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lunedì 25 luglio 2016

Amarone Della Valpolicella Docg


Di sicuro fra i grandi vini rossi italiani va annoverato l’Amarone Della Valpolicella docg (del Veneto) e per me è senz’altro fra i migliori. Si ricava da uve appassite (secondo un metodo codificato) in uvaggio con i seguenti vitigni a bacca nera: Corvina Veronese (circa dal 50 al 95%), Rondinella (mediamente dal 5 al 30%) con una resa per ettaro attestante oggi sulle 9 tonnellate. Ha un invecchiamento obbligatorio di almeno due anni dal 1° Gennaio successivo la vendemmia. Ha all’interno della docg due sottozone in alcuni suoi comuni che così si può fregiare anche del titolo di Classico o Valpatena. Con 4 anni di invecchiamento può vantare il titolo di Riserva.
Colore: Rosso granato con riflessi aranciati più accentuati nella Riserva. Ottima trasparenza.
Profumo: molto intenso e molto persistente, ampio, particolare, assai fine ed elegante con sentori di violetta matura, confetture a bacca rossa, nuance di arancia e cuoio, è presente anche il “groudon” (termine francese per indicare un profumo che ricorda il catrame) e il sentore di muschio. Questi ultimi due assai di più nella Riserva.
Gusto: secco, molto intenso e molto persistente, pieno ed avvolgente, elegante e corposo, caldo con tannini sviluppati bene ed armonici, retrogusto vellutato. Gradazione variabile dai 14 gradi fino ai 17. Da degustare con bicchieri a calice detti “balon”.
Il residuo zuccherino (bloccato in cantina) è sui 1,1 gr. x Litro Se molto più alto avrà il nome di Recioto ed un gusto ovviamente più abboccato (ne riparlerò).
Abbinamenti: Secondi piatti dal gusto intenso ed importante a base di carne o cacciagione come: spezzatini, brasati, stracotti, arrosti, formaggi stagionati. Personalmente l’ho anche apprezzato con l’anatra all’arancia. Una famosa ricetta locale prevede il suo utilizzo con il riso: risotto all’Amarone. Ah una cosa… non fatevi trarre in inganno dal nome, di amaro non ha nulla sembrerebbe che esso derivi dalle prime sensazioni del mosto. Prosit…

venerdì 8 luglio 2016

Urbino patrimonio UNESCO


Urbino il Palazzo Ducale
Casa di Raffaello
Dipinto di Paolo Uccello
Piero Della Francesca: madonna di Senigallia
Piero Della Francesca
Raffaello dipinto di nobildonna

So che l’amico brasiliano Edulms, forse entro un anno, farà un viaggio lavoro in Italia (e questo per la prima volta, così mi scrisse…) e la sua meta sarà Camerino (nelle Marche) ma che anche sua intenzione visitare sia i dintorni che spingersi, ove sarà possibile, ad Assisi, Roma, Firenze, Pisa, Venezia (?) insomma le grandi città d’arte (non me ne vogliano gli amici di Napoli, Palermo, Siena, Perugia, Spoleto, Lucca, ma anche Milano, Bologna, Verona, Genova, Torino e molte molte altre tutte belle ed importanti). Su mio consiglio gli ho messo l’idea di visitare la relativamente vicina città (meglio cittadina) di Urbino (dal 1998 Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’UNESCO) che fa provincia con Pesaro (anche lei bella ma forse non come Urbino) fra le maggiori città importanti per il Rinascimento Italiano. Come spesso accade in Italia la sua storia prevede molte stratificazioni di popoli. Il suo nome deriva dal romano-marchigiano Urvinum Mataurense dove il primo none è dal latino urbs-urbis = città e il secondo dal vicino fiume Metauro. Oggi il centro storico è medioevale e oltre a molte chiese e suggestive vie e piazze svetta il Palazzo Ducale voluto da Federico da Montefeltro (uno dei massimi mecenati del Rinascimento) alla cui corte trovarono ospitalità nomi illustri. Esso è anche la sede, in alcune sue stanze, della Galleria Nazionale delle Marche che tra l’altro conserva importantissime opere di Piero della Francesca,  Paolo Uccello, Raffaello (nato a Urbino dove si può ancora visitare la sua casa natale), Tiziano. Importante è anche il vicino Duomo ricostruito dopo un terremoto in stile neoclassico (ed è una delle massime rappresentazoni di quella “moda” in Italia) dal noto architetto Valadier. Da visitare pure il Monastero di Santa Chiara in stile rinascimentale.
Visto che sarà nelle Marche gli vorrei ricordare alcuni vini (sia Docg che Doc che Igt) da assaggiare assolutamente e che un domani parlerò nella mia rubrica vini: Verdicchio dei Castelli di Jesi (sia riserva Docg che Doc) bianco e forse il suo prodotto più noto, Cònero di Ancona (un ottimo rosso Docg), Vernaccia di Serrapatrona (l’unica vernaccia rossa ed è una Docg, ottimo anche come spumante) sia secca che dolce e prodotta vicino a Camerino, Bianchello del Metauro (Doc della zona di Urbino), Colli Pesaresi (Doc sia bianco che rosso), Pecorino (che è un vino bianco Igt). Ovviamente non mancano neppure i cibi prelibati a cominciare dalle Igp e Dop: Il Ciauscolo (un salume Igp), il Prosciutto di Carpegna Dop, la Casciotta di Urbino Dop (formaggio fatto con latte di pecora), il Formaggio di Fossa di Sogliano (misto ovino e vaccino) Dop, l’olio e.v.o. di Cartoceto Dop, la Lenticchia di Castelluccio Igp. Poi ci sono i piatti della tradizione marchigiana sia di terra che di mare da scoprire via via in suggestivi ristorantini e che è un mix (ma originale!) fra quella toscana e quella romagnola di mare. Inoltre, come sempre accade in Italia, quasi ogni città, cittadina e paese ha il suo particolare artigianato locale unico al mondo da scoprire con interese e curiosità. In generale svettano le fabbriche di scarpe e la lavorazione del cuoio (questo a Tolentino), poi il tombolo con la lavorazione del merletto (a Offida) e un po’ in tutte le Marche la lavorazione della paglia (cappelli e borse da donna) e come strumenti musicali la fisarmonica.

sabato 21 maggio 2016

Lago di Caldaro (Alto Adige) DOC

Il lago di Caldaro


Nell’Alto Adige (come già scrissi) il mondo del vino è ampio e all’interno della Doc molti sono i vitigni impiegati e di conseguenza molti sono i risultanti prodotti. Siccome però vorrei passare ad altra regione italiana e tanto per chiudere il discorso relativo, oggi vorrei accennarvi ad un vino rosso che quando posso me lo “sbevazzo” con piacere: il Lago di Caldaro (Kalterersee) Doc. Esso viene prodotto sia nell’Alto Adige che anche nel Trentino (per esempio a Mezzocorona, S.Michele all’Adige e a Lavis) ma ha la sua origine e centro lungo le rive del Lago di Caldaro (a pochi km a sud di Bolzano). Le uve utilizzate per questo rosso fermo sono: Schiava Grossa, Schiava Gentile e  Schiava Grigia e ha un invecchiamento di circa un anno. Si presenta di un bel color rosso rubino vivace che con un moderato invecchiamento tende al granato (attenzione! non si presta ad essere invecchiato a lungo). Al naso è vinoso, fruttato (bacche rosse) gradevole con una certa eleganza e finezza. In bocca risulta morbido, armonico, piacevolmente tannico e con retrogusto leggermente mandorlato. Sia al profumo che la sapore è intenso e abbastanza persistente. Si abbina bene con secondi di carne suina ed in particolare carni di maiale alla griglia. i canederli (piatto tipico Altoatesino) e lo speck. Stufati di carne di maiale affumicata con crauti e/o patate. Primi piatti con sughi a base di carne, arrosti di carni bianche; si può abbinare pure a piatti di pesce, specialmente pesce affumicato servito freddo, in particolare la trota affumicata. Vi sono queste tipologie: Lago di Caldaro (o Caldaro Classico Superiore), Lago di Caldaro (o Caldaro Scelto Classico), Lago di Caldaro (o Caldaro Scelto Superiore).  Ha una gradazione, a seconda delle sue tipologie, che va dai 10,5 ai 12,5 gradi alcolici (nel Classico Superiore e nello Scelto Superiore). La temperatura di esercizio si aggira sui 18 gradi.

venerdì 6 maggio 2016

Il Traminer Aromatico dell'Alto Adige



Dopo alcuni mesi di mio silenzio riprendo con questo post a parlarvi dei vini del Belpaese. Ci eravamo “lasciati” nel Trentino e così trovo giusto ripartire da quella regione ma passando all’Alto Adige (o Süd Tirol se preferite). In linea generale i principali vini bianchi presenti nel Trentino li potete ritrovare anche lì (parlo, per esempio, del Müller Thurgau o dello Chardonnay) con una differenza organolettica lieve e data soprattutto dalla peculiarità logica propria di ogni produttore. Vorrei quindi soffermarmi su un bianco particolare l’ Alto Adige Traminer Aromatico Doc (detto anche Gewürztraminer) che si fregia di tale particolarità fin dal 1975 e che storicamente nasce nel piccolo paesino di Termeno sulla Strada del Vino, a pochi km da Bolzano già nel 1000 d.C. La sua produzione è consentita in tutta la provincia autonoma di Bolzano (Bozen se preferite…). Vediamo le sue carattristiche organolettiche: colore: dal giallo paglierino (più o meno carico) al giallo ottonato, buona trasparenza e lucentezza; odore: molto intenso e molto persistente, assai elegante e fine, si riconoscono spesso note di rose, lavanda il tutto mixato e a un intenso aroma; gusto: speziato, particolare e assai intenso e persistente, pieno e asciutto con una giusta acidità, gradevole. Ampio sia la naso che al palato con un retroguto aromatico ed elegante. Il suo abbinamento è con crostacei (tipo astice e aragosta) alla griglia o bolliti, gamberi crudi, con lo speck tirolese e sue preparazioni, formaggi dal sapore deciso. Pesonalmente, dato il suo particolare gusto e aroma speziato, l’ho provato ottimamente insieme a cucine orientali (la Thai e la Giapponese) oppure da meditazione pur non avendo un elevato tasso alcolico (siamo sui 12-12,5 gradi). Si produce anche nella valle dell’Isarco (sempre sotto Bolzano) e così porta il nome di Traminer Aromatico Isarco Doc (qui siamo sui 11-12 gradi) ha colore giallo chiaro con riflessi verdolini, meno aromatico ed intenso dell’altro è comunque fine ed elegante con i medesimi sentori (meno marcati però); in bocca è intenso e persistente, fresco e vellutato, asciutto con un gradevole retrogusto aromatico, fine. Si accompagna a gamberi, aragoste, patè di fegato d’oca, formaggi piccanti e preparazioni (sia primi che secondi) gratinate. Entrambi vanno serviti intorno agli 8 gradi e in bicchieri con lo stelo di vetro (o cristallo) bianchi lisci e dalla forma di tulipano.

giovedì 3 dicembre 2015

Chardonnay Trentino Doc

Chardonnay
Tendenzialmente non amo molto i cosiddetti vitigni internazionali (e vini da loro derivati) perché li trovo spesso troppo “globalizzati” in quello che io chiamo la cabernetizzazione enologica mondiale. Così se posso evito i vari Cabernet (appunto!), i Sauvignon, i Merlot, i Pinot e gli Chardonnay. Però qualche eccezione qui e là la devo e voglio fare. Una è questa: Chardonnay Trentino Doc di certo fra i miei vini bianchi preferiti anche per il vario uso in accompagnamento che ne posso fare. Esso ha anche una versione Riserva (che personalmente non trovo poi così speciale) e una Vendemmia Tardiva di cui sotto vi parlerò. Torniamo al bianco fermo secco (qualche produttore ne fa anche uno spumante) esso si presenta di un bel color giallo paglierino vivo, profumi intensi ed ampi, eleganti e delicati con sentori floreali, erbacei e fruttati. Ha sapore intenso e persistente, secco, gradevole con un vago retrogusto di legno, armonico. Si sposa ad antipasti di mare e di verdure, primi piatti in bianco e minestroni, secondi di pesce sia di fiume che di mare, torte di verdura (ottimo l’abbinamento con la ligure Torta Pasqualina a base di bietole e uova sode). Nelle versione “Vendemmia Tardiva” (doc come la Riserva) causa super maturamento delle uve, il tasso zuccherino è più elevato e grazie a tecniche di cantina si ha un vino dal colore giallo dorato, con profumi ampi ed eleganti e gradevoli (acacia, miele, pera), sapore pieno, intenso e persistente, fine e armonico, può essere o amabile o dolce. Ottimo per crostate alla frutta (non rossa) e pasticcini o da fine pasto.

mercoledì 25 novembre 2015

Il Lagrein Doc Trentino

Pergola di Lagrein
Riprendiamo il discorso sui vini della Doc Trentino consigliandovi l’assaggio di uno dei migliori rosè fermi italiani: il Lagrein Kretzer Doc ove Kretzer sta per rosato (mentre rosso si dice Dunkel). Esso deriva da un uvaggio di uva nera il Lagrein vinificata in rosè con aggiunta eventuale anche di Schiava Grigia o Grossa o Teroldego il tutto per un massimo del 30% ma normalmente con un minimo di 95% di Lagrein. L’uva viene coltivata su terreni ad un’altezza inferiore ai 400 m specie sulle colline della Piana Rotaliana. Il vino ha un bel colore rosè tendente al rubino. Ha profumi eleganti, freschi, delicati con sentori floreali e fruttati. In bocca ha buona struttura è fragrante, sapido con una buona acidità e ciò non comporta affatto la mancanza di morbidezza, anzi. Va bevuto giovane e si accompagna a aperitivi, salumi non stagionati, antipasti, pesce in guazzetto. Il Lagrein Dunkel Doc proveniente dalla medesima uva (siamo al 100%) è invece un rosso ben strutturato, robusto, generoso, caldo e dal gusto pieno che si presta anche all’invecchiamento. Notevoli i sentori di frutta. Ha un bel colore rubino carico. Il suo sposalizio è con importanti secondi di carne o primi dal sapore pieno ed intenso. Tempo fa lo assaggiai in un ristorante trentino accompagnato a una bistecca di cervo, mousse di ribes e confettura di mirtilli, ottimo. Entrambi i vini vengono prodotti pure nella Doc Alto Adige.

giovedì 12 novembre 2015

Moscato Giallo e Rosa Doc Trentino

Uva Moscato Giallo
Uva Moscato Nera


Altri due interessanti vini, prodotti in purezza all’interno della Doc Trentino, sono due tipologie interessanti di uva Moscato: Moscato Giallo Doc e Moscato Rosa Doc. Ambedue assai differenti dal più noto Moscato Spumante Docg prodotto nell’Astigiano (Piemonte). Questi due sono vini fermi ed entrambi si possono trovare anche nelle versioni liquoroso (cioè con un aggiunta di estratto alcolico, sempre dal suo vino, che ne eleva il tasso alcolico) e da me non molto apprezzato e da vendemmia tardiva (da me preferito e che ne eleva sempre il tasso alcolico ma in maniera naturale grazie ad un maggior sviluppo di zuccheri, che poi si trasformeranno in alcol, là dove è naturale che sia: sulla pianta). Il primo ha un colore giallo intenso (più deciso nella vendemmia tardiva) e di una certa brillantezza; profumi ampi e generosi con sentori tipici del vitigno e anche di pera e fiori di campo; sapore dolce ed equilibrato, leggermente vanigliato nella vendemmia tardiva. Va bene con pasticceria e torte di frutta o stuzzichini sempre a base di frutta. La temperatura d’esercizio è sui 12°. Il secondo (vinificato in rosè da uve Moscato a bacca nera, una peculiarità della zona) ha un bel colore rosa carico (più deciso nella vendemmia tardiva); profumi ampi, eleganti, intensi con sentori di rosa e frutti di bosco, confetture nella vendemmia tardiva; ha sapore dolce e rotondo e deciso; si abbina splendidamente a formaggi erborinati, dolci a pasta secca e anche come vino da meditazione (cioè lontano dai pasti). La sua temperatura d’esercizio è sui 18°.

martedì 27 ottobre 2015

Il Müller Thurgau Doc Trentino



Come già vi scrissi, il Trentino va giustamente famoso, nell’ambito vitivinicolo, soprattutto per i suoi vini bianchi. In quella regione parecchie sono le Doc inerenti dato che numerosi sono i vitigni impegnati. Fra quelli che amo di più vorrei parlarvi oggi del Müller Thurgau. Detto vitigno, diffuso in tutto il Nord Italia con splendidi risultati pure nella Val D’Isarco e Alto Adige (ve ne parlerò), Friuli e Veneto, ma anche oltre le Alpi e in tutto il mondo ove si può e se ne ha voglia di coltivare la vite. La sua origine non è italiana ma tedesca ad opera di un enologo-frate svizzero che operava colà tale Hermann Müller (da cui il nome) che assemblò un clone ricavandolo da un innesto fra Riesling Renano e Sylvaner (alcuni sostengono che fosse un altro vitigno). Poco importa dato che la vite, ricordiamolo, fu importata in quei posti dai Romani. Quello che interessa noi è l’esame organolettico e come, nel caso, abbinarlo. Il Müller Thurgau Trentino Doc presenta un bel colore giallo paglierino con riflessi verdolini e ha, intrinseca, un certa brillantezza. Ha profumi intensi e persistenti, delicati, caratteristici con note erbacee e di fiori bianchi, talvolta fruttato (mela golden), assai elegante e fine. In bocca ha una giusta acidità, persistenza e intensità, quindi risulta asciutto, fresco e con retrogusto fruttato e leggermente amarognolo. Ottimo come vino da tutto pasto, sui piatti (anche secondi) di pesce di mare, minestroni di verdure, torte di verdure. Se ne produce una versione spumante (non Doc) e anche una ricavata da vendemmia tardiva (questa sì Doc) che presenta un colore giallo dorato, profumi più intensi con note di frutti maturi e aromi di fiori passiti, elegante. In bocca è pieno, morbido, armonico e a seconda dei produttori dolce o amabile. Va ovviamente abbinato a dessert tipo torta di mele (magari quelle del Trentino – Val Di Non).

lunedì 5 ottobre 2015

Marzemino Doc (Trentino)

Pergola Trentina di Marzemino

Altro interessante vino Doc del Trentino (che consiglio all’amico Quaterpass) è il Marzemino, autoctono di quella regione e in particolare della Vallagarina che è quella porzione della Val D’Adige che si estende dal confine Sud della provincia autonoma di Trento sino al confine Sud di quella città. Il suo centro è Isea. Viene allevato con il metodo della Pergola Trentina (vedi foto). Le uve vengono tenute in fermentazione (tolto il raspo) per circa una settimana e poi invecchiato quasi un anno. Ne esiste anche una versione Riserva con ovviamente caratteristiche organolettiche più accentuate. E’ un vino rosso dal bel colore rubino scuro con riflessi violacei. Ha profumi intensi e persistenti e vi si riconoscono note fruttate (frutti bosco tipo il ribes, la fragola e poi la ciliegia), floreali (viola mammola), leggermente speziate ed aromatiche. Elegante. In bocca è solitamente secco, pieno, intenso e persistente, fine, giustamente tannico, con retrogusto leggermente amarognolo e fruttato, in ultima analisi armonico e vellutato. Come abbinamento si presta ad essere accompagnato a carni bianche e per la sua “gentilezza” a secondi non troppo speziati ma saporiti. A me piace con il capretto o l’agnello ma pure con il coniglio. Ottimo con i formaggi trentini e preparazioni con i funghi. Interessante il suo abbinamento con il baccalà in umido o la trota con salse alle verdure. Non si presta ad un lungo invecchiamento.

giovedì 1 ottobre 2015

Teroldego Rotaliano Doc


La Piana Rotaliana
Un filare a pergola trentina a Mezzolombardo
Uva Teroldego

L’amico Chris (alias Quaterpass, alias Mario) mi scrisse di essere stato a visitare ed aver acquistato birre presso la Birreria Del Bosco (artigianale) in quel di San Michele All’Adige (Trentino) e forse questo anche grazie al mio post al riguardo. So che spesso si trova da quelle bande e mi permetto di consigliarli pure un buon vino rosso prodotto da quelle parti: il Teroldego Rotaliano Doc. derivato da uve omonime in purezza. Sebbene sia il Trentino come l’Alto Adige è terra da grandi bianchi, si possono trovare anche interessanti rossi. Questo in particolare viene prodotto nella Piana Rotaliana (e relative prime propaggini montuose) nei comuni di S. Michele, Mezzolombardo e Mezzacorona che di certo l’amico attraversa per recarsi in Val Di Non. Lì le cantine aperte non mancano… Il nome Teroldego sembrerebbe derivare dal tedesco: Tiroler Gold ovvero oro del Tirolo. Comunque sia è un bel vino dal colore rosso rubino che si carica con gli anni e l’invecchiamento, più in là assume un colorito “mattone”. Se ne produce anche una Riserva (con 24 mesi d’invecchiamento) e un tipo detto Superiore (con almeno 12,5 gradi minimi), questi due sono quelli che preferisco. Ha profumi tipici (e più accentuati nella Riserva e in quello Superiore), ampio, intenso e persistente, fruttato di frutti rossi. In bocca è asciutto, giustamente tannico, con retrogusto leggermente amarognolo, di un certo corpo. Nella versione normale è vino da tutto pasto mentre per la Riserva e per quello Superiore è da secondi di carne tipici della regione (penso al capriolo in salmì con polenta), affettati di cacciagione e per accompagnare un primo tipico come il risotto al Teroldego. Si produce dalle stesse uve anche un Rosè (detto in tedesco Kretzer)  che è di un rosa tendente al granato. Meno intenso e profumato del rosso ma più “gentile” e con gradazione inferiore, è l’ideale con formaggi di malga e lo speck.

mercoledì 23 settembre 2015

Trento Doc Spumante Classico

Provincia di Trento, zone vitivinicole
Filari lungo la Val D'Adige
Già che in queste settimane vi sto parlando nella mia rubrica luoghi interessanti del Trentino ho deciso di riprendere in mano il discorso dei vini iniziando proprio da quella regione che, a dispetto di quello che uno può andar pensando, è una delle regioni vitivinicole più importanti d’Italia, specie per i bianchi.
Vi avevo lasciati parlando di “bollicine” e quindi mi sembra giusto riprendere a parlarvi di spumanti: Trento Spumante Doc metodo classico. Oltre all’Oltrepò Pavese e alla Franciacorta i migliori spumanti li possiamo rinvenire qui in provincia di Trento. Ottenuti dai “soliti” vitigni: Pinot Bianco, Chardonnay e Pinot Nero (vinificato in bianco) o in uvaggio fra di loro o singolarmente. I nomi dei maggiori produttori sono notissimi nell’ambiente a cominciare da quello che ha lo stesso cognome di quella supercar italiana che corre anche in Formula 1.  Il capostipite di quella famiglia fu negl’anni ’60 il primo a capire le potenzialità che poteva avere il territorio, potenzialità microclimatiche e di terreno paragonabili alla nota regione francese della Marna e dello Champagne. Il metodo classico, ve lo ricordo, prevede la rifermentazione in bottiglia sui lieviti. Le uve vengono coltivate a un’altezza variabile dai 200 ai 700 m slm. Questa doc è la prima  Doc italiana riguardo spumanti metodo classico (fu istituita nel 1993) e la seconda al mondo dopo lo Champagne. Rispetto alle altre zone italiane sta il fatto che attualmente la produzione di spumante avviene principalmente utilizzando lo Chardonnay in purezza. Comunque sia il demisec che il brut (sono le due tipologie prodotte) deve rimanere 15 mesi in maturazione sui lieviti mentre la Riserva 36 mesi (minimo). Il vino ha un bel colore giallo paglierino e un perlage persistente e fino. Al naso si avvertono profumi di mela (la golden), di biscotto, mandorle, cedro e nella riserva anche di pane appena cotto. Vagamente floreale E’ molto intenso e persistente. In bocca non delude affatto è fresco, avvolgente, morbido. Molto intenso e persistente. Si produce anche un Rosè (da Pinot Nero) elegante e raffinato ha profumi di frutti rossi tipici del Pinot e in bocca, come retrogusto, ci propone sensazioni di lampone, violetta e fragole di bosco. Gli abbinamenti sono, per il bianco, come aperitivo, da tutto pasto (se si ama pasteggiare a bollicine), da crostacei e da party. Il Rosè va bene con le ostriche o se amate il secco, con dolci (non troppo) a base di marmellate di lamponi o fragole.

domenica 26 luglio 2015

Sempre Valtellina Superiore Docg

Valtellina Panorama
Un suggestivo "angolo"
Oggi finisco di parlarvi dei vini (ottimi!) della Docg Valtellina Superiore. Vi ricordo che anche in quel comprensorio c’è un’interessante strada del vino e la possibilità di visitare le cantine. L’ospitalità è buona anche se all’inizio il carattere un po’ burbero (ma bonario) dei valligiani potrebbe trarre in inganno e di certo è diverso da quello che potete trovare in Toscana o nell’Oltrepò Pavese; forse più simile a quello della mia regione: la Liguria (dove in fatto di essere scorbutici non siamo certo inferiori a nessuno ma anche a generosità, una volta rotto il ghiaccio).
Valtellina Superiore prodotto sempre dal “solito” Chiavennasca con quantità almeno superiori al 90%. La differenza dai cru (Sassella, Valgella, per esempio) è che comprende tutta la valle ove è ammessa la coltivazione della vite. Ha, di conseguenza, una minore specificità ma questo non ne inficia certo il suo valore. Anche qui esiste una Riserva con un anno in più d’invecchiamento. Il colore è sempre rosso rubino tendente al granato. Profumi ampi ed interessanti e in bocca è asciutto, giustamente tannico e armonico. L’accompagnamento è con i piatti tipici della zona, formaggi stagionati a pasta dura (rammento, anche grazie all’amico Chris, il casera e il bitto), brasati e bolliti.
Inferno il cui nome deriva (così almeno me l’hanno raccontato) dal fatto che l’uva viene coltivata in posti (e in una sottozona limitata) dove d’estate, causa le rocce circostanti, la temperatura è elevata. Fatto sempre con Chiavennasca ha anch’esso una Riserva (grazie ad un ulteriore anno d’invecchiamento). Il colore è simile agl’altri rossi del Valtellina. Ha però profumi più particolari, persistenti ed intensi e una certa nota aromatica. Anche al gusto è pieno, caldo, caratteristico, asciutto con un buon retrogusto e tannini bene svolti. Va con la cacciagione, i formaggi a pasta dura, i brasati (anche di cinghiale), arrosti. E’ insieme al seguente il mio preferito della zona.
Sforzato (o in dialetto. Sfursat) vino assai particolare. E’ prodotto sempre dal Chiavennasca ma con uve appassite naturalmente fino a metà dicembre (nello stesso anno della vendemmia). Dopo la spremitura il vino viene sottoposto ad invecchiamento di 20 mesi di cui almeno un anno in botti di rovere. E’ secco e quindi va con importanti secondi di carne (cacciagione di pelo), arrosti, brasati, formaggi saporiti ciò anche grazie ad una gradazione che supera i 13 gradi (abbondantemente). Ha colore rosso rubino scuro. Profumi assai ampi, molto intensi e persistenti, con note di confetture e spezie, leggermente vanigliato. In bocca è avvolgente ma anche pieno e caldo e grazie alla sua spiccata morbidezza può aiutarci se in cucina c’è scappato un po’ di sale di troppo, interessante retrogusto di legno (nobile). Va bene anche da “meditazione”. Prosit!

mercoledì 22 luglio 2015

Altri due della Valtellina Superiore docg

La Valtellina
I Pizzoccheri
Altri due vini interessanti della Docg Valtellina Superiore (Lombardia, provincia di Sondrio) sono questi:
Grumello prodotto con almeno il 90% di Chiavennasca (il nome che prende il Nebbiolo in quella zona). Ha come i “fratelli” colore rosso rubino con riflessi granati (che si accentuano con l’età) se ne produce con un anno in più d’invecchiamento (tre totali) anche una Riserva. I profumi sono ampi, molto intensi e persistenti, con sentori variegati ed eleganti in alcuni casi pure speziati; sapore asciutto con ottimi tannini svolti e giusta acidità, negl’anni acquista pienezza e morbidezza. Ottimo con carni rosse, formaggi saporiti della zona, la bresaola (uhmmm! Che buona!).
Valgella ricavato come i precedenti da uva Chiavennasca con percentuali superiori al 90%, è in assoluto la zona vitivinicola più estesa della Valtellina. Come gli altri, con un anno in più d’invecchiamento si ottiene la Riserva. Ha colore rosso rubino che tende al granato; profumi eleganti, ampi e caratteristici, molto persistenti ed intensi; gusto pieno, vellutato e armonico con i tannini giusti. Il suo connubio è con carni rosse, formaggi saporiti e personalmente l’ho provato con la specialità della Valtellina (oltre la bresaola, ovviamente): i Pizzoccheri, in pratica tagliatelle rustiche di grano saraceno che supportano vari condimenti (ai formaggi, ai funghi, per esempio).
La sottile differenza che c’è fra una zona e l’altra è data dal terreno, dal produttore-coltivatore e dal microclima presente.

sabato 18 luglio 2015

Valtellina Superiore Docg



Ricomincio, da oggi, a parlarvi dei Vini delle Lombardia prendendo in esame un’importante Docg che recentemente ha leggermente cambiato di nome (e disciplinare): Valtellina Superiore in cui tutti i vini lì prodotti provengono, per più dell’80%, dal vitigno Nebbiolo (qui di una varietà assai simile a quella con cui, in Piemonte, si producono i vari Barolo, Barbaresco, Gattinara, Sizzano, Carema ecc) e che in Valtellina prende il nome di Chiavennasca (dal nome, vedi mappa, di un paese da cui forse si è sviluppata detta coltura). Detta valle è in provincia di Sondrio incuneata nei primi contrafforti alpini. Come sempre è da tener presente che la vite può essere coltivata solo ad altezze inferiori ai 600 metri slm, tranne rarissimi casi. A seconda delle sotto zone (tutte docg) il vino prodotto prende diversi nomi. Oggi ne analizziamo 2 (ma poi, nei prossimi post, continuerò con gli altri).
Maroggia Docg prodotto da uva Nebbiolo con quantità superiori all’80%. Ha un invecchiamento di 24 mesi di cui almeno 12 in botti di legno. Presenta un colore rosso rubino con riflessi granati (accentuati nell’invecchiamento), profumo ampio, molto intenso e persistente, note speziate, fruttate (mature), particolare. Sapore pieno, molto intenso e persistente, armonico e giustamente tannico che con l’età acquista in morbidezza fino a farsi vellutato. Se ne produce anche una Riserva (tre anni d’invecchiamento) ovviamente più selezionata. Ha una gradazione intorno ai 13 gradi.
Sassella Docg (nome derivato da una località) stesso vitigno e come il precedente ha i medesimi profumi, sapori ed invecchiamento (Riserva compresa). La differenza (assai sottile) è forse data da una maggiore morbidezza ed ampiezza aromatica. In pratica questi (come i prossimi) li possiamo definire come cru e le differenze organolettiche sono date forse più dai vari produttori ma anche  dalla zona di provenienza come è logico aspettarsi (almeno solo in parte e riconoscibili solo da esperti).
Entrambi sono vini da secondi importanti come carni rosse, selvaggina (di pelo), formaggi saporiti.

venerdì 10 luglio 2015

Oltrepò Pavese (conclusione)

Concludiamo oggi la (grande) parentesi sui vini dell’Oltrepò Pavese ma non su quelli della Lombardia. Una premessa: tutti i prodotti enologici fin qui (e i successivi) riportati sono stati da me degustati via via o acquistandoli (in enoteca o dal produttore), o consumandoli al ristorante o in degustazioni sia esse orizzontali (stessa tipologia, stesso anno ma produttori diversi) o verticali (stesso vino, stesso produttore ma in più annate). Non faccio mai i nomi di questi viticoltori/produttori perché i miei post non sono assolutamente sponsorizzati (né mi interessa). Non scopiazzo in giro le caratteristiche organolettiche dato che da anni tengo una rubrica dettagliata sui vini da me bevuti e poi ho libri specifici da consultare (non sono certo un tuttologo). Infine sono qualificato per esprimere questi pareri, infatti sono sommelier dal 1993 (tre anni di corso e relativi 3 esami sostenuti e superati), onavista dal 1995 (ONAV: organizzazione assaggiatori vino) e poi sommelier professionista (un ulteriore anno) dato che per un certo periodo ho pure gestito un’enoteca. Torniamo alla Doc Oltrepò. A fianco dei frizzanti e spumanti vengono prodotti anche vini fermi (tutti DOC):  Oltrepò Rosso (che con un ulteriore invecchiamento diviene riserva), Rosato, Bianco, Barbera, Riesling, Cortese, Pinot Nero (vinificato in rosso, vino di una certa complessità e ampi profumi ma che potrebbe dare dei problemi nella lunga conservazione), Pinot Nero (vinificato in rosè), Pinot Nero (vinificato in bianco), Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon, Cabernet Sauvignon (rosso di una certa importanza e struttura da accompagnare a secondi di carne importanti). A tutti questi rimando per le caratteristiche organolettiche e uvaggio ai miei post relativi ai rispettivi spumanti e/o frizzanti tenendo presente che l’anidride carbonica ne cambia leggermente il gusto (e profumo) e che il metodo Charmat non prevede lunga conservazione mentre quelli fermi supportano un (leggero) invecchiamento (parlo dei rossi, ovvio).


A parte, una menzione particolare va fatta alla Bonarda Oltrepò Pavese Doc vino tipico della zona (e di cui è famosa). Esso può essere anche frizzante ed ha un bel colore rosso rubino intenso (macchia quasi le mani); profumo vinoso, delicato ma anche gradevole (sentori di frutti rossi), di lieviti (nel frizzante,  per altro il più diffuso), intenso e persistente; in bocca ha buona struttura (può essere anche amabile), leggermente tannico, sapido, buona acidità e giusto di corpo, intenso e persistente. Si presta ad essere bevuto anche a temperature gradevoli in estate (sui 13 gradi, parlo del frizzante e quello abboccato) e attenzione è fatto da uva croatina al 85-100% che è totalmente diversa dalla Bonarda Piemontese. I suoi abbinamenti (quello secco e/o frizzante) è con lo zampone, il cotechino, i salumi; quello secco fermo (più di corpo) con ragù, carni rosse e secondi di una certa importanza, quello amabile con dolci a base di frutti rossi. Infine nell’Oltrepò vengono prodotti anche questi vini dolci: Moscato Doc (anche frizzante o spumante e pure in versione liquoroso, cioè con aggiunta di un “elisir” alcolico che ne fa aumentare il tasso alcolico e il livello zuccherino, o passito naturale che è quello che preferisco) dal sapore e profumo simile a quello più noto dell’Astigiano Piemontese. Vino da dolci, dessert e meditazione. Da provare il passito con il Gorgonzola. Malvasia Doc (frizzante o spumante), più caratteristica della zona, aromatica, intensa e persistente, floreale, abboccata e di una certa struttura si sposa a dessert aromatici e anche a formaggi erborinati accompagnati ai mieli.

lunedì 6 luglio 2015

I metodi per far lo spumante

Tipi di autoclave


Dopo i vari post sullo spumante e frizzante sia dell’Oltrepò Pavese che (limitatamente allo spumante) della Franciacorta credo sia urgente fare degli approfondimenti su questi. Prima cosa la differenza fra uno frizzante e da uno spumante sta nella pressione nella bottiglia (minimo 3 bar fino a un massimo di 6,5 bar per lo spumante, da 1 bar a 3 per il frizzante). Le bollicine sono causate dall’Anidride Carbonica che conferisce al vino più corpo, una sensazione di leggero pizzicore e un sapore più amarognolo. I metodi di spumantizzazione noti sono: Metodo Martinotti – Charmat (detto anche metodo italiano) ideato da un italiano (signor Martinotti) nell’800 e venduto il brevetto a un francese (messieur Charmat) nel ‘900. Il vino viene prodotto “normalmente” (con la solita differenza fra vinificazione in bianco, in rosato e in nero) e poi, dopo una certa maturazione (il tempo dipende sia dal vino che dal prodotto che si vuole), ripassato in autoclave per la presa di spuma. E’ il metodo più idoneo per ottenere vini (spesso anche dolci come l’Asti) più fruttati, e aromatici a scapito però della loro struttura e dei profumi e sapori terziari. Si tappa infine il vino con il tradizionale tappo e relativa gabbietta. In un anno (o anche meno) solitamente si chiude il ciclo. Risultano quindi più immediati e beverini. Ciò non vuol dire che non esistano spumanti Charmat validissimi. Esempi si hanno con il Moscato d’Asti, il Lambrusco, Il Prosecco, il Brachetto d’Aqui, le Malvasie ecc. Lo spumante dolce ha più 50 gr/l di residuo zuccherino disciolto.
Metodo Champenoise (o Metodo Classico) ideato anch’esso da un italiano nel ‘500 ma sviluppato in Francia nello Champagne. Solitamente il vino viene prodotto assemblando vari vini e fatto maturare in botte e poi viene messo in apposite bottiglie. Tappate le quali vengono poste su dei macchinari che lentamente le ruotano di 180 gradi (remuage sulle pupitres) fino a che il collo della bottiglia non volge in basso. La presa di spuma avviene all’interno di ogni singola bottiglia grazie al liquer de tirage (un mix di vino, zuccheri e lieviti selezionati di cui ogni casa (o maison) ne detiene gelosamente i segreti. Dopo un lungo periodo (da minimo un anno fino a 4) i lieviti e certo particolato (detto feccia) si deposita sul collo della bottiglia. Finito il periodo iniziale di maturazione il collo viene posto in azoto liquido che ne congela istantaneamente la feccia e poi stappata la bottiglia (degorgement), grazie alla pressione essa fuoriesce. Una volta si era soliti tagliare con un colpo deciso il collo e buttare la feccia “al volo” (a la volè). Va da se che un po’ di vino si perda e che il livello della bottiglia scenda, esso viene reintegrato con il liquer de expedition (un mix di vino, zucchero che quello che da la differenza fra un brut o un dry (per esempio) e talora distillati concentrati dello stesso vino per accentuarne i profumi, ogni casa ha il suo). La bottiglia viene poi tappata con il tradizionale tappo a fungo e messa la gabbietta di protezione e quindi posta a maturare (almeno un anno) in cantina prima di essere commercializzata. Il risultato è uno spiumante più complesso, ricco anche di profumi terziari e che si presta ad invecchiamento.
Metodo Marone Cinzano ideato sempre da un italiano (il sig. Cinzano e il sig. Marone) che prevede la prima parte da farsi con il metodo tradizionale e la seconda con quello Charmat. Si ha così un risparmio notevole di costi ma anche risultati inferiori. Ultimamente è caduto in disuso.
Quanto al metodo per rendere un vino frizzante si usa o il Metodo Charmat con tempi più brevi ed una sovrapressione minore oppure insufflando l’Anidride Carbonica (come avviene in certe acque minerali) sempre che non si usino “polverine magiche” (ricordate l’Idrolitina?). Quest’ultimi due (cattivi) metodi sono riservati a vini di bassissimo prezzo e di qualità scadente.
E’ da preferirsi uno Spumante metodo Charmat o uno Metodo Classico? Beh dipende… se organizzo un ricevimento (magari serale), se voglio accompagnare il vino a piatti importanti e/o prelibati (nonché costosi come il caviale, l’aragosta o le ostriche) userò il Metodo Classico. Se invece voglio servire un aperitivo, un antipasto o un primo non elaborato o se semplicemente preferisco pasteggiare con le bollicine userò uno Charmat (in alternativa anche uno Frizzante). Questo in linea generale ma poi ognuno ha i suoi gusti (e il suo portafoglio) e bisogna pure vedere che menù prendiamo in considerazione. Comunque sempre prima servire uno Charmat e poi un Metodo Classico. Il fatto di abbinare le bollicine ai crostacei è dovuto al fatto che essi hanno di base un sapore tendente al dolce e l’anidride carbonica tende a spengere questo eccesso di abboccato e far risultare il tutto più piacevole.

giovedì 2 luglio 2015

Oltrepò Pavese frizzante e/o spumante Doc



Come vi avevo accennato nel post scorso (sull’Oltrepò Pavese Metodo classico Docg) all’interno della Doc Oltrepò Pavese si producono anche vini sia frizzanti (con meno anidride carbonica e relativa pressione nella bottiglia) e/o spumanti e fermi (che ne parleremo in un altro post).  La caratteristica è che i più provengono mediante fermentazione in autoclave (o metodo charmat), ciò comporta un molto minor tempo in cantina, profumi solo primari e secondari (quindi non complessi come i terziari), struttura più semplice e impossibilità a invecchiamento ma anche un minor costo (ovvio!). Vediamo quali sono:
O. P. Rosato Frizzante Doc ottenuto in parte da alcuni vitigni bianchi della zona più il Pinot Nero e altri a bacca rossa vinificati in rosè con spuma abbastanza persistente e bollicine medie. Color rosa opaco, profumi vinosi, fruttati. Sapore sapido, abbastanza intenso e persistente, abbastanza di corpo. Indicato come aperitivo, come vino a tutto pasto e con gli insaccati a pasta grassa.
O. P. Barbera Frizzante Doc proveniente in gran parte dal vitigno omonimo è vino dal bel color rosso rubino spuma media e odore e sapore vinoso e di bacche rosse. E’ vino da tutto pasto e comunque con carni rosse o primi al ragù.
O. P. Riesling Frizzante o Spumante Doc (derivato dal Riesling Italico e Renano) con spuma più evidente nello spumante. Color giallo paglierino. Profumi floreali abbastanza intensi e sentori di frutta fresca (tipo la mela verde). Sapore asciutto, fresco, abbastanza di corpo (più nello spumante), abbastanza intenso e persistente. E’ vino bianco da tutto pasto, da primi in bianco e da secondi di pesce non elaborati meglio se di fiume.
O. P. Cortese Frizzante o Spumante Doc perlage medio, color giallo paglierino con riflessi (talora) verdolini, profumi intensi e persistenti con retrogusto aromatico (fiori bianchi e ginestra), sapore asciutto, abbastanza intenso e persistente, sapido. Va bene con primi di mare e pesci fritti (sempre di mare).
O. P. Pinot Nero Frizzante o Spumante Doc in cui la parte del leone la fa il Pinot Nero (vinificato in bianco). Ha spuma medio fine e abbastanza persistente. Profumi di una certa ampiezza con note tipiche del vitigno. In bocca è sapido, asciutto abbastanza di corpo, abbastanza persistente ed intenso. E’ indicato come vino da tutto pasto, carni bianche, pesci anche di mare bolliti, prosciutto crudo.
O. P. Pinot Nero Rosè Frizzante o Spumante Doc ha una complessità, spuma, colore e sapore leggermente superiore al Rosato Frizzante Rosè Doc specie nella versione spumante. E’ più indicato a secondi di carne, caciucco (o triglie) alla livornese, insaccati.
O. P. Chardonnay Frizzante o Spumante Doc dalla spuma media, color giallo paglierino con riflessi verdolini, sapore con sentore di erbaceo e fiori bianchi, intenso e abbastanza persistente così anche al gusto in cui risulta sapido, di una certa eleganza e pulito. Si presta a torte di verdura, piatti vegetariani in genere, minestroni e la panissa vercellese.
O. P. Sauvignon Spumante Doc dal colore giallo paglierino carico, bella spuma, profumi ampi, persistenti ed intensi, sapore asciutto, di corpo (almeno relativamente a un bianco), retrogusto tipico, intenso e persistente. Va bene con secondi di pesce, carni bianche elaborate.
Esistono anche la Malvasia e il Moscato ma sono vini dolci e ve ne parlerò.

domenica 28 giugno 2015

Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg



Rimanendo sempre nell’ambito della zona vitivinicola dell’Oltrepò Pavese oggi vi voglio parlare della Docg (dal 2007) posta all’interno di essa e che è anche la sua produzione più nota: Oltrepò Pavese Metodo Classico che come avrete senz’altro capito si tratta di uno spumante ottenuto dai “soliti” vitigni internazionali: Pinot Nero (vinificato in bianco o in rosè), Pinot Grigio, Pinot Bianco e Chardonnay. Come per il Franciacorta si ha una maturazione sui lieviti in bottiglia che è di 15 mesi per il Normale e due anni per il Millesimato. La peculiarità è che la “parte del leone” qui la fa il Pinot Nero (minimo il 70%  e nel Rosè e nel Pinot Nero almeno l’85%). Anche in questa Docg si riconoscono le differenze tipo il brut o il dry (ve ne parlai a proposito del Franciacorta). Un’altra peculiarità del Metodo Classico è che ha la dizione Cruasè riferita al rosè da Pinot Nero Metodo Classico. Si tratta di una parola composita da cru (che in francese vuol dire selezione particolare) da a (congiunzione) e rosè. All’interno della Docg si riconoscono queste sottotipologie:
O.P. Metodo Classico (quello che io chiamo “normale”) ha una spuma fine e persistente, bel colore giallo paglierino brillante e intenso, odori eleganti, di lieviti, ampi, intensi e persistenti che possono ricordare anche il frumento e il formaggio Grana. Sapore sapido, fresco, armonico, intenso e persistente. E’vino da aperitivi, crostacei, antipasti e primi piatti in “bianco”, va ben pure con il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano (entrambi Dop). Gradazione minima 11,5.
O.P. Metodo Classico Rosè ha anch’esso una bella spuma; un colore rosa acceso intenso; profumi gentili, fini, persistenti, con note fruttate e floreali; in bocca è sapido, di un certo corpo (dato anche dai leggeri tannini), asciutto, elegante., intenso e persistente. Va bene con insaccati regionali a pasta grassa, primi anche al sugo così come secondi (anche di carne tipo il maiale) e con un bel condimento. Gradazione minima 11,5.
O.P. Metodo Classico Pinot Nero (ma vinificato in bianco) Perlage fine e persistente; colore giallo paglierino a volte con riflessi aranciati; profumi eleganti, ampi, intensi e persistenti con note particolari (tipiche del Pinot Nero) e sentori di lieviti; al gusto è intenso e persistente, armonico, fresco, sapido e di buona struttura. Si presta ad abbinamenti con crudità di mare, primi importanti come il risotto (in bianco detto allo “champagne, magari con il tartufo), secondi di pesce (importanti), ostriche. Gradazione minima 12 gradi.
O.P. Metodo Classico Pinot Nero Rosè (detto anche “Cruasè” in zone particolari) Ha una spuma fine e persistente; un color rosa vivo; profumi intensi e persistenti, ampi, eleganti, floreali e particolari; sapore sapido, di buona struttura (anche qui tannini appena accennati), fresco, intenso e persistente che lascia la bocca “pulita”. E’ indicato anche a secondi importanti (se si amano le “bollicine”), al caviale, al prosciutto e allo speck. Ha una gradazione minima di 12 gradi.
Attenzione a non confondere questa Docg con le varie Doc di spumante e di frizzante (anche con gli stessi nomi) presenti nell’Oltrepò Pavese. Questi non si prestano a invecchiamento, vengono prodotti in autoclave (o metodo charmat) per estrarre i profumi primari e secondari (mentre i terziari sono per il Metodo Classico), sono pronti in meno di un anno e sono meno complessi e anche meno intensi e persistenti rispetto ai “cugini” e ovviamente devono costare meno (anche perché sono un’altra cosa, ma ve ne parlerò la prossima volta). Ciò non vuol dire che siano da disprezzare, ci mancherebbe!