la nostra lingua date le innumerevoli doppie, se non triple, messe a sproposito nelle nostrane parole), dopo aver pronunciato endorsement, target, report, timing, rumors, start up e via discorrendo, annunciando una sua ospite, disse: vi presento l’architetta… (!!!???) una che sta impegnata acca 24. Brava! E’ riuscita in 9 parole a dire tre bestialità! E sì che si è poi pure vantata di aver da poco pubblicato un libro… Per favore qualcuno le dica che architetto (da arco + tetto) è una cosa e architetta è una sciocchezza (cosa fa costruisce gli archi e le tette di silicone?), che “sta” è un italiano quanto meno discutibile e che acca non vuol dire nulla. Per fortuna ho saputo che in questa mia battaglia anti esostismi non sono solo. Un ente assai più importante del sottoscritto (L’Accademia della Crusca) si è scagliata più volte contro questa “moda” idiota e supponente non per sciocche ideologie di superiorità e purezza ma semplicemente per rendere i concetti fruibili a ciascun italiano senza che il tapino debba conoscere per forza quella lingua foresta e aliena tanto più, poi, che la Gran Bretagna è oggi con un piede e mezzo fuori dalla UE. Da parte mia, visto che la moda anglofona è quasi sicuramente dovuta in primis ai cosidetti “creativi”, quando leggo o sento di living piuttosto che soggiorno o bundle invece di pacchetto omnicomprensivo mi riprometto di non acqistare quel tale prodotto.

domenica 29 novembre 2015

Un po' di fumo di Stato

Cappello Pashtun Afghano
In questo giorni ho avuto l’occasione, purtroppo, di osservare alcuni programmi televisivi di formato giornalistico. Mi è apparso del tutto evidente che il tema imperante è il terrorismo islamico e che sia le varie testate sia i giornalisti ci hanno inzuppato ben bene il pane. Anzi a tratti mi sembravano “gongolare” per l’eventuale share che avrebbero ottenuto. Credo che a loro importasse poco o nulla di aumentare, così facendo, il senso d’insicurezza dei telespettatori. (Il mio no, in quanto, come già dissi, reputo molto più pericoloso prendere l’auto ogni mattina, stante i troppi incidenti stradali che accadono). Ho così assistito ad un profluvio di cazzate sparate (queste sì) a destra e a manca. Hanno dato aria ai denti politici ignoranti, ninfe di regime minigonnate e taccute stravaccate sui divani e con le cosce al vento, benpensanti e giornalisti proni al sistema (e magari messi lì proprio da esso), generali in pensione e altri col cervello in pensione perenne. Non bastasse tutto questo, ogni trasmissione aveva il suo bel imam (ormai la loro presenza è come il prezzemolo) e tanto per far audience primi piani sulla mussulmana di turno imbacuccata nel velo. Tempo fa al loro posto erano presenti (ed inquadrati) uomini di colore, ma allora il problema (???) era l’immigrazione e l’accoglienza. A quanto mi risulta non si parla d’altro che di terrorismo. Spariti i morti nel mare, i problemi delle nostre periferie, gli sfrattati, i 5 milioni d’italiani poveri, la disoccupazione, la corruzione, il degrado delle nostre città, il taglio alla sanità, la legge elettorale e quella di stabilità, la riforma del senato e tanto altro. Tutto ottenebrato dalla questione (che a molti fa comodo) del terrorismo. Oppio al popolo! La mia condanna per le stragi siano esse parigine, tunisine o libanesi rimane ovvia, ma chiedere un po’ di equità no? Il risultato di tutto questo è che si sta instaurando, anche per colpa loro, una paura immotivata per chi non è né veste come noi (almeno a sentire le interviste fatte dai giornalisti). Credete che se fossi un terrorista e volessi fare un attentato andrei in giro con il burqa o con il cartello che spieghi chi e cosa sono? Ma siamo seri! Mi travestirei allora da occidentale magari con tailleur o giacca e cravatta, ovviamente. Detto questo mi viene voglia di mascherarmi e vedere poi l’effetto che fa… (come in una nota canzone). Nel cassetto ho ancora un cappello da talebano afghano (il pashtun, vedi foto) e una galabia presa in Egitto un po’ di anni fa e credo che in una scatola ci sia pure un bel barbone finto, retaggio di un passato carnevale. Sono convinto che così agghindato, quando e se dovrò fare una coda, avrei senz’altro il vuoto intorno a me… Un consiglio, buttate la tv nel cesso e usate il cell (o lo smartphone) solo lo stretto necessario.

giovedì 19 novembre 2015

Ragioniamoci su un po'

Un fastidioso disturbo allo stomaco mi ha alettato alcuni giorni e l’unica cosa che potevo fare oltre a tenermi la borsa dell’acqua calda proprio lì fu di ascoltare musica o leggere. Grazie ad un’amica che ha un’edicola mi sono fatto portare svariati quotidiani così per farmi un’idea di quello che succedeva e soprattutto di quello che la gente (o i giornalisti) pensano sui tristi fatti recenti. Oltre ai due più diffusi quotidiani nazionali ho letto anche quelli di parte come il Fatto Quotidiano, Il Giornale, l’Unità e altri. La prima cosa evidente è che la stampa sui delittuosi fatti di Parigi ci ha inzuppato ben bene il pane (e chissà quelli televisivi poi…) coadiuvati dai soliti benpensanti e politici nostrali. La destra è per l’intervento armato contro l’Isis subito e senza ma né se evitando però di dire che nel caso dobbiamo essere pronti a piangere i nostri soldati che cadranno nell’impresa e quanto ci costerà (in tasse). La sinistra (o quello che ne rimane) è sul tipo di “armiamoci e partite” e sta lì a vedere cosa succederà. I pentastellati boh? L’opinione pubblica è preoccupata se non terrorizzata. Qui non capisco il perché se non sobillata artatamente dai media. Se volessi andare a Milano a vedere una partita di calcio non avrei certo paura dei terroristi (nel caso) per questi motivi. Su, diciamo, 60.000 spettatori, nello sciagurato caso si avrebbero si e no 100-200 morti (cioè una percentuale risibile). E poi in Italia, solo in serie A ci sono decine di altri stadi. Sarei molto più preoccupato nel prendere l’auto e recarmi là. In Italia (e nel Mondo penso uguale) ci sono assai molti più morti in incidenti stradali che in tutti gli attentati mondiali. Forse che la morte fra le lamiere è diversa? Eppure ogni giorno saliamo in macchina sperando che un imbecille ubriaco non prenda l’autostrada in senso contrario. Altra cosa. Sento beceri discorsi sull’aprire o no una moschea qui o là. A parte il fatto che la nostra Costituzione sancisce la libertà di culto personalmente non avrei problemi se la facessero davanti a casa mia. Basta certo che il muezzin non si metta a cantare le lodi di Allah 5 volte nelle 24 ore (specie di notte) e che tutto si svolga là al chiuso (così come accade nelle nostre chiese) ed educatamente. Ma per questo esiste certo una legge, basta farla rispettare (per tutti!). Tra l’altro se fossi un terrorista islamico non farei certo casini nei pressi della moschea. Il tutto penso sia nella nostra innata paura del diverso. Vorrei sapere che differenza c’è fra una donna musulmana che porta il velo e una nostra suora. Certo rimane il fatto che essa non sia stata costretta dai suoi famigliari ma ciò accadeva non tanti anni fa anche qui da noi (ricordate la Monaca di Monza?). Cerchiamo di non istigare il popolino tanto per far cassa. Così facendo, anche se, forse, inconsapevolmente, facciamo il gioco di quei bastardi terroristi. Io non cambio né cambierò di una virgola le mie abitudini.

sabato 31 ottobre 2015

Gli esagerati allarmismi



Questo mondo spesso si preoccupa del sassolino che con cadenza periodica qualche studioso butta nello stagno dell’idiozia globale invece di inquietarsi del macigno che ogni giorno incombe su di noi. Dopo i falsi ed esagerati allarmi per (vado a memoria) le cozze con i vibrioni, il pesce tossico, la mucca pazza, l’aviaria ora è la volta di denunciare la possibilità che le carni rosse e gli insaccati possano procurare il cancro. A quella notizia, conoscendo l’isteria popolare, in parte ne sono contento. Sì perché così una bistecca, il prosciutto e financo il culatello mi verrà a costare meno, almeno per un po’. Ma si può? Se anche fosse acclarata quella possibilità almeno qui in Italia, grazie anche alla nostra dieta usuale (fatta di pane, pasta, olio evo, ottime verdure, frutta) ne dovremo essere immuni. Altra cosa forse per quelle usanze in certi paesi (vedi USA) dove il consumo di carne è esagerato ed essa è spesso gonfiata con ormoni, ogm, antibiotici così come quello di strutto e altre schifezze. Infatti là l’obesità è una piaga sociale. Si spiega anche perché sempre là è nata l’idiota moda del veganesimo. Se anche da noi lasciassimo perdere i fast food dove sta il problema? Personalmente, nel mio piccolo, le mie galline razzolano libere in un pollaio più grande della mia camera da letto e nutrite naturalmente. I pochi conigli hanno gabbie più grosse di un San Bernardo e spesso si aggirano liberi per la stalla. Quanto alla carne di maiale e relativi insaccati, quando posso, con amici ce la procuriamo da allevamenti controllati e seri (e se si tratta di cinta senese gli animali vengono allevati allo stato brado). Alcune volte ce li siamo fatti pure da noi senza conservanti o altro. Le mucche poi sono quelle di montagna. In ogni caso il controllo qui in Italia è il più severo del mondo. La mia dieta (così come quella di milioni d’Italiani), specie in estate, è fatta principalmente di ortaggi (ma anche in inverno con zucche, cavoli, patate e legumi) integrata ogni tanto da un po’ di pesce (a volte pescato da me), formaggio e raramente da insaccati e carne. Come vado a dire anche col vino… occhio alla quantità. Meglio poco ma buono che tanto ma pessimo. E poi un po’ di tutto. La puzza al naso di certi vegetariani e della maggior parte dei vegani (chissà perché per lo più donne poi) non la capisco, si danno arie da saccenti e sembrano relegare noi onnivori a poveri idioti. Sono loro sicuri che la soja, il tofu e altre verzure non siano contaminate da ogm, pesticidi, inquinamento vario? Siamo seri e riprendiamoci le nostre tradizioni. Una mia nonna (di Parma) è venuta su a salame, prosciutto e Parmigiano ed è campata bene fino a 96 anni. A dispetto di tutti gli idioti ieri mi sono pappato (anche se poi non è che mi piacciano tanto ed era un po’ che non lo facevo) un hot dog e un hamburger … tiè!

domenica 11 ottobre 2015

Expo... mie valutazioni.





Grazie ad una “levataccia” sono riuscito in giorno feriale (sperando così di trovare meno ressa) ad andare con degli amici nei pressi di Milano a visitare questa “benedetta” Expo. Non ho potuto allegare foto a questo post perché mi dimenticai la fotocamera a casa e come più volte scrissi non possiedo né tablet né smartphone (anche perché non ci vedo nulla di smart in un telefono se non per chi lo produce e per le compagnie telefoniche che ci si ingrassano con il canone mensile). Come è stata? Ni…o se preferite so… Le cose positive sono state: l’architettura (meravigliosa quella di Palazzo Italia ma anche l’Albero della Vita e alcuni padiglioni), i nomi della nostra tradizione (cardo e decumano), la multietnicità, alcuni padiglioni interessanti (altri assai meno), molte curiosità e quei micro-assaggini (spesso inerenti cibo “strano”) che ogni tanto elargivano (dopo coda). Negativo: il prezzo d’entrata (troppo!), il costo del ristorante (esagerato! Io infatti per non farmi rapinare, da buon ligure, in pratica ho digiunato), la folla vociante e le code. In più una sensazione di luna park (o se preferite di parco divertimenti) piuttosto che di esposizione universale e poi troppa elettronica! A volte mi sembrava di essere in un gran centro commerciale quello cioè dove mettono televisori su televisori e tutti accesi. Posti questi che io cerco di evitare come la peste. Sarà forse che amo i silenzi e la vastità dell’alta montagna, il suono della risacca su uno scoglio in riva al mare, lo stormire delle fronde in un bosco ma anche la sacralità di un cattedrale gotica o romanica, il vento della storia in un sito archeologico, il rispettoso silenzio di una pinacoteca e il muto e ieratico interesse di un museo. Lì era tutto l’opposto. Comunque fino a sera l’abbiamo girata in lungo e in largo. Ci ritornerei? Probabilmente no. Ne consiglierei la visita? Probabilmente sì. Una domanda poi si impone. Cosa ne faranno in seguito di quelle cattedrali nel “deserto”? Valeva la pena spendere tutta quella montagna di soldi (tangenti comprese)? Vi ricordo che altre esposizioni universali hanno abbellito le rispettive città (penso a Parigi con la Torre Eiffel, a Torino con il parco e castello del Valentino e sì pure Roma per quella che doveva essere nel ’42 e che ci ha lasciato gli splendidi palazzi dell’EUR, tanto per fare degli esempi) ma per Milano cosa è rimasto o rimarrà? Un po’ di trucco rifatto, due navigli ripuliti e poi? Comunque per le foto confido nel buon Quaterpass che mi faccia rivivere questa esperienza. Ciao.

martedì 7 luglio 2015

A tavola con i soliti (le solite) cagacazzi...



La frase del titolo è stata estrapolata da una contenuta in un interessante libro di Chiara Lalli (All You Can Eat edito da Fandango) in cui l’autrice si domanda:  “Gli appartenenti alla specie umana che mangiano tutto e non rompono i coglioni si sono estinti come il dodo?“ (o i dinosauri aggiungo io). A questo premetto che io vivo in campagna e ho un bel orto da cui ricavo (specie in estate) circa l’85% della mia dieta (settimanale). Il pane lo faccio spesso da me utilizzando farine integrali (pan di un giorno e vin di un anno, dicevano). Le uova poi sono da galline allevate a terra che se fosse per me morirebbero di vecchiaia. Ci pensa un mio vicino che ha un’azienda agricolo-biologica (certificata) a porre rimedio, ogni tanto. Da lui poi prendo patate, legumi, coniglio (raramente), miele e olio e.v.o. Quanto alla frutta ho aranci, mandarini, limoni, melograni, peri, meli, susini, kiwi, fichi e uva (non faccio il vino e la uso solo da tavola). La carne, che consumo ogni tanto, o la compro insieme con amici da un allevatore che tiene sia i vitelloni (l’unica che acquisto) che i maiali di cinta senese allo stato brado in una montagna all’interno della Liguria al confine con la Toscana oppure da un macellaio di fiducia. Il pesce o in pescheria o se sono fortunato, vivendo a pochissimi chilometri dal mare, pescandolo. Orbene, invitai a pranzo domenica due vecchi amici con le rispettive nuove “fiamme” (che non conoscevo). Menù: antipasti: crostini di pane con zucchine a funghetto, acciughe crude (ma cotte nel limone per 24 ore), battuta di filetto di tonno; primo: risotto alle zucchine; secondo: orate (pescate la sera prima) al cartoccio con patate e come dolce, dato che fa caldo, una bella torta gelato (di pasticceria). Un ottimo Prosecco Cartizze sugli antipasti e primo e una eccellente Falanghina di Avellino sui pesci, niente sulla torta (il freddo anestetizza la bocca e quindi ogni vino perde). Una di queste invitate esordì subito dicendo che era vegetariana e astemia (poverina! Aggiunsi io!) ma che mangiava il pesce. Da bere fui costretto, dopo che mi chiese una Coca (io le dissi che non avevo certe porcherie americane) a preparargli un chinotto (fatto da me con sciroppo di Alberga, acqua minerale gassata e zucchero) e vederla bere quell’intruglio con il pesce fu una fitta al cuore. L’altra, tutta taccuta (non mi ricordo se con scarpe, tacco 12, in “vera plastica” o in pelle), minigonnata, impomatata, truccata, pettinata, palestrata, fasciata, abbronzata, smartphonata e aggiungo abbelinata; disse di essere vegana e con lo stesso fare supponente ed antipatico (come quello negl’anni ’70 quando affermavo di essere del PCI e avevo sempre qualcuno che ribatteva di essere lui di ultra, arci, iper estrema sinistra e che mi guardava quasi con compassione e superiorità, salvo ora essere un barone della medicina, un avvocato di grido o un direttore di banca). Dovetti (non per lei ma per rispetto al mio amico), sotto il sole, scendere nell’orto a prendere della roba ed inventarmi delle ricette. Per fortuna beveva vino e mangiò sia i crostini che il risotto (senza formaggio, mi raccomando… e uffa!) ma non la torta perché conteneva latte. Ma va a fan c….! Passi per chi è in casa sua (ognuno faccia lì come crede e io mi sono sempre adeguato) o allergico, ma se uno è intollerante, vegetariano, vegano (moda idiota dai paesi anglosassoni in cui là sì che ci sono dei problemi seri d’obesità e cibo di merda (vedi USA), oppure fritti e grassi animali a iosa (vedi Inghilterra); con fisime salutiste o erudiste, se per una volta questi mangiano normale cosa succede, vanno all’inferno? Debbono per forza spaccare i cosiddetti? Beata maleducazione! Va detto che poi simili corbellerie sono spessissimo proprie di persone agiate o benestanti, donne in carriera per lo più, che non sanno come complicarsi (e complicarci) la vita in altra maniera. Siffatti individui-e si perdono (dato che si vive una sola volta) queste prelibatezze (le mie preferite): formaggi come il Taleggio, il Gorgonzola, il Parmigiano Reggiano, il Raschera, il Caciocavallo, l’Asiago, il Puzone di Moena, il Pecorino Sardo e quello di Pienza, la Mozzarella di Bufala Campana, la Burrata, la Toma piemontese, la Fontina Valdostana, come salumi: il Culatello, il Salame Felino e quello Milano, il Prosciutto di Parma e di S. Daniele (ma anche quello spagnolo), la Mortadella di Bologna, il lardo di Colonnata e di Arnad, la Pancetta, la Coppa, le salsicce di Pignone (dalle mie parti), la Testa in cassetta, lo Speck, la Bresaola; come pesci: i crostacei, i frutti di mare (muscoli e vongole su tutti), l’Orata, la Mormora, il Dentice, il Pesce Spada, il Branzino, il Sarago, la Cernia, il San Pietro e le Acciughe; come carne: il Ragù Bolognese e quello Genovese, la bistecca fiorentina, la tagliata toscana, l’agnello sambucano, il porceddu sardo e la porchetta, il cinghiale, la lepre, il faggiano, il capretto, le rosticciane e le bracciole; inoltre la pizza Margherita, quella speck e mascarpone, la prosciutto e funghi e la capricciosa (più altre ovvio). Ultimo ma non ultimissimo il fantastico gelato tradizionale italiano. Ma si può? Finisco col ricordare che sia Himmler che Hitler erano vegani (e forse questo qualcosa vuol dire…).

sabato 30 maggio 2015

Andiamo a votare!


Come sapete domani in alcune Regioni italiane (tra cui la mia Liguria) si vota per l'elezione del Presidente e della Giunta Rgionale ed io con senso civico ed orgoglio mi recherò alle urne. Certo, come quasi tuti noi, sono disgustato da certa politica, ma questo non mi impedisce di fare il mio dovere. Anche perché l'alternativa è l'anarchia. Non spendere quei pochissimi minuti del nostro tempo per andare al seggio è da idioti irriconoscenti. Se qualcuno di quei cretini qualunquisti (che poi sono i primi a lamentarsi dell'andazzo italico)  mi dica, per favore, quale sia l'alternativa. Ogni stato, regione o provincia deve avere un governo e questo sia nel bene che nel male e non conosco modo migliore per darlo se non esprimere il mio voto. Aggiungere che poi "sono tutti uguali e nulla cambia" è una mera idiozia. Alcuni sono più uguali di altri e le diverse decisioni prese si riverbano certamente su di noi. In ultimo è una questione di riconoscenza e rispetto per i nostri padri (o nonni, se preferite) che più di 60 anni fa hanno lottato e sofferto anche per darci questa democratica possibilità.

venerdì 22 maggio 2015

Sugli Spumanti

Il Flute


Bicchiere per Franciacorta
Prima d’inoltrarmi a parlare del più prestigioso degli spumanti italiani: Franciacorta Docg, che per inciso è meglio mediamente del 98% degli Champagne francesi (e non lo dico per campanilismo ma per un dato di fatto, per ora gli sono superiori infatti solo pochissimi, penso al Cristal e via discorrendo e che comunque costano un patrimonio) e dove i produttori nostrani stanno facendo passi da gigante nell’affiancare queste eccellenze. Anche interessante è sia nel Trentino la docg Trento (tra l’altro la prima doc storica italiana di spumante, ve ne parlerò) e sia quelli dell’Oltrepo Pavese (idem). Vorrei qui inizialmente trattare però dello spumante in linea generale. La differenza da un vino frizzante è che qui l’anidride carbonica racchiusa nella bottiglia supera un bar (ma arriva a molto di più). Può essere prodotto o in autoclave (o metodo charmat) o con il metodo classico (così come fanno in Francia nello Champagne). Cioè con una rifermentazione naturale in bottiglia e aggiunta di liquore di tiraggio della spuma e liquore di spedizione (entrambi a base zuccherina, lieviti e derivati dai vini che concorrono al prodotto). A questo si aggiunge un naturale invecchiamento. L’ideatore del metodo classico fu un monaco tale Dom Perignon nel XIX sec ma va detto che trattati in merito sono stati fatti ben prima da italiani (a partire del XVI sec). Detti spumanti secchi vanno serviti o in appositi bicchieri o in flute ma mai in una coppa (detta da champagne). Quest’ultima è riservata solo ai vini spumanti e frizzanti dolci (tipo il Moscato d’Asti). La tradizione (errata oggi) della coppa deriva dal fatto che fino alla Grande Guerra  lo Champagne era un vino dolce, poi la carenza di zucchero a causa del conflitto ha fatto cambiare le preferenze. Quando degustiamo uno spumante per prima cosa dobbiamo ricordarci di non far mai saltare il tappo con il botto. Così facendo, infatti, troppa anidride carbonica fuoriesce in un colpo solo (è lei che da le bollicine e quel gusto particolare amarognolo e pizzicante) e il vino si sgasa, meglio accompagnare il tappo lentamente e prima avvolgerlo in un tovagliolo (questo anche per sicurezza). Nell’analisi organolettica dobbiamo tener conto pure del perlage (cioè delle bollicine di CO2) e quindi valutarne la loro grandezza (più sono minuscole e meglio è), la persistenza e il numero nel tempo. Ricordiamo infine che gli spumanti secchi vengono definiti in base al residuo zuccherino presente nel vino e perciò abbiamo: demi sec (quasi amabile) e quindi a scalare, via via con sempre meno residuo, queste diciture: sec, dry, extra dry, brut, extra brut (secchissimo).

martedì 17 marzo 2015

La carta dei vini (spesso assente)

Esempio di una decente Carta dei Vini

Prima di ricominciare a parlarvi di vini vorrei porre alla vostra attenzione un malvezzo tipico italiano che purtroppo riscontro in molti ristoranti (anche quelli che se la tirano,a volte): l’assenza della carta dei vini. Passi per quelle trattorie economiche, dove si mangia con pochi euro (tipo pranzi di lavoro) e dove arriva il cameriere e ti chiede se vuoi del vino e alla tua affermazione ti dice: bianco o rosso? Passi pure per gli agriturismi (dove per altro non è che normalmente ci siano vini ottimi, naturali forse sì ma buoni è un’altra cosa). Non accetto però la sua assenza nei ristoranti dove arriva il “solito” cameriere con la “solita” domanda e dove alcune bottiglie languiscono impolverate (figlie uniche di madre vedova) su una credenza o su uno scaffale. Che cosa le tengono a fare se poi danno (o suggeriscono) il cosiddetto vino della casa (più delle volte una porcheria o quasi). Senza contare che le bottiglie non vanno tenute dritte in piedi ma coricate (a circa 30 gradi) in modo che il liquido lambisca il tappo e i bianchi nella vetrina frigo adatta. Ma oltre al menù (per fortuna oggi obbligatorio) ci vuole tanto a dare anche la carta dei vini? Meglio sono le pizzerie (per esempio) dove, in fondo alla lista, capeggia l’elenco delle bevande. Sono andato spesso all’estero e anche in quei paesi dove la tradizione enologica langue (o non fa parte del loro bagaglio culturale) la carta dei vini è sempre presente o a parte o allegata la menù. In un ristorante che si rispetti un elenco dei vini (con ampia scelta) dovrebbe essere la norma e qui in Italia anche un esperto (meglio se ha fatto il corso da sommelier) che consigli quelli più adatti. Un ottimo piatto con un vino pessimo rovina tutto il piacere della buona tavola.

venerdì 16 gennaio 2015

Le solite frasi fatte

Durante le ultime festività natalizie, essendo stato ospite, non ho potuto esimermi dal vedere quello che passava nello scatolone sparacazzate (la tv). In particolare, ed era un po’ che non lo facevo, ho osservato (forse perché erano mesi che non li sentivo); meglio, ho ascoltato, quello che i politici di ogni schieramento (ma anche i giornalisti-e) andavano cianciando. Ho subito notato che tutti (o quasi) adoperano le stesse parole evidentemente non conoscendone altre o uniformandosi e appiattendosi su termini strausati. Mi fa quindi dire che ho scoperto una politica del dopodichè e del è del tutto evidente che. Fateci caso, sembrano tanti pappagalli… Non dico che è sbagliato dire dopodichè ma si può anche variare per esempio con (la butto là): fermo restando ciò, assodato questo, e inoltre, detto questo, oltre a ciò, per di più. Quanto alla locuzione è del tutto evidente che si può impiegare anche: è chiaro, è lapalissiano, è lampante, è palese, è indubitabile, è manifesto…che. Il fatto che moltissimi usino lo stesso “gergo” mi (e forse ci) fa dubitare della loro indipendenza intellettuale (sancita e obbligatoria per la Costituzione) e del loro banale modus pensandi. Amen!



domenica 11 gennaio 2015

La mia esperienza nipponica



Vi vorrei qui raccontare la mia impressione sulla cucina giapponese. Durante una delle passate festività fui invitato a pranzo da amici (di Milano) fissati per la cucina giapponese, in particolare quella che fu la cuoca non passa settimana che non vada in un ristorante del Sol Levante (se lo può permettere…) ed è stata anche (credo più volte) in Giappone tanto che è ritornata in Italia, l’ultima volta, con un mucchio di cibarie orientali. Devo essere sincero, qualche volta, qui e là, lo anche assaggiata ma mai un pranzo intero (se si esclude una volta a Londra, ma tanti anni fa) e a detta degl’altri commensali questo cucinato a regola d’arte. Come antipasti (seguo la dizione italiana, scusate…) quello che mi ha più impressionato (favorevolmente) furono delle sofficissime palline ripiene cotte e lievitate in una teglia con una dozzina di concavità (non ricordo il nome, riscusate…); molto meno buona (almeno per me, non per gli altri) fu una tazza di brodo con dentro (galleggianti) pezzetti di formaggio bianco (tofu?) al cui confronto il feta greco è una prelibatezza (io che amo i formaggi tradizionali!) e funghi tagliati sottili (quali? Boh?) più altre cose, io la ribattezzai subito brodazza e non riuscii a finirla (e sì che sono un’ottima forchetta che trangugia di tutto e non ha né allergie né intolleranze e degli anticorpi grossi come pantegane, forse retaggio di un’infanzia passata allo stato brado). Poi come secondi arrivò il sushi, cioè degli involtini fatte con le alghe e al cui interno c’era riso (di un tipo particolare) e pesce crudo, il tutto da pucciare in una salsa agro-dolce-piccante detta wasabi. Buoni i primi 3-4  ma poi mi vennero a noia. Fu quindi il turno del pesce crudo detto sashimi. Ad essere sincero fin da bambino quando si andava a pescare (ed erano altri tempi ed un altro mare) se si tiravano su dei pescetti li si mangiavano al momento così come (d’estate) i muscoli (in italiano cozze o mitili ) ed era “grasso che cola” se c’era un po’ di limone! Quindi per me niente di speciale né di particolarmente prelibato (preferivo quelli della mia infanzia). Chiusero il pranzo con la tempura cioè pesce e verdure fritte (in cosa? Olio di soia? Boh… non ho indagato) passabile ma a quella preferisco il “nostro” fritto in e.v.o. o di paranza o con le acciughe di Monterosso. Tutto il pasto fu innaffiato da birra giapponese (portata o comprata, non so) che sembrava tè sporco e che scompariva al confronto delle immensamente migliori birre belghe o tedesche (bevande che dopo il vino mi piacciono particolarmente).
Per fortuna, pur avendo finito quasi con la fame, mi sono rifatto la sera quando la mamma della cuoca (anziana ma validissima signora milanese) ha servito un prelibatissima cassoeula! Grazie, ma va a *!?#! il Giappone!
La cassoeula

domenica 21 dicembre 2014

Qualche utile consiglio...se volete...

Si avvicinano le festività e se volete ecco a voi qualche consiglio utile (spero) sui vini. I loro abbinamenti, per grandi linee seguono questi dettami: col pesce, carni bianche, prosciutto crudo e verdure ci va il bianco; con carni rosse, sughi tipo ragù, cotechini e zamponi, formaggi a pasta dura e stagionati abbinate vino rosso. Con il dolce assolutamente vino dolce (o abboccato, c’è chi preferisce i brut… de gustibus…), se questi sono a pasta soffice uno spumante se a pasta dura un passito e se con il cioccolato (prevalente nel gusto) nulla oppure un Madera (o un Marsala vergine). Prima servite vini con meno gradi e via via a salire, guardando la rispettiva gradazione alcolica (obbligatoria), a parità prima il bianco e poi il rosso; i vini da dessert hanno un discorso a parte, essendo dolci non seguono la regola sopra detta. Sfatiamo ora un mito: non è vero che bere prima un bianco e poi un rosso e quindi di nuovo un bianco (o viceversa) faccia male, lo stomaco non ha gli occhi! Piuttosto non siate beoni ma degustatori. Sì perché il vino lo si beve prima con gli occhi (il colore, la sua trasparenza, il perlage negli spumanti) poi col naso (imparate ad annusare, magari più volte prima, roteando preventivamente il bicchiere e infilandoci dentro il naso) del resto se esso è sopra la bocca un motivo ci sarà pure. Poi e con un piccolo sorso, il vino tenendolo nel palato qualche secondo prima di ingoiare. Importantissimi sono i bicchieri. Per il vino solo quelli a calice e di vetro (o cristallo) trasparente senza sfaccettature. Se avete quelli “belli”, antichi, colorati e ricamati lasciateli nella credenza o vetrina. Quello dell’acqua deve essere diverso, consiglio un “normale” francesino o un tumbler (qui può essere anche colorato, tanto l’acqua non ha colore) in modo che sia facilmente riconoscibile specie per chi (poverino!) è astemio. Sbagliato dire che quello grande a calice è per l’acqua e quello più piccolo per il vino. In realtà il primo sarebbe per i rossi e l’altro per i bianchi. Da quanto esposto sopra non impugnate mai il bicchiere per il calice ma solo o per il gambo o per la sua base. Infatti se contornate il bicchiere con la mano avrete due cose negative: la prima è che non potete ammirare il liquido con gli occhi, la seconda è che noi abbiamo mediamente una temperatura intorno ai 37° centigradi e il vino bianco va servito a 8°-10°, il rosè a 12°-14°, il rosso sui 18°-20° (temperatura ambiente) e i passiti intorno ai 16°-17°. Va da se che con la mano, riscaldando il bicchiere, alteriamo la temperatura d’esercizio della bevanda e poi non è neppure cosa elegante. A proposito di passiti: ce ne sono di due varietà: quelli ad appassimento naturale (nettamente i migliori) e quelli detti liquorosi (cioè con aggiunta di alcool ed altri estratti nel vino, di certo di molto meno pregio). Quanto ai frizzanti e spumanti la prima differenza sta nelle atmosfere all’interno della bottiglia (meno di 1 nei frizzanti), un’altra nel metodo in cui si ottiene la spuma: tradizionale (come i champagne francesi) ottimo per i vini impegnativi secchi (ce ne sono di eccellenti in Italia senza andare in Francia) oppure in autoclave come il Moscato Spumante d’Asti docg (da preferirsi per i vini dolci). Un ultimo avvertimento: secondo la legge italiana per chiamarsi vino deve essere una bevanda prodotta solo dalla fermentazione dell’uva ed avere non meno di 10 gradi alcolici. Infatti il Moscato d’Asti avendo solo 5°-6° non ha la dizione vino. Se ne producono comunque varietà con il “giusto” grado. Se volete servire un rosso importante stappatelo qualche ora prima per far ossigenare la bottiglia e se esso è una riserva “antica” anche 12 ore prima. Lo spumante dolce (un Moscato o un Brachetto per esempio) andrebbe servito in una coppa così detta da champagne (questo perché fino all’inizio del secolo scorso questo vino non era secco ma dolce), mentre gli spumanti secchi nei flute, quest’ultimi sono ottimi abbinati ai crostacei. E’ cosa da maleducati far saltare il tappo e far sentire il botto e inoltre rilasciando con ciò molta anidride carbonica tutta insieme alterereste pure lo spumante. Se proprio lo volete fare, aprite uno spumantaccio da pochi soldi mentre con quello buono, prima togliete la capsula, poi la gabbia ed infine, dopo aver avvolto il tappo in un tovagliolo, delicatamente questo. Il bravo sommelier fa sentire appena un sibilo e nulla più. Per gli altri vini il collo della bottiglia non va denudato completamente ma tagliata la capsula (ove non ci sia il filetto) con un coltellino a un cm sotto il tappo e fatto questo togliere quest’ultimo facendo attenzione a non bucarlo da parte a parte con il verme evitando così che pezzi di sughero cadano nel vino. I bicchieri vanno riempite per i 2/3 e mai lasciati completamente vuoti sarà poi cura dell’ospite riempirveli via via. Prima di servire un vino con tappo in sughero annusate quest’ultimo e se sa di tappo eliminate la bottiglia nonostante qualche vostro ospite dica che poi non è così male (non ci capisce nulla!). Personalmente aborro bere persino la birra al collo della bottiglia, moda che trovo francamente barbara. Detto questo… auguri e cin cin (…anche se non si dovrebbe fare secondo il Galateo).

martedì 16 dicembre 2014

Olimpiadi in Italia? No grazie...!

Ma dopo tutto quello che è successo in questi anni (o meglio decadi) continuiamo a volere le opere faraoniche? Vado a braccio e con la cattiva memoria che ho: Mondiali Italia ’90 (a parte il deludente terzo posto finale): stadi che subito divennero obsoleti e spesso fatiscenti cattedrali nel deserto, opere incompiute, stazioni senza binari, lievitazione esponenziale dei preventivi, solito mangia-mangia. Mose di Venezia: corruzione, opera con molti dubbi, intrallazzi vari, politici corrotti, lievitazioni dei prezzi e il solito mangia-mangia. Linea ferroviaria alta velocità Torino-Lione: preventivi lievitati assurdamente, fortissimi dubbi sulla sua utilità, grandissimi problemi ambientali e il solito mangia-mangia. Mondiali di Nuoto a Roma: opere mai finite, montagne di soldi buttate nel cesso, cattedrali nel deserto, corruzione, prezzi alle stelle e il solito mangia-mangia. G 8 alla Maddalena (poi non fatto) e dalle gigantesche intenzioni: solito giro di mazzette, politici corrotti, affaristi di basso livello e il solito mangia-mangia. Terremoto dell’Aquila: bustarelle a gogò, gentaglia un metro di pelo sullo stomaco, corruzione e dopo un mare di soldi spesi il centro storico è ancora deserto e molte famiglie vivono in posti assurdi. Expo Universale di Milano: corruzione, preventivi moltiplicati per 100, opere brutte ed assurde, denaro pubblico sciupato e indovinate… il solito mangia-mangia. Olimpiadi Invernali di Torino: fotocopia di quanto esposto sopra. E degli argini fatti di cartapesta e le conseguenti alluvioni ne vogliamo parlare? Ultimissimo poi lo scandalo affaristico mafioso della giunta capitolina capeggiata dal suo sindaco fascista Alè-magno (non è un errore…) dove dilaga di tutto e di più il malaffare italico. Prima di pensare ad Olimpiadi ed altre assurde amenità questo Paese si deve dotare degli anticorpi necessari affinché tutto lo schifo non si ripeta ancora. Cioè leggi veramente severe sulla corruzione e concussione, sul falso in bilancio, rendiconto pubblico delle società e cooperative, rifare la legge sugli appalti e subappalti, un bel colpo di ramazza a gran parte (per fortuna non tutta!) della classe politica e dirigenziale, meno burocrazia attraverso i cui meandri i furbetti la fanno da padrone, certezza della pena anche per i politici, i comis di stato e gli sporchi affaristi. Una mentalità europea e non bizantina. Succederà mai? Di sicuro prima o poi sì ma non certo in tempi recenti. Ma ci pensate, nella situazione attuale, se in aggiunta si moltiplicano anche le sedi olimpiche (come si vuole, oltre Roma, anche Milano, Firenze, Napoli, Palermo e Cagliari) col risultato che il povero Cantone (o chi per lui) si dovrà dividere per 6 o più cercando di tamponare le falle da una nave che fa acqua da tutte le parti, armato com’è solo di tappi di sughero. Senza poi considerare il fatto che sarà un vero affare per l’Italia o uno sperpero di denaro pubblico? Chiedetelo alla Grecia che ne paga ancora le conseguenze oppure al Brasile ed alla montagna di denaro buttato per il “suo” deludentissimo Mondiale (anche lì critiche su critiche) e quello che ancora butterà per le prossime Olimpiadi. Quante scuole, ospedali, case ed infrastrutture avrebbe potuto fare in alternativa? Smettiamola con questo ipocrita, falso ed anacronistico patriottismo ottocentesco!

giovedì 11 dicembre 2014

Sugli smartphone, Facebook e Twitter (almeno per me)

Ho finalmente trovato il mio nuovo telefonino. Quello vecchio dava segni di cedimento e mi dissero che sostituire la batteria sarebbe costato quanto comprarne uno nuovo. Non mi piace farmi condizionare né dalla moda né dalla pubblicità (del resto da un anno non ho più il televisore e non guardo più la tv) e così, nei negozi specializzati, mi informai un po’ al riguardo. Ecco che i (per forza) simpatici commessi-e giù ad elogiarmi i vari smartphone. Ad essi quasi allibiti gli dissi che non me ne facevo di nulla e che ne volevo uno che si limitasse a fare il telefono (chiama e rispondi), mandasse solo sms, fosse poco ingombrante, pochissimo dispendioso e che delle app, delle foto ed altre assurdità se le mettessero dove non batte il sole. Alla fine con “soli” 36€ ne presi uno che va benissimo e fa le funzioni che volevo (fra le quali da 4 anni sostituire quello fisso di casa, così una bolletta di meno, per internet uso invece una chiavetta che mi costa 14€ / mese e che ha 100 ore e un mare di giga) ad esso ho da tempo associata una tariffa a consumo che massimo (lo uso pochissimo e solo lo stretto necessario) mi costa 4-5€ mese. Con altri 7€ ho acquistato un lettore mp3 (minuscolo, grosso come un dado da brodo). Pertanto, andando in culo al mondo dei consumi, ho speso in tutto meno che acquistare un mediocre smartphone.
Già che ci sono voglio dire due cose anche su Facebook e su Twitter, i social network più usati. Sul primo non compaio né vorrò mai comparire anche perché mi-ci rompono i santissimi per la nostra riservatezza (per gli anglofili: privacy) e non capisco perché devo spiattellare i mie dati personali a tutto il web. L’altro lo trovo stupido. Infatti o sei Oscar Wilde e riesci a condensare in un cinguettio i tuoi pensieri o se no meglio desistere e utilizzare, così come adesso sto facendo, un blog dove più compiutamente posso esprimere le mie idee su quello che mi salta per il cervello. Per le altre necessità ci sono poi sempre gli sms, le e-mail e il pc.

martedì 25 novembre 2014

Note

Come i miei più attenti lettori avranno senz'altro visto ho avuto qualche problema nel postare il mio ultimo articolo (che la malattia che ha contaggiato l'amico Edulms si sia propagata al mio pc?). Spero di averli risolti, nel caso contrario la mia assenza dal web dovrebbe essere giustificata. 
A margine un piccolo commento sugli assenteisti elettori in Emilia Romagna: chi non va a votare ha comunque sempre torto. Detto questo non è che mi strappi i capelli per il nuovo PD renziano e al riguardo ho molte critiche ma penso che il mondo non possa fare a meno della politica (quella buona ovvio) perché altrimenti una dittatura è sempre dietro l'angolo...Del resto politica deriva dla greco polis = città e cioè riguarda il governo della cosa pubblica... è bene ricordarselo a meno di preferire il Far West...

venerdì 29 agosto 2014

Rimembranze...musicali


Ricordo il mio primo lp e quando entrai nel negozio dopo averlo visto in vetrina e titubante (ero molto giovane) ne chiesi una copia. In realtà era un doppio (povere le mie finanze di adolescente!) ma lo presi “a scatola chiusa”, era Ummagumma. Del resto avevo già sentito da amici i Pink Floyd negli album precedenti e mi erano piaciuti tantissimo. Da quel momento in poi passavo davanti alle vetrine di quei 3 (non erano di più!) negozi di dischi della città ed appena vedevo una copertina che mi ispirava ecco che entravo a sentire il disco (allora lo facevano fare) e nel caso l’acquistavo. Rammento i tuffi al cuore quando comparivano le nuove opere dei King Crimson o dei V.d.G.G. piuttosto che dei Genesis o dei Jefferson Airplane. Allora (ma anche oggi purtroppo!) la “mia” musica non passava mai per i media nazionali e c’era solo una o due pubblicazioni (molto di parte) che potevano aiutarti nella scelta. Tanti artisti li ho poi scoperti in un secondo tempo e tantissimi in tempi relativamente recenti. Rievoco quando da ragazzo mi prese la “fissa” del krautrock e passai anni ad ascoltare solo Tangerine Dream, Klaus Schulze, Popol Vuh e via enumerando. Rimembro ancora vivamente l’odore del cellophane che copriva l’album e che io stavo attento a tagliare giusto da un lato per far uscire il disco e così la copertina si sarebbe conservata più a lungo. Nonostante ciò, quando essi erano a libretto, con dispiacere, ero costretto a toglierlo, ma ero compensato dal fatto di poter ammirare per intero l’album (tipo lo stupendo disegno di In The Court) e poi all’interno c’erano, il più delle volte, i nomi degli artisti impegnati e che io mandavo a memoria e poi facevo a gara con gli amici a ricordarli. Era veramente un piacere tenerlo e rigirarsi quel cartoncino in mano. Mi sovviene poi il profumo (ebbene sì!) del vinile e con quanta cura lo maneggiavo neanche fosse un antico vaso etrusco e con le dovute (a volta anche eccessive) attenzioni lo ponevo sul piatto e delicatissimamente appoggiavo la puntina. Mi viene in mente il suo suono pieno e vitale (altra cosa dal freddo cd moderno) e mi dava un brivido anche il fruscio, fra un brano e l’altro, della puntina e gli inevitabili tok della polvere e dell’energia elettrostatica. Rievoco il ricordo di come mi incazzavo quando “delinquenti” di amici a cui avevo imprestato un lp me lo ridavano, nonostante le mie raccomandazioni, come se ci avessero mangiato su una pizza. Infine provo ancora piacere nel rammentare quando orgogliosamente andavo in giro nelle vie del passeggio con dischi rari (o rarissimi) sotto braccio che fortunosamente, il più delle volte, mi ero procurato e così attiravo le occhiate d’invidia di altri estimatori (invero non tantissimi) neanche avessi avuto con me Laura Antonelli. Ah bei tempi!

lunedì 4 agosto 2014

4 Agosto 2014 89° Palio del Golfo

Palio La partenza

Ieri si è svolto l'ottantanovesimo Palio Del Golfo della Spezia fra le 13 borgate marinare che lo compongono con la meritata (e secondo previsioni) vittoria di Le Grazie. Erano decenni che non vincevano e ieri sono stati bravi dato che non ci fu storia con i rivali. Onore al merito anche se purtroppo (ma lo sapevo) i miei non hanno trionfato. La gara consiste in una tenzone fra barche (omologate) con sedile fisso. Durante l'ultima Guerra Mondiale il Palio non fu disputato. Per chi non lo sa prima del Palio senior si corre anche un Palio per equipaggi femminili e uno per equipaggi junior, entrambi su percorsi ridotti mentre quello principale è sulla distanza di 2000 metri con 3 virate alle boe. Il tutto nacque quasi un secolo fa come gioco di rivalità fra alcune imbarcazioni (gozzi) per chi arrivava prima ad una nave che era alla fonda. C'è chi sostiene invece che già prima nel XIX sec vi fosse una gara fra muscolai (allevatori di cozze) per chi arrivasse prima alla banchina spezzina con la barca e quindi accapparrarsi il posto migliore per il mercato. Il venerdì sera antecedente il Palio si svolge per le 2 principali via cittadine (c.rso Cavour e v. Chiodo) fino al Comune, una sfilata in costume, al termine della quale viene lanciata la sfida (ovverosia il trofeo del Palio) fra il vincitore dell'anno pracedente e le borgate pretendenti. Anche quest'anno c'è stata grande affluenza di pubblico sia per la sfilata del venerdì sia per il Palio vero e proprio. Per ultimo ricordo che, secondo tradizione, esso si svolge sempre la prima domenica di Agosto.

L'armo vincente

giovedì 24 luglio 2014

Ancora sulla TV (e i decerebrati suoi giornalisti)

Andando avanti con il tempo sono sempre più convinto che feci bene a fare a meno del televisore e relativa tv. Purtroppo questo non vuol dire che ogni tanto (specie se faccio visita ad amici o entro nel bar) non debba “pupparmi” qualche programma idiota, in special modo i telegiornali condotti dai soliti raccomandati, figli di papà, ignoranti e supponenti giornalisti tv. Così mi è capitato di sentire, in occasione dell’evento mediatico (sic!) sulla Costa Concordia, un’ennesima microcefala giornalista (mi pare che fosse su La 7, comunque poco importa) “farsi bella” usando (a sproposito e a pappagallo) altri stupidi ed inutili inglesismi: Control Room (al posto dell’italianissimo termine di Sala Controllo oppure trattandosi bene o male di un naviglio: Cabina di Controllo) e Rumors (invece che pettegolezzi, voci, chiacchiere ecc.). Ora mi domando e dico, forse con control room il relitto arrugginito e malandato della meganave si trasforma magicamente in una nuova superportaerei o in un’astronave? Quella emerita cretina credeva forse che così dicendo il tutto potesse sembrare più professionale? Mah…? E quanto ai rumors, dire questo al posto di vocaboli italiani, fa sembrare più veritieri gli inutili e sciocchi chiacchiericci al riguardo, spesso detti tanto per dare aria ai denti? Si potrà mai avere un servizio giornalistico serio e scevro da queste inutili scempiaggini? Sentire queste bestialità mi viene un certo prurito alle mani e la voglia, mentre l’idiota straparla, di essere lì dietro a darle un sonoro scappellotto, tanto per gradire...

martedì 11 febbraio 2014

Ma si può?




Premetto che sono alcuni anni che non possiedo più un televisore (forse sono fra i pochissimi italiani). Tutto iniziò quando il vecchio apparecchio si guastò ed io decisi di non acquistarne uno nuovo. All’inizio fu quasi un’astinenza da droghe, mi mancava! Ma poi dopo alcune settimane, piano piano, la sua assenza si fece sempre meno dura ed ora non me ne frega nulla! Cosa faccio in alternativa? Tante cose più in teressanti: sesso, sento la radio, ascolto musica, vedo un film (sul pc o al cinema), leggo oppure esco e vado al “mio” bar a giocare con amici a scopone o a tresette in compagnia di un buon gotto di vino. Lì ancora ogni tanto guardo la tv (programmi sportivi: qualche partita di calcio, che mi interessa sempre meno, la moto GP e Superbike) e per tenermi informato sugli avvenimenti ho l’abbonamento via internet a due quotidiani (L’Unità e Il Fatto Quotidiano e poi al bar leggo ad ufo quelli cartacei) e compro sempre un settimanale (L’Espresso). Qualche volta assisto (sempre al bar ma distrattamente) a qualche talk show oppure, se sono a casa di amici, a qualche demente programma televisivo. Fu il caso di questo abberrante Boss in incognito trasmesso da Rai 2 il lunedì sera. Ero infatti da amici e dato che l’anziana di famiglia aveva acceso la tv, ho visto quell’obbrobrio (e ciò mi è successo per due lunedì di fila...sic!). Il programma vede un boss (straricco imprenditore) che novello Ulisse sotto mentite spoglie e travestito, per qualche giorno va a lavorare presso una sua figliale dove è poco o per nulla conosciuto. Lì oltre che far guai (ma in fondo i soldi sono i suoi) stringe una pseudo amicizia con i suo compagni di lavoro (una volta si sarebbe detto operai proletari) che all’oscuro della macchinazione gli offrono tutta la loro umanità e si confidano con lui. Dopo alcuni giorni questi verranno convocati nella sede dell’azienda e lì incontreranno improvvisamente il loro capo. Il quale tolti i panni da proletario disoccupato veste i suoi e si presenta agl’ignari suoi dipendenti tutto leccato ed immagino profumato. Poi, con fare antipatico, prima li rimprovera e poi novello satrapo o se preferite sultano, gli elargisce bonariamente doni e prebende. La cosa più brutta dello spettacolo sono queti poveri malcapitati che prima, accortesi di aver lavorato con il loro boss, tremano come foglie aspettando il giudizio di costui neanche fosse S. Pietro davanti ai cancelli del Paradiso e fanno facce che neanche nella fantasia di un Fracchia o Fantozzi potevano assumere. Poi, dopo aver avuto i doni (va detto che l’impreditore non si era certo sprecato), si prostrano ulteriormente in ringraziamenti e baciamano. A condurre questa brutta farsa c’è un panzone barbuto dal sangue blu la cui unica fatica nella sua vita deve essere stata quella di alzare ogni giorno la forchetta.
Mai visto un programma più classista e fascista di questo!