sabato 21 giugno 2014

Fiori di zucca


Fra i fiori estivi edibili vanno senz’altro annoverati quelli di zucca (o zucchini), di certo fra i più prelibati del genere. La loro “morte” penso sia nel friggerli in e.v.o. e a tal proposito c’è chi lo fa prima passandoli nell’uovo, oppure chi come me (anche per renderli meno “pesanti”) prepara una pastella (farina bianca, acqua, un po’ di sale, non troppo liquida ma nemmeno troppo pastosa); a questa si può incorporare un po’ di birra (magari al posto dell’acqua) o del lievito naturale per rendere poi i fiori più soffici. Se per caso non avete a portata di mano il lievito o la birra potete ovviare aggiungendo alla pastella un cucchiaino abbondante di bicarbonato. In entrambi i casi è bene lasciare riposare i fiori con su la pastella per una mezz’oretta (a temperatura ambiente). Una variante potrebbe essere quella di farcirli preventivamente con del formaggio a pasta molle come lo stracchino e poi friggerli. Comunque se non ne avete avuto il tempo va bene, una volta spadellati, prendere il formaggio e spalmarlo sui fiori ancora caldi.
Come vino suggerirei un buon Trebbiano (è un bianco) o un Pinot Bianco frizzante, entrambi belli freschi data anche la stagione.

venerdì 20 giugno 2014

Si fa ascoltare





Come forse sanno i miei più attenti lettori, io non ho una alta considerazione del gruppo britannico degli Asia. Reputo infatti questa formazione posta in essere solo a fini commerciali; del resto, nel tempo, non hanno certamente sfornato dei capolavori, nonostante il fatto che fra le sue fila militassero un fior fiore di musicisti del calibro di Howie o Palmer. Oggi però, scomparsi tutti gli storici elementi ed aggregato un nuovo componente, sono usciti col nome di Asia Featuring John Payne (buon bassista ed interessante voce) ed hanno inciso questo discreto album (nel 2014) intitolato Recollections: A Tribute To British Prog. Già dal nome avrete senz’altro capito che vi troverete classici come Lucky Man o Court Of Crimson King reinterpretati dalla band con buona volontà, purtroppo altri per me imprescindibili mancano, ma tant’è…. Certo loro non sono né Fripp, né Giles (anche se il batterista Jay Schellen non è malaccio), né Lake e né Emerson ma nel complesso si difendono e poi risentire certi brani (non stravolti, per fortuna!) oltre alla nostalgia dei bei tempi andati non può fare che piacere! Con questo post credo di essermi messo in pari data la mia assenza.
Voto:  + + +

giovedì 19 giugno 2014

E questo?




Dato che l’ultimo mio post riguardava un grande” (ma non grandissimo) della musica anni ’70, oggi non potevo non esimermi dal proporvi un altro ottimo album, questa volta composto ed eseguito da Darryl Way, indimenticato violinista degli storici Curved Air ed autore pure di eccellenti lp col nome di Darryl Way’s Wolf. Questo Children Of The Cosmos uscito nel 2014 va detto subito che non è un capolavoro ma un disco ben fatto ed ottimamente eseguito sì. Non è certo sperimentale (anzi tutt’altro) ma nelle sue 13 canzoni, piacevoli, qui e là fa capolino il suo magico violino ed è un bel sentire ed alcune di esse sono delle autentiche gemme.
Voto:  + + + +
           

mercoledì 18 giugno 2014

Rammentate di costui?


Sinceramente spero che tutti (o quasi) i miei lettori appassionati di musica prog anni ’70 si ricordano chi sia Martin Barre. Per quei pochi di memoria corta gli rammenterò che era uno dei protagonisti dello storico gruppo dei Jethro Tull. A lui in particolare erano riservate le chitarre sia acustiche che elettriche. Buon strumentista, nel 2013 ha inciso un più che discreto album intitolato Away With Words. La musica che ne scaturisce è solo lontanamente imparentata con la vecchia band d’appartenenza (pur se qui e là fa un po’ capolino, vedi la canzone Air); in realtà si snoda in rifacimenti classici e ballate acustiche in cui raramente compare una sezione ritmica e/o chitarre elettriche ma spesso si fa notare il flauto. Nonostante questo (o forse proprio per questo) l’album è interessante e merita di essere ascoltato.
Voto:   + + + +
PS: Grazie a Quaterpass ed Edulms per le gentili parole di "Ben ritornato".                        

martedì 17 giugno 2014

Riecco un po' di musica!


Altro buon lp questo inciso dagli Jolliver Arkansaw nel 1969 ed intitolato Home (...figlio unico del gruppo). La musica che ne scaturisce è un buon rock tipico delle band americane di quel periodo: un po’ psichedelia, un po’ folk-rock. Il disco comunque si fa sentire con piacere anche se nulla toglie nè nulla aggiunge alla storia della musica di quell’era. All’interno del file ci sono anche delle note aggiuntive (in Inglese) per chi vuol sapere qualcosa di più su questa band.
Voto:   + + +

Il perché sono stato assente per un po'

Cari amici lettori, ciao!
Scusate l’assenza di post in questo blog per un così lungo periodo di tempo (e senza avvertirvi prima), ma il fatto fu che mi andò in cortocircuito (credo) la scheda video, e forse anche quella madre, del mio pc. Ciò probabilmente a causa di un forte temporale abbattutosi nella zona. Dato che vivo in campagna, ho dovuto trovare il tempo per scendere in città e acquistarne di nuove e poi istallarle sul pc. Cercherò nei giorni prossimi di rifarmi del tempo perduto postandovi, penso, album assai interessanti

martedì 10 giugno 2014

Da sentire


Questo gruppo inglese, i Moonkyte appunto, realizzarono il loro unico lp, intitolato Count Me Out nel remoto 1971. Più tardi, visto che le copie incise (e vendute) furono poche centinaia, e grazie anche alla moda di “resuscitare” in digitale lavori perduti e dimenticati, abbiamo la possibilità di ascoltare quest’album. La musica, buona ma non superlativa, è un mix (lo leggo nelle note di copertina e concordo) di pop, folk e psichedelia (più quest’ultima, forse). Le 12 canzoni del disco si snodano infatti in interessanti ballate a volte supportate dal sitar e da una capace chitarra ora elettrica, più spesso acustica  e dall’harmonium che fa da tappeto sonoro insieme alle percussioni.
Voto:  + + + ... e forse qualcosina in più...