mercoledì 30 settembre 2015

Un po' di Norvegia



Come senz’altro vi sarete accorti, il mio blog è da tempo specializzato, nell’ambito musicale, a proporvi artisti soprattutto britannici, americani e tedeschi di un arco temporale che va dalla fine degl’anni ’60 all’inizio degli ’80; quanto agl’italiani decisi tempo addietro di evitare per non avere di nuovo rotture di palle. Questo non vuol dire ovviamente che, ogni tanto, non mi metta ad ascoltare proposte provenienti anche da altri paesi. Devo confessarvi che ad attirare la mia attenzione su questo disco fu la copertina frontale (veramente notevole…la bionda dico…) ma poi passai ad ascoltare con attenzione il sound di questo chitarrista Norvegese tale Freddy Linquist. In una copertina allegata la file, in inglese, troverete una breve storia della sua carriera, iniziata con il più noto chitarrista di quel Paese: Terje Rypdal negl’anni ’60. Nelle sue esperienze successive, parlo di Freddy, il suo suono virò verso sonorità prima progressive e poi verso l’hard rock. Così è per quest’album intitolato Menu del 1970 che è un po’ il mix di questi generi. Alla fine risulta piacevole e tutto sommato anche dotato di una certa originalità. E’ qui a 320 kbps.
Voto:  + + + +

martedì 29 settembre 2015

Alcune informazioni

Ho deciso di abbandonare (almeno per il momento) Netkups a favore di Yandex.Disk server di cui ho già sperimentato la validità. Per chi è interessato ai download e per utilizzare compiutamente questo server consiglio di iscriversi (login) con pochissimi passaggi.; ciò non comporterà alcun noioso e futuro spam o pop up. In contemporanea continuerò ad usare anche Zippyshare.com magari alternandolo al precedente.
Un mio lettore, tale Fabio Morganti, mi scrisse di aver problemi con Netkups e in più mi delucidò rispetto a una mia ignoranza in merito alla parola aardvark. Per ringraziarlo ho deciso di fare l'upload dell'album dei Maloo anche con Zippyshare. Ho provveduto ad aggiungere il nuovo link a quel post, in ogni caso, comunque, lo potete trovare anche qui. Ciao.

Dagl'USA un po' di rock



Come accadde ieri anche questi americani Alamo (nome preso dal fortilizio reso famoso da numerosissimi film western) incisero il loro unico album omonimo un anno dopo, nel 1971. Il sound proposto è un più che discreto heavy prog con gli inevitabili (essendo una band made in USA) riferimenti al rock blues, il tutto assai bene eseguito. Insomma posso dire che a me è piaciuto seppure a singolarità latita un po’; così come non è affatto male la copertina frontale del disco. E’ qui a 320 kbps.
Voto:  + + + +

lunedì 28 settembre 2015

Ritorniamo in UK



Nel 1970 questa band britannica degli Aardvark (chissà che diavolo vorrà dire sto’ nome…) incise un interessante omonimo album proponendo un rock psichedelico con forti connotati di protoprog. Insomma sonorità che forse si avvicinano ai primi Argent e talvolta anche ai Traffic. Questo per un sapiente uso delle tastiere. Ottimi musicisti propongono un avvincente sound. Credo che il disco sia stato purtroppo l’unico della loro non lunga carriera. I nomi degli interpreti li potete trovare sulla copertina-retro allegata al mio file. Sono qui a 320 kbps. Copertina simpatica. Ciao!
Voto:  + + + + … e qualcosina in più…

domenica 27 settembre 2015

Passo Paradiso (Adamello - Trentino)



Grazie ad un comodo autobus (e per giunta gratuito grazie alla Val Di Sole guest-card) mi sono recato (e poi ridisceso a Pellizzano) sul Passo Del Tonale (valico che dalla Val Camonica in Lombardia porta in Trentino e nella Val di Sole) posto ad un’altezza di 1883 m slm. Lì presi una comoda funivia (con costo assai ridotto grazie alla solita carta) per raggiungere il Passo Paradiso a 2585 m slm. A dire il vero c’è anche un sentiero da capre che dal Tonale porta lassù ma ho evitato… Arrivati là c’è una serie di laghetti glaciali il più noto dei quali è quello detto Lago Monticello. Da lì, facendo un scarpinata non difficile di circa tre quarti d’ora, sono salito quasi a 3000 m slm prima ai piedi di quel poco che resta del ghiacciaio (una volta perenne) che scende dalla Cima Presena e poi in una specie di balconata panoramica posta nel Gruppo (montuoso) Adamello con una vista fenomenale (vedi foto). Ho purtroppo notato che parte del pianoro alle mie spalle era occupato da una serie di gru per la costruzione e l’allungamento della funivia causando un certo inquinamento acustico e un non indifferente inquinamento ambientale (rocce tritate, cemento, pali di metallo, camion e via discorrendo). Mi chiedo se sia giusto che per fare nuove piste di sci si debba incidere così pesantemente in un ambiente che una volta era incontaminato. Presso il passo del Paradiso esiste un piccolo (ma interessante) museo in una corta galleria scavata dall’uomo durante la Grande Guerra, dato che proprio lì correva il confine fra l’Italia e l’Impero Asburgico, all’interno reperti militari trovati in zona.

Jazz rock teutonico



Ennesimo interessante e buon gruppo tedesco questi Maloo che editarono il loro unico album (credo) nel 1978 col titolo di All About The Things, proponendo un bel (ma non poi molto originale) jazz rock incentrato su un’ottima chitarra e capace sezione ritmica. Se vogliamo trovare un artista a cui riferirci per far capire quale tipo di sound propongono è Pat Metheny e fuori dal “solito” circuito anglo-americano, penso sia il caso di nominare Terje Rypdal (per l’uso della chitarra elettrica) e le sue varie esperienze con noti jazz-men. La registrazione, sebbene da vinile, è ottima ed è qui a 320 kbps. Peccato che la copertina sia un po’ tristanzuola. (un link altrenativo: qui)
Voto:  + + + +

sabato 26 settembre 2015

Dei repost (About repost)



Usually I don’t repost albums, but an “old” reader of mine: Rochacrimson asked to me for new links (they were dead sadly). So I’m very glad to do it. Here they are:
Jimi Hendrix – It’s going to… qui
Bang – 2 albums together qui
Family –Bandstand qui
However I have just changed the links of each old post too. 
Bye.

Buona musica dall'Irlanda



Come è logico aspettarsi anche in Irlanda la musica progressiva fu attiva negl’anni ’70. Di certo uno di migliori complessi provenienti da quell’isola sono stati gli Horslips che hanno saputo coniugare nei loro album certe sonorità folk tipiche del loro posto natio a un bel prog ottimamente eseguito. Il primo lavoro (almeno presente nella mia discografia, non so se realmente sia la loro primigenia opera) è questo The Train uscito nel 1973.  Ad esso ne seguirono almeno altri tre a denotare un certo giusto e meritato successo. E’ qui a 256 kbps ed è stato ben rimasterizzato.
Voto:  + + + + … e anche qualcosina in più… Buon ascolto!

venerdì 25 settembre 2015

Un noto musicista americano



Dopo che il grande Jim Morrison scomparve tragicamente la notissima band americana dei The Doors si ritrovò senza più il suo leader e piano piano si disbandò. L’unico che fece in seguito uscire dei nuovi lavori di un certo spessore fu il tastierista Ray Manzarek certamente non all’altezza del suo precedente gruppo ma che fu artefice comunque di dignitosi dischi. Uno di questo è l’album da me proposto oggi intitolato The Golden Scarab editato nel 1974 e qui a 320 kbps e con quattro canzoni bonus. Ad aiutarlo nell’impresa una sfilza di ottimi strumentisti (i cui nomi troverete in info all’interno del file) e fra di loro compare una giovanissima Patty Smith accreditata come poetessa. La musica proposta è un buon rock – fusion con qualche escursione nel prog.
Voto:  + + + +

giovedì 24 settembre 2015

Un po' di rock blues psichedelico



Devo confessarvelo di questa band americana chiamatasi A.B. Skhy so poco o nulla e quindi non posso dirvi se questo è il loro unico disco (probabile!). Quanto ai nomi li potete leggere (non benissimo) sul copertina retro allegata al file. L’album in questione è databile al 1970 e si intitola Ramblin’ On. E’ un’ottima riproduzione da vinile rimasterizzata e la musica proposta dal gruppo è un più che dignitoso rock psichedelico impregnata di blues e di folk elettrico. Non un capolavoro ma godibile e poi strumentalmente sono validi e se vi piace il genere non potete mancare a questo appuntamento. Lo trovate qui a 320 kbps.
Voto:  + + + +


mercoledì 23 settembre 2015

Trento Doc Spumante Classico

Provincia di Trento, zone vitivinicole
Filari lungo la Val D'Adige
Già che in queste settimane vi sto parlando nella mia rubrica luoghi interessanti del Trentino ho deciso di riprendere in mano il discorso dei vini iniziando proprio da quella regione che, a dispetto di quello che uno può andar pensando, è una delle regioni vitivinicole più importanti d’Italia, specie per i bianchi.
Vi avevo lasciati parlando di “bollicine” e quindi mi sembra giusto riprendere a parlarvi di spumanti: Trento Spumante Doc metodo classico. Oltre all’Oltrepò Pavese e alla Franciacorta i migliori spumanti li possiamo rinvenire qui in provincia di Trento. Ottenuti dai “soliti” vitigni: Pinot Bianco, Chardonnay e Pinot Nero (vinificato in bianco) o in uvaggio fra di loro o singolarmente. I nomi dei maggiori produttori sono notissimi nell’ambiente a cominciare da quello che ha lo stesso cognome di quella supercar italiana che corre anche in Formula 1.  Il capostipite di quella famiglia fu negl’anni ’60 il primo a capire le potenzialità che poteva avere il territorio, potenzialità microclimatiche e di terreno paragonabili alla nota regione francese della Marna e dello Champagne. Il metodo classico, ve lo ricordo, prevede la rifermentazione in bottiglia sui lieviti. Le uve vengono coltivate a un’altezza variabile dai 200 ai 700 m slm. Questa doc è la prima  Doc italiana riguardo spumanti metodo classico (fu istituita nel 1993) e la seconda al mondo dopo lo Champagne. Rispetto alle altre zone italiane sta il fatto che attualmente la produzione di spumante avviene principalmente utilizzando lo Chardonnay in purezza. Comunque sia il demisec che il brut (sono le due tipologie prodotte) deve rimanere 15 mesi in maturazione sui lieviti mentre la Riserva 36 mesi (minimo). Il vino ha un bel colore giallo paglierino e un perlage persistente e fino. Al naso si avvertono profumi di mela (la golden), di biscotto, mandorle, cedro e nella riserva anche di pane appena cotto. Vagamente floreale E’ molto intenso e persistente. In bocca non delude affatto è fresco, avvolgente, morbido. Molto intenso e persistente. Si produce anche un Rosè (da Pinot Nero) elegante e raffinato ha profumi di frutti rossi tipici del Pinot e in bocca, come retrogusto, ci propone sensazioni di lampone, violetta e fragole di bosco. Gli abbinamenti sono, per il bianco, come aperitivo, da tutto pasto (se si ama pasteggiare a bollicine), da crostacei e da party. Il Rosè va bene con le ostriche o se amate il secco, con dolci (non troppo) a base di marmellate di lamponi o fragole.

Interessante...



Nella mia settimanale rubrica inerente alla musica tedesca oggi è la volta di sentire questa band: gli Epidermis che ha all’attivo solo (penso) questo disco intitolato: Genius Of Original Force databile intorno al 1977 e uscito in poche copie. Musicalmente il gruppo (non male) ci presenta un krautrock prog rock con certi vaghi aspetti da cosmic music (specie all’inizio delle canzoni) e forse strizza l’occhio a certe sonorità proprie dei Gentle Giant ma talora anche a un pallido rock jazz (i Soft Machine più rock?). Nel complesso non sono malaccio e denotano una buona originalità compositiva quanto a strumentisti sono proprio bravi. La lingua usata è il “solito” inglese. Lo potete trovare qui a 320 kbps.
Voto:  + + + +

martedì 22 settembre 2015

Bella la copertina



Nonostante che qualitativamente il prog (in senso lato) made in USA sia stato inferiore alle proposte assai interessanti provenienti dal Regno Unito (dove questo tipo di musica nacque) ciò non vuol dire che anche là non ci siano stati artisti in quel genere interessanti ed originali. Una di queste band furono i Carmen che ebbero all’attivo alcuni piacevoli lp. Uno di questi dischi è questo album di cui vi propongo l’ascolto oggi: Dancing On A Cold Wind registrato nel 1975. Uno dei membri del gruppo è un tal David Allen ma attenzione a non confonderlo con il quasi omonimo genietto britannico. La musica proposta è un piacevole prog rock con echi spagnoleggianti ben eseguito e con una certa originalità intrinseca. Una parola in più per la copertina frontale. Richiama una nota marca di sigarette francesi (in auge dal ’68 in poi) anche se poi il tema musicale pochissimo a che fare con i transalpini. A me piace perché ricorda il passato così come l’eskimo, le scarpe in camoscio con la para e certi giornali che mi spuntavano dalla tasca. E’ qui a 320 kbps.
Voto:  + + + +

lunedì 21 settembre 2015

Un "presunto" supergruppo



Band britannica autrice di altri tre dischi questi Jackson Heights sono in realtà una specie di supergruppo. Infatti fra le sue fila troviamo: Michael Giles (ex King Crimson), Lee Jackson (ex The Nice) e come ospiti, tra gli altri, Ian Paice (Deep Purple) e Ian Wallace (ex King crimson). A dirla così i nomi sono notevoli peccato che però tutti valenti (se non eccezionali) strumentisti latitano in quanto a fantasia compositiva essendo stati sì ottimi gregari di Fripp, Emerson e Blackmore ma nulla di più. Infatti quest’album intitolato Bump ‘N’ Grind del 1973 ci presenta un banale, insulso rockettino con pretese di prog qui e là ma che spesso, purtroppo, scivola pure nel pop o se preferite, nel glamour rock non di qualità. Fa rabbia pensare che tanto potenziale tecnico sia stato finalizzato a certe conzonettine e marcette. Insomma la cosa più initeressante è "la bionda" in copertina... E’ qui a 256 kbps.
Voto:  + + (un voto in meno per la delusione)

domenica 20 settembre 2015

Psichedelia e acid folk



Questa interessante band i Mighty Baby, ebbe, agl’inizi degl’anni ’70, una certa notorietà merito anche di alcuni pregevoli album. Uno di questi uscì nel 1971 col titolo di A Jug Of Love dove il gruppo, sapientemente, coniuga elementi di psichedelia ad atmosfere country rock e acid folk; talvolta sembra infatti di sentire certe sonorità proprie dei Grateful Dead, questo per merito anche della sapiente chitarra di Martin Stone che non nasconde certe ispirazioni d’oltreoceano. Nonostante ciò grazie pure ad un oculato uso del flauto e di tastiere mai ridondanti possiamo affermare che siamo di fronte ad un gruppo originale e per nulla scontato. Lo trovate qui a 320 kbps e con 4 brani bonus. E’ una riproduzione (ottima) da vinile.
Voto:  + + + + e anche qualcosina in più…

sabato 19 settembre 2015

Il castello di Ossana (Val di Sole - Trentino)

Ossana e suo castello
Il Castello di S. Michele
Veduta della Val di Sole e Pellizzano
L'entrata al castello
La "chiesetta"


Un luogo interessante da visitare distante da Pellizzano pochissimi km e raggiungibile con una comoda passeggiata in falso piano, è il paesino di Ossana (Val Di Sole, Trentino) e relativo castello detto di San Michele, nominato così per una sua cappella al santo dedicata. Detto maniero si erge su uno sperone roccioso e fu posto a guardia  della via che dal Passo del Tonale scendeva (e come statale scende ancora oggi), costeggiando il torrente Vermigliana, verso la Val Di Sole e che lì incrocia la parte terminale della Val di Pejo in cui scorre il torrente Noce, fiume che poi solca tutta la valle principale fino al suo congiungimento con la Val Di Non. Il fortilizio fu probabilmente ideato già in epoca alto medioevale dai Longobardi. Rinforzato con il mastio nel XII sec che è alto 25 metri;  in epoche successive furono edificati vari alloggiamenti per le truppe, cantine, prigioni e una cappella più una cinta muraria. Adesso, dopo anni d’abbandono, è stato in parte restaurato. In esso si accede (a gratis tramite la valdisole guest-card) attraverso un ponte levatoio e un corpo di guardia avanzato (vedi foto). Dai suoi spalti suggestivi panorami sul paese e sulla Val di Sole. Per chi proviene da Pellizzano, prima del paese, consiglio di soffermarsi presso una suggestiva chiesetta su una roccia ove, sul finire della Grande Guerra, fu eretto un cimitero occupato da soldati austriaci e da valligiani (morti per i bombardamenti italiani) e che fu successivamente smantellato e ora a ricordo c’è un monumento (detto l’Om) e una targa esplicativa.

Un "lago" tedesco



Il disco di cui vi propongo l’ascolto oggi fu registrato in Germania da una band multietnica: i Lake. Infatti nelle sue fila si registrano due musicisti di chiare origini anglosassoni, uno di origine italiana e tre di lingua tedesca. L’album fu editato nel 1978 col nome di Lake II (probabilmente vi fu anche un Lake I ma, al momento, non ce l’ho nella mia discografia e quindi non posso postarvelo). La musica proposta e un mix tra rock con echi americani (penso ai Doobie Bros) e certo prog inglese ma che anche a tratti ci propone sonorità più heavy prog. Musicalmente sono bravi ma difettano assai in originalità e diffusamente c’è un eco di già sentito. Passabile ma nulla di più. E’ qui a 320 kbps.
Voto:  + + +

venerdì 18 settembre 2015

Un autentico talento



Fra i più fulgidi talenti musicali venuti alla ribalta sul finire dei ’70 e negl’anni ’80 (sic!) va senza dubbio annoverato David Sylvian la cui carriera iniziò con un’eccellente banda rock: i Japan che verso la fine del loro percorso volsero lo sguardo a sonorità giapponesi (appunto!). Dal 1984 Sylvian (al secolo David Alan Batt) incominciò una carriera di solista ma anche collaborando, nei suoi numerosi dischi, tra l’altro, con personaggi del calibro di Robert Fripp e Holger Czukay (ex Can). Il suo genere spaziò dal rock all’ambient elettronico sperimentale all’acid rock. L’album di cui vi propongo l’ascolto oggi è un bootleg ma ben masterizzato ed è il resoconto di concerti tenuti in Giappone (un suo vecchio “pallino”) nel 1988 durante un suo tour mondiale; il titolo dell’opera è: In Praise Of Shamans. A dargli una mano sono intervenuti:  Steve Jansen (batteria), Richard Barbieri (tastiere), David Torn (chitarra solista), Ian Maidman (basso), Robby Aceto (chitarra e tastiere), Mark Isham (fiati e tastiere). Il genere è un bellissimo art - crossover rock arricchito dalla sua profonda voce con note sperimentali e barocche. E’ qui a un bit-rate variabile (sui 200 kbps).
Voto:  + + + + +

giovedì 17 settembre 2015

Una lunga carriera



Autore americano Todd Rundgren ha al suo attivo, a partire dal 1969, numerosi album, alcuni ottimi altri un po’ meno (è normale…) ma mai un autentico capolavoro. La sua musica ha attraversato vari generi e oggi è approdata, con questo Global del 2015 a un tipo di rock moderno sì ma anche un po’ commerciale in cui fa capolino un po’ di elettronica, un po’ di sperimentazione ma anche certe e troppe sonorità pop. Intendiamoci non è da buttare e comunque si fa sentire magari senza esaltarci ma neppure senza annoiarci. Ottimo come sottofondo in auto e se si è in altre faccende affaccendati. E’ qui a 320 kbps.
Voto:  + + +

mercoledì 16 settembre 2015

Un gran chitarrista



Fra i grandissimi professionisti della chitarra, provenienti dal Regno Unito, non si può non annoverare Jeff Beck che da quando rimpiazzò negli Yardbirds “slowhand” Clapton (su consiglio dell’amico J. Page) divenne uno dei principali e più dotati interpreti di quello strumento. Quest’anno (agli inizi) è uscito un suo album dal vivo intitolato: Live +. Nei 16 bellissimi brani (ben registrati) oltre che presentare suoi cavalli di battaglia da ottime interpretazioni anche di due canzoni di Hendrix, di un’altra della Mahavishnu Orchestra e di una del suo storico trio: Beck Bogart & Apice.. Le ultime due presenti nel disco sono state invece registrate in studio e di fatto sono nuovi pezzi. Ad aiutarlo sono intervenuti: Jimmy Hall al canto, Rhonda Smith al basso, Jonathan Joseph alla batteria e Nicolas Meier alla chitarra. Nei brani in studio c’è Ruth Lorenzo nel primo e Veronica Bellino nel secondo entrambi al canto (mi ero dimenticato di aggiungere i nomi al file). Lo trovate qui a 320 kbps. Uno dei migliori live di quest’anno senza dubbio!
Voto:  + + + + +

martedì 15 settembre 2015

Alcune "curiosità"



La Venere del Botticelli

Un cipresso
Mi sono venute in mente alcune curiosità che forse molti ignorano o non ricordano e che penso possano interessare i miei lettori. La prima è inerente ad uno dei maggiori simboli cristiani: La Sacra Croce. In tutte le chiese, nelle raffigurazioni e nei crocefissi la croce su cui è appeso Gesù è raffigurata nella forma classica di un T a cui è aggiunta una piccola porzione apicale magari con la scritta INRI (dal latino: Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum = Gesù Nazareno Re dei Giudei). Con tutta probabilità la vera croce su cui fu messo il Cristo non aveva quella forma se non a partire dalla fine II sec d.C. quando divenne in uso per quel supplizio. La vera foggia antica era una X nei cui bracci veniva appeso il condannato e fissata al suolo con un palo verticale posto dietro di essa. Infatti i primi simboli cristiani avevano la figura di una X più, in mezzo, la lunga P (o rò vedi foto) e a lato l’alfa e l’omega (segni di vira e morte) ed erano anche le iniziali di Cristo (in greco: XPISTOS). A proposito di simboli cristiani. Uno dei primi fu quello del pesce (si vede ancora oggi nelle antiche catacombe) questo perché nei primi Vangeli (redatti in greco antico) il Nazareno era detto: Iesùs Christòs Theoù Uiòs Sotèr (= Gesù Cristo Figlio di Dio il Salvatore) le cui iniziali danno ICTOUS (che in greco antico voleva dire pesce, da cui ittiologia, ittico e via dicendo). Altra curiosità: Il fatto di associare gli alberi di Cipresso ai defunti e ai cimiteri è dovuto non semplicemente perché le loro radici non si allargano ma vanno solo in profondità ma anche a causa che nell’antica Roma (e forse ciò mutuato dagli Etruschi) quando c’era un lutto nella domus (= casa), chi poteva ovviamente permetterselo, faceva piantare davanti all’entrata un alto cipresso che poi toglieva quando il cordoglio era finito. Un’altra curiosità: noi diciamo un uomo senza scrupoli per indicare una persona che non ha rimorsi nel compiere un’azione, ma cosa sono gli scrupoli? Al tempo dei Cesari lo scrupolo (scrupulum) era una piccola moneta d’oro che valeva un terzo dell’aurum (o denaro d’oro) e quindi essere senza scrupoli significava essere senza soldi e non aver nulla da perdere. Ultimo fatto singolare: la notissima modella del Botticelli (tal Simonetta Cattaneo, di nobile famiglia ligure, che sposò un Vespucci, lontano cugino del navigatore Amerigo e ritratta nei suoi famosissimi dipinti: La Primavera e La Nascita di Venere, oggi visibili presso Gli Uffizi a Firenze),  risedette a lungo, nonostante la breve vita, nel Golfo di Spezia e precisamente al Fezzano (e forse lì vi nacque in una villa, suo possedimento). Il posto, curiosamente, è molto vicino a Portovenere e oggi è una borgata della costa occidentale di detto seno.

Due in uno




Nel presentare questa band tedesca chiamatasi Bullfrog ho pensato di riunire in un unico file (ma poi, ormai lo sapete, in due separati cd) i due album della loro discografia: Il primo dal titolo omonimo uscì nel 1976, mentre il secondo, High In Spirit, l’anno dopo: nel 1977. Il loro stile è chiaramente progressivo con un buon tappeto sonoro fatto da una piacevole tastiera. Peccato però che l’originalità latita un po’ questo anche perché è cantato in inglese. A livello strumentale non sono malaccio ma neppure dei fenomeni. Insomma due dischi che non aggiungono né tolgono prestigio alla musica rock di quella nazione ma che possiamo tranquillamente ascoltare. Entrambi sono a 320 kbps qui e personalmente vi dico che preferisco, leggermente, il primo; le registrazioni sono ottime. Piacevoli pure le copertine frontali.
Voto Bullfrog:  + + + +
Voto High In Spirit:  + + +

lunedì 14 settembre 2015

Una "piccola" perla imperdibile



Per la radio pubblica inglese (la BBC) sono passati fior di artisti e importantissimi gruppi. Per fortuna queste registrazioni non andarono perdute e ogni tanto rispunta fuori qualche perla. E’ il caso di questo eccellente album dei Matching Mole (una fra le migliori band di art rock britannico e da me assai amata), precorritrice del così detto Canterbury Scene. L’unico difetto dell’opera è la sua brevità:  circa 24 minuti. Non fatevi scappare questo BBC Radio 1 Live In Concert del 1972 ma rimasterizzato assai bene in tempi recenti digitalizzandolo! Inutile aggiungere la grande bravura degli artisti qui impegnati a cominciare dall’immenso Robert Wyatt (fra i migliori batteristi di tutti i tempi). Un capolavoro qui a 320 kbps.
Voto:  + + + + + +

domenica 13 settembre 2015

Un gran bel duo



In quel tipo di musica americana venuta fuori sul finire dei ’60 ed in auge per tutti i ’70 che risulta essere un ottimo mix di folk, rock, blues e country, un posto di rilievo lo devono certamente avere questo duo: Loggins & Messina (quest’ultimo di chiare origini italiane) che fu autore di ottimi album assai eleganti e di gran classe. Il loro primo lavoro è questo omonimo alla band registrato nel 1972 e che vede, fra gli altri, il contributo di Stephen Stills al canto e cori. Nelle 11 canzoni i due artisti danno sfoggio della loro bravura e risulta essere un disco fondamentale in ogni discografia che si rispetti. Lo potete sentire qui a 256 kbps. La registrazione è ottima.
Voto:  + + + + +

sabato 12 settembre 2015

Hard rock quasi metal



Credo che band di hard rock come i Black Sabbath, che per altro sono forse stati il primo gruppo metal, rendano assai di più nella dimensione dal vivo che in studio. E infatti questo ottimo disco, editato nel 1980 ma successivamente rimasterizzato, è assai godibile (almeno per chi ama questo genere). Fu registrato in quell’anno il 27 Novembre in Australia e si intitola: Live At Capitol Theatre (Sydney, Australia). La band risulta essere in piena forma e ci presenta il meglio del suo repertorio. Di mio aggiungo che dopo i Deep Purple e i Led Zeppelin sono fra gli artisti di rock duro che preferisco, quantunque tecnicamente li giudico inferiori alle band sopra citate. L’incisione è buona (è un bootleg) e per essere un live direi ottima ed è qui a 320 kbps. Immancabili gli assolo di chitarra e di batteria.
Voto:  + + + + +

venerdì 11 settembre 2015

Panigacci e Testaroli

I testi di terracotta
Il canestrino di Panigacci


La fila di testi
Nati, con tutta probabilità, sulle colline a Nord di Aulla e a Est di Bolano nel comune di Podenzana (Lunigiana, MS, Toscana) si sono diffusi in tutta la provincia di La Spezia e a Nord di quella di Massa Carrara. Parlo dei Panigacci (o Panigazzi) che sono delle sottili focaccette non lievitate larghe circa 15 cm fatte di sola farina di grano, sale e acqua (c’è sempre qui il “solito discorso sul tipo di farina”, come per la pizza, che vi raccontai qualche post fa) ma talvolta, in famiglia, preparate anche con quella di mais o di castagne. L’impasto quasi liquido viene rigorosamente e meticolosamente suddiviso dentro testi di terracotta (vedi foto) arroventati sul fuoco vivo e prima di essere riempiti tolti da esso. Detto fuoco viene fatto con sola legnetta secca e talora di recupero (penso a quella delle cassette della frutta) ponendo anche dei rami d’ulivo che gli conferiscono un particolare profumo. La vampa è accesa o all’aperto o in un caminetto capiente. Con quella legna se ne fa una pira e in mezzo vengono posti i testi (vengono i più prodotti da speciali argille nel comune di Podenzana o di Sestri Levante), quando essi divengono quasi rossi con delle pinze si tolgono dalla brace e dopo poco vi si mette un po’ d’impasto in ciascuno. Si formano così delle file verticali (un testo sopra l’altro, vedi foto) e il panigaccio cuoce in essi e fra essi. Dopo qualche minuto si prende con guanti termici ciascun testo e aiutati da un raschietto si toglie la relativa focaccetta. Vengono serviti ancora belli caldi e piegati in due si mangiano con dentro o stracchino (o altri formaggi a pasta molle), o affettati, o salsiccia, o lardo o anche come dolce con la “nota” crema di nocciole e cioccolato. A me piacciono anche così: sfregare uno spicchio d’aglio (spellato) su una sua parte, coprirlo di Parmigiano Reggiano grattugiato e un po’ di olio evo e via! Ottimi anche con l’uovo fritto. Se rimangono lì freddi non vengono consumati ma posti poi in acqua salata bollente e cotti (magari il giorno dopo) come della pasta con cui prima però se ne fanno delle larghe losanghe, quindi conditi con pesto o sugo di funghi. Come sapore vagamente assomigliano alla piadina romagnola (che però ha dentro anche o olio d’oliva o strutto ed è più sottile) ma a mio giudizio sono nettamente più saporiti e particolari anche per la diversa tipologia di cottura. Infine attenzione a non confonderli con i Testaroli (tipici di Pontremoli e dintorni) che sono di impasto uguale ma di grandi dimensioni (40 cm) e cotti in forno in teglie circolari di ghisa. Essi vanno consumati esclusivamente bolliti, dopo averne fatto delle lasagnette e poi conditi con sughi o pesto. In uso fin dai tempi dei Romani è forse la più “antica” pasta d’Italia. Il vino consigliato sia per i Panigacci che per i Testaroli è ovviamente un rosso di medio corpo e beverino, meglio se di quelle parti. Numerosi sono in zona i ristoranti che si dedicano solo ad essi e il pasto completo con formaggi e affettati (vino della casa, caffé e coperto compreso) difficilmente supera i 25€ e spesso anche meno e varia dalla qualità dei “ripieni”. Solitamente portano panigacci a iosa (il loro numero non incide nel prezzo finale) in piccoli canestrini (mentre i “ripieni” sono nei vassoi e questi sì che sono contingentati ma sempre abbondanti) e una persona “normale” ne può consumare circa 5-6 più uno dolce. Io, invero, molti di più… Quando ero giovane il mio record fu di ben 28 e poi uscì il cuoco che disse che voleva chiudere la cucina…e io avrei continuato…;-) La tradizione del Panigaccio si ricollega a quelle molto simili presenti in varie culture del Mediterraneo: Le focacce d’orzo egiziane, il pane azzimo ebraico, il gyropita (alcuni dicono greco altri turco), le piadine e i testaroli e di sicuro me ne sono dimenticati molti altri.