sabato 31 gennaio 2015

Il "solito" Zappa



Con quest’album intitolato Joe’s Corsage, uscito nel 2004, siamo tornati al solito “standard” di Frank Zappa (meno male!). Esso contiene sia brani noti (ma in differente versione) che inediti tutti registrati fra il 1964 e il 1965 (e quindi anteriori al suo primo disco ufficiale: Freak Out! Del 1966).Tranne l’iltimo che è una specie di (inutile) intervista Ad aiutarlo nell’impresa furono le prime Mothers Of Invention (i nomi dei cui membri li potete trovare nel file sotto info).
L’opera non è certo un capolavoro assoluto e ci però presenta il grande compositore chitarrista un po’ alle prime armi (come si suole dire…) ma forse proprio per questo assai interessante.

venerdì 30 gennaio 2015

Montepulciano D'Abruzzo Doc (e Docg)



Altro vino rosso cosiddetto da pasto che io consiglio è il Montepulciano D’Abruzzo Doc ottenuto dal vitigno omonimo (altro vanto dell’enologia italica) o in purezza o in uvaggio (max 20% ) con altre uve a bacca nera. La tradizione del vino in Abruzzo si perde nella notte dei tempi e fin dall’antichità era una regione nota anche per le sue uve. Il mio suggerimento è dato anche dal fatto che è un vino che si trova comunemente in quasi tutti i supermercati ed ha un rapporto-prezzo mediamente più che buono. Infatti esso è, fra le doc, quello a più alta diffusione in Italia.
Presenta un bel colore rubino con sfumature violacee e pur non prestandosi a lungo invecchiamento, con l’età ha riflessi granati. Al naso è intenso e persistente con sentori vinosi, di frutti a bacca rossa ed etereo (cioè l’odore tipico dell’alcol etilico), a volte anche speziato (pepe nero soprattutto). In bocca mantiene le promesse ed è di corpo, giustamente tannico, con una gradazione intorno ai 12,5 gradi alcolici e buon retrogusto vinoso. Dal 2003 se ne produce (in purezza) anche una Docg chiamata Montepulciano D’Abruzzo Colline Teramane (cioè nei pressi di Teramo) da cui si ricava anche una Riserva (con un maggiore invecchiamento). Ovviamente questo è un vino più complesso e di gradazione , intensità e ampiezza (sia odorosa che gustativa) maggiore. Propongo di quest’ultimo di abbinarlo a carni rosse (magari alla brace) e/o con buonissimi formaggi pecorini della regione. 

Hard rock made in Germany



In Germania si è avuta senz’altro la più forte colonizzazione della lingua inglese in ambito europeo (relativamente alla musica, ovvio). Non fa eccezione questa band che si chiama Excalibur (un omaggio alla saga Inglese, appunto, di Re Artù e Mago Merlino). Il loro primo disco intitolato: The First Album fu registrato nel 1971 ed è un buon (ma poco originale, quantunque suonato molto bene) hard rock i cui musicisti di riferimento sono senz’altro i britannici Deep Purple e in parte i Led Zeppelin. Certo la fantasia di questa band di Amburgo lascia a desiderare ma bravi (come strumentisti) lo sono senz’altro e quindi i tre più se li meritano (ma nulla di altro).
Voto:  + + +

giovedì 29 gennaio 2015

L'astronave J vola ancora...



Penso che tutti sappiate che i Jefferson Starship sono i diretti discendenti dei mitici, gloriosi (e grandi) Jefferson Airplane. Nei decenni i J. S. hanno via via perso i loro elementi storici e in questo bel album live, intitolato Soiled Dove (del 2003 ma rieditato nel 2014), l’unico rimasto è Paul Kantner. A sostituire (sempre che sia possibile) l’insuperabile Grace Slick è stata chiamata un’eccellente cantante che a tratti assomiglia (nella voce) e non fa giustamente nulla per nasconderlo a G.S. E’ infatti molto brava e si chiama Diana Mangano (italo-americana di New York) ma l’originale resta un gradino superiore. Altri strumentisti sono intervenuti e i nomi li potete trovare in info all’interno del file. Il disco raccoglie alcune fra le migliori canzoni sia degli Starship che dei Jefferson (e quanta nostalgia riascoltare White Rabbit) reinterpretate qui in ottima maniera. Un gran bel album insomma e forse fra i capolavori del 2003.
Voto:  + + + + +

mercoledì 28 gennaio 2015

Altro lp della Lega dei Gentiluomini



Nel 1985 Robert Fripp riprese in mano un suo vecchio progetto e così ricompose la band chiamata The League Of Gentlemen ed incise un altro disco dalla copertina molto simile al precedente che però chiamò: God Save The King. Gli altri strumentisti furono più o meno gli stessi della precedente esperienza con in più, ed è da sottolineare, la presenza di David Byrne (fondatore dei Talking Heads) al canto nel secondo pezzo. Il brano migliore dell’opera è (per me) la mini suite che da il nome all’album dove si sente forte la mano di Fripp; le altre, invece, scivolano via in un apparente miscuglio di pop anni ’80, elettronica e la vena dadaista del noto chitarrista. All’apparenza potrebbe sembrare un lp quasi banale e invece, riascoltandolo, viene fuori tutta la sua bellezza intrinseca.
Voto:  + + + +

martedì 27 gennaio 2015

Scusate...



Voi tutti, che mi seguite su questo blog, conoscete la mia passione per Frank Zappa ma un suo disco così brutto non mi era mai capitato per le mani. La colpa non è certo del genio italo-americano ma della casa musicale che ha voluto (raschiando il fondo del barile a più non posso) pubblicare questo Joe’s Domage postumo nel 2004. Si tratta infatti di prove di registrazione che mai certamente il buon Frank avrebbe voluto presentare data sia la pessima qualità audio che il fatto trattasi di spezzoni (mal assortiti invero) di canzoni poi divenute famose. Forse pensavano di fuorviare noi ascoltatori che immaginavamo di udire un'altra perla come fu il Joe’s Garage e che purtroppo nulla a che fare. Sapete anche che per me Zappa è il massimo e quindi mi sono sempre astenuto da dare voti ai suoi album (siano essi usciti quando era ancora vivo oppure no) ma qui devo per forza avvertirvi e quindi:
Voto:  + + (non arrabbiatevi con me…rimedierò!)

lunedì 26 gennaio 2015

Un ottimo vino (rosso) da tutto pasto

Filari di Dolcetto
Uva Dolcetto
Mi capita spesso che amici, conoscendo la mia passione (e se permettete anche la conoscenza) del mondo dell’enologia, mi chiedono un consiglio per acquistare un cosiddetto vino da tutto pasto (in questo caso un rosso), cioè un buon vino non troppo raffinato nel gusto e con una gradazione non superiore ai 12-12,5 gradi alcolici. Il primo nome che mi viene in mente è il Dolcetto (altro vitigno solo italiano); esso viene coltivato e prodotto in purezza (cioè vuol dire utilizzando solo le uve omonime) in Piemonte. Se ne conoscono queste tipologie, ognuna leggermente diversa dall’altra sotto l’aspetto organolettico: Dolcetto di Dogliani Docg che è l’unico che ha la docg e che ingloba anche il Dolcetto Delle Langhe Monregalesi. A dire il vero questo per la sua complessità ho difficoltà a metterlo fra quelli da tutto pasto. Esso infatti ha un profumo fruttato e particolare, con una buona intensità, persistenza ed eleganza, colore rosso rubino e sapore intenso e retrogusto mandorlato. Se ne produce anche con un anno di invecchiamento e 13 gradi alcolici, questa varietà è detta Superiore. E’ vino da ragù, da insaccati ed arrosti e ottimo con il fritto misto alla piemontese o con la carne all’albese (quindi cruda).
Dolcetto di Ovada Doc, meno complesso del precedente e da me consigliato come vino da tutto pasto se si amano quelli un po’ “robusti”. Ha un colore rosso rubino tendente al granato (se leggermente invecchiato), odore vinoso e leggermente fruttato, di corpo, con buona persistenza ed intensità. In bocca è pieno ed armonico e con un retrogusto leggermente amarognolo. Anch’esso ha una varietà Superiore (e solo questa si presta ad un moderato invecchiamento). Altro Dolcetto da me consigliato è quello d’Alba Doc, di certo meno “pesante” del precedente ed è quello comunemente usato in Piemonte come vino da pasto (siamo sui 11,5-12 gradi alcolici), ha colore rosso rubino con riflessi violacei, profumo vinoso e gradevole, abbastanza persistente ed intenso e in bocca ha sapore asciutto, leggermente acidulo (che non è un difetto, anzi…) e giusto di corpo. Non si presta ad invecchiamento. Ci sono poi altri Dolcetti (da me invero leggermente meno rammentati): D’Acqui (prodotto nei pressi di Acqui Terme), di Diano D’Alba (nelle Langhe), di Asti e da poco anche quello Pinerolese (prodotto nei pressi di Pinerolo) tutti sono Doc.

Rock jazz made in Germany



Oggi vi propongo l’ascolto di un discreto rock jazz proveniente dalla Germania ad opera di una band di ottimi musicisti: To Be che nel 1977 registrarono il loro primo (e forse unico) disco con lo stesso nome del gruppo. All’interno del file, oltre che alle copertine dell’lp potete trovare in info i nomi dei musicisti (bravi) qui impegnati. L’unica pecca è che il sound prodotto non è certo dei più originali (a partire dal nome del complesso) e un’aria di già sentito aleggia sempre. Inoltre la musica non è certo impegnativa sebbene riesca a mantenersi fuori dall’easy listening.
Voto:   + + +

domenica 25 gennaio 2015

Sempre sulla breccia...



Nonostante i decenni passati, il bravo Arthur Brown e la sua band: Crazy World è ancora in attività (in realtà non ha mai smesso di incidere dischi) e così nel 2014 ha registrato questo interessante album: Zim Zam Zim. Lui è sempre quel cantante dalla voce interessante ed a aiutarlo nell’impresa sono intervenuti: Jevon Beaumont (basso), Nina Gromniak (chitarre), Lucie Rejchrtova (tastiere) e Z Star (chi è?) voci e percussioni. Il genere è quello del glam rock ma con forti influssi psichedelici e progressivi e il risultato è un sound molto originale e piacevole. L’unica cosa che un po’ disturba è l’assenza quasi totale della batteria relegata (ove è presente) a basi registrate. Bella la copertina. Opera interessante.
Voto:  + + + +

sabato 24 gennaio 2015

La lega dei gentiluomini



Prima di andare in studio per registrare il suo nuovo album (Discipline) con i “nuovi” King Crimson, il buon Robert Fripp mise su una nuova band: The League Of Gentlemen (di cui per altro facevano parte anche due donne: Sara Lee al basso e come sempre anche al canto, pallino di Fripp e Danielle Dax in un brano, il secondo) a completare la formazione chiamò: Barry Andrews: organo, Jonny Toobad: batteria (solo primo brano) e Kevin Wilkinson batteria. Musicalmente, pur non arrivando ai livelli assoluti dei K.C. , è un disco piacevolmente di art rock-prog e la mano del bravissimo chitarrista inglese si sente eccome ma per certe sonorità si discosta dal filone musicale della sua famosissima band. Il disco si intitola con lo stesso nome del gruppo e uscì nel 1981.
Voto:  + + + +

venerdì 23 gennaio 2015

Uno Zappa inedito (quasi)



Sebbene quest’album, intitolato QuAUDIOPHILIAc uscì nel 2004 (quindi postumo), fu un progetto in gran parte portato avanti a suo tempo da Frank Zappa e poi terminato da suo figlio Dweezil. L’intento del genio italo-americano era di pubblicare sue registrazioni sperimentali in quadrifonia utilizzando il nuovo sistema digitale dolby sorround. Per far questo riesumò o brani inediti, o brani di preparazione di suoi album (e poi scartati) o esibizioni live (qui del 1975) e con l’intento di  proseguire poi anche con altri cd (che causa sua scomparsa naufragò). Molti dei pezzi presenti in Quaudiophiliac quindi sono inediti o erano stati pubblicati solo in versione riadattata. Disco assolutamente da non perdere!

giovedì 22 gennaio 2015

Del prog sinfonico tedesco



Rieccoci in Germania per ascoltare questa discreta band di prog sinfonico che seppure poco originale (gli Ekseption, i The Nice, ELP sono lì dietro l’angolo) ma dotata tecnicamente ci propone con quest’album, intitolato Adaptionem, uscito nel 1976, noti brani sinfonici rivisitati in chiave rock. Così questi Electra (i cui nomi potete trovare in info all’interno del file) passano con una discreta disinvoltura da Borodin a Bach a Mozart a Rachmaninow. Ascoltabili ma nulla di più.
Voto:  + + +

Libarna e via Postumia

Libarna il teatro
Libarna l'anfiteatro
Libarna abitazioni e anfiateatro
Libarna nel III sec d.C.

A lungo vi ho parlato di vini piemontesi ed ora mi è venuta voglia di riprendere la rubrica di archeologia e luoghi interessanti. Però in qualche modo oggi è ad essa correlata. Infatti mi vorrei soffermare su una importante (ed ora scomparsa) città romana del basso Piemonte: Libarna, i cui resti archeologici sono visitabili ma che necessiterebbe di una maggiore attenzione da parte delle autorità (c'è addirittura una ferrovia che quasi l'attraversa!). Essa sorse nel I sec a.C. lungo la valle del fiume Scrivia (oggi non lontano da Gavi, zona del Cortese docg) e lungo il percorso della via consolare Postumia. Detta strada, voluta nel II sec a.C. dal console romano Postumio Albino, congiungeva i due principali porti del Nord Italia: Genua (Genova) sul mar Ligure e Aquileia a nord del mar Adriatico. Essa dalla Liguria saliva fino a Libarna poi piegava verso Dertona (oggi Tortona) dove si congiungeva con una che passando per Ticinum portava Mediolanium (Milano), da Dertona proseguiva per Placentia (Piacenza), poi Cremona, Verona, Vicetia (Vicenza) e infine ad Aquileia. La città di Libarna, grazie ai traffici commerciali crebbe di importanza e fu una delle più grandi città romane del Piemonte. Di essa oggi rimangono il teatro, l’anfiteatro e vaste sezioni abitative. La sua gloria durò fino alla seconda metà del V sec. d.C. quando causa invasioni barbariche ed essendo non più difendibile, la popolazione decise di abbandonarla e di rifugiarsi (disperdendosi) sulle colline e montagne circostanti.

mercoledì 21 gennaio 2015

Rieccoli!



Questa nota band: gli Status Quo iniziarono la loro carriera sul finire dei ’60 proponendo un banale ed insulso prog; per fortuna presto cambiarono genere e passarono ad un rock semplice basato su pochi accordi ma ben eseguito, forse per questo il successo arrivò e vendettero mucchi di dischi sulle due sponde dell’oceano. Nel terzo millennio ci sono ancora e sebbene un po’ appesantiti nel fisico e smessi i lunghi capelli ci propongono qui un ottimo album semi-acustico in cui sono raccolti alcuni dei loro famosi pezzi rock (ben 23!) rivisitati splendidamente. Esso uscì nel 2014 e si intitola: Aquostic (Stripped Bare) e seppure album affatto impegnativo mi piace molto proprio per la sua semplicità e pulizia d’esecuzione.
Voto:  + + + +

martedì 20 gennaio 2015

Ancora Andy & Robert



Oggi vi propongo l’ascolto del secondo disco della coppia Andy Summers & Robert Fripp che registrò questo discreto disco nel 1984 e lo intitolò: Bewitched. Al contrario del precedente ad aiutare i due chitarristi sono intervenuti altri musicisti (i nomi li troverete in info all’interno del file) che danno sì più completezza all’opera ma che forse ne snaturano un po’ lo spirito. Infatti, secondo me, quest’album e inferiore a quello anteriore probabilmente perché ha avuto più spazio Summers (e dove è più presente Fripp si sente…) o forse perché hanno voluto fare un lavoro più commerciale, non so. Fatto sta che la musica proposta (affatto brutta, intendiamoci) è quasi un mix fra M. Parrè e A. Parson rimanendo però anche abbastanza originale.
Voto:  + + +
N.B. : Da oggi ho voluto cambiare il server per i miei upload, ditemi se questo è meglio del "vecchio" netkups! Grazie...

lunedì 19 gennaio 2015

Altro bel live zappiano



Altro imperdibile disco live di Frank Zappa e le sue Mothers Of Invention (la cui formazione la potete trovare nel file sotto info) uscito nel 2003 ed intitolato: Halloween. In realtà esso contiene la registrazione di un concerto tenutosi nel 1978 (dove però non lo so). La qualità dell’album è buona (ma non eccelsa) e se proprio vi si deve trovare un difetto sta nel cattivo split fra una canzone e l’altra probabilmente causa del remixaggio non all’altezza fatto dalla casa discografica; quel vuoto di pochissimi secondi disturba un po’ anche perché spezza il continuum del concerto. Comunque sia, a parte questo neo, la musica proposta è, come sempre, stupenda e loro sono in piena forma. Album  da non farsi scappare!

Erbaluce di Caluso Docg



Dopo la lunga pausa che mi sono preso causa festività natalizie, riprendo in questo post a parlarvi di vini italiani, nello specifico di un ottimo vino bianco piemontese: L’ Erbaluce di Caluso, nome, tra l’altro, fra i più “romantici” nel mondo dell’enologia italica. Esso proviene totalmente da uve di Erbaluce (un altro dei tanti vitigni italiani unici nel mondo) e nel 2010 ha avuto la Docg. La sua zona di produzione (vedi mappa qui nel post) è compresa entro le province di Torino, Vercelli e Biella e con epicentro nel paese di Caluso nel cuore del Canavese (To). Si presenta di un bel giallo paglierino (carico nel passito) e buon perlage (nello spumante), di odore floreale ed elegante, in bocca non delude affatto grazie alla sua persistenza, freschezza ed unicità (retrogusto di mandorle). Da quanto sopra detto si evince che se ne producono di 3 tipologie: fermo, spumante ambedue con gradazione non elevata (siamo intorno agli 11,5 gradi, raramente supera i 12,5) quest’ultimo con profumi anche fruttati e passito (ove la gradazione si eleva, naturalmente, di qualche grado) con uve appunto appassite circa 5 mesi e poi invecchiato 3 anni (un anno in più per la riserva). Nella tipologia passito il profumo diviene più ampio e persistente con sentori di frutta candita, passita e miele, il colore si fa ambrato e anche nel gusto si fa pieno, di corpo e caldo. Si può tranquillamente invecchiare anche decenni. Comunque anche nelle due precedenti tipologie è un vino bianco che si presta ad un moderato invecchiamento (e qui sta una delle sue peculiarità) e alla fine il suo profumo e gusto ne guadagna in complessità. Sia quello fermo che lo spumante è consigliabile abbinarlo a primi piatti “in bianco” o a pesci di lago o/e di fiume mentre per il passito o da meditazione o con dolci a pasta secca (ne ho bevuto uno che stava benissimo con il Panforte di Siena).
Appassimento uve

domenica 18 gennaio 2015

Altro bel album tedesco



Nel 1979 il duo composto da Roedelius e da Moebius (valenti musicisti e compositori tedeschi), che passò nella storia della musica sotto il nome di Cluster, incise questo ottimo album intitolandolo Grosses Wasser. Nonostante i banali (almeno a livello della qualità musicale) anni ’80 fossero alle porte la band germanica ci propone un originale e mai mediocre elettronico krautrock. Certo i primi lavori (d’avanguardia ma anche di difficile fruibilità) sono lontani ma rimane comunque un ottimo sound che seppure a volte scende di livello a volte si eleva viceversa al disopra della media di quel periodo, specie nella mini suite finale che da il nome al disco.
Voto:  + + + +

sabato 17 gennaio 2015

Keith, Greg & Carl



Nell’estate del 1972 si tenne un gran bel festival che seppure non di fama come Woodstock vantò tra le sue fila illustri musicisti e band, esso era il Mar Y Sol Festival. Gli artisti impegnati (tra gli altri) furono la Mahavishnu Orchestra, The Allman Brothers Band, Osibisa, B.B. King, Cactus, J Geils Band, Nitzinger ma di certo il lungo concerto serale degli Emerson Lake & Palmer rimase nella memoria degli spettatori anche perché la band inglese era al massimo della forma. Sono riuscito ad avere per le mani l’intero concerto del trio e infatti l’album si intitola Live At Mar Y Sol Festival. La registrazione è più che buona (per non dire ottima) e pertanto non ci resta che godere di Tarkus, Take A Pebble, Lucky Man, Pictures ed altro. Un capolavoro imperdibile e per giunta non gravato da lunghi noiosi assoli (che tanto erano di moda allora).
Voto:  + + + + + +

venerdì 16 gennaio 2015

Andy e Robert



Fra le tante collaborazioni che il genio inscantabile di Fripp attuò una delle prime (dopo quella con Brian Eno) fu con questo Summers che Bob conobbe negli anni ‘60 e che poi divenne famoso sul finire dei ’70 come chitarra dei Police. Il duo Andy Summers & Robert Fripp fu autore di almeno due dischi di cui il primo è questo: I Advanced Masked databile intorno al 1982 (l’altro lo posterò la prossima volta). Dico subito che, pur non essendo un capolavoro, l’lp è assai bello e che nella musica proposta si sente molto la mano del compositore crimsoniano. Insomma una via di mezzo fra un genere ambient elettronico e un altro più chitarristico progressivo. Entrambi i musicisti sono impegnati nelle chitarre elettriche, nei sintetizzatori e nelle percussioni. Una curiosità: in quegl’anni Fripp (parlo dei “soliti” anni ’80) forse per sbarcare meglio il lunaio, collaborò attivamente con una discreta e nota band pop: i Blondie. Ricordate la graziosa cantante: una biondina con caschetto biondo (appunto) e che per un certo tempo, con il suo gruppo, agli inizi di quel decennio, fu in testa alla classifiche? Erano loro, esattamente…
Voto:  + + + +

Le solite frasi fatte

Durante le ultime festività natalizie, essendo stato ospite, non ho potuto esimermi dal vedere quello che passava nello scatolone sparacazzate (la tv). In particolare, ed era un po’ che non lo facevo, ho osservato (forse perché erano mesi che non li sentivo); meglio, ho ascoltato, quello che i politici di ogni schieramento (ma anche i giornalisti-e) andavano cianciando. Ho subito notato che tutti (o quasi) adoperano le stesse parole evidentemente non conoscendone altre o uniformandosi e appiattendosi su termini strausati. Mi fa quindi dire che ho scoperto una politica del dopodichè e del è del tutto evidente che. Fateci caso, sembrano tanti pappagalli… Non dico che è sbagliato dire dopodichè ma si può anche variare per esempio con (la butto là): fermo restando ciò, assodato questo, e inoltre, detto questo, oltre a ciò, per di più. Quanto alla locuzione è del tutto evidente che si può impiegare anche: è chiaro, è lapalissiano, è lampante, è palese, è indubitabile, è manifesto…che. Il fatto che moltissimi usino lo stesso “gergo” mi (e forse ci) fa dubitare della loro indipendenza intellettuale (sancita e obbligatoria per la Costituzione) e del loro banale modus pensandi. Amen!



giovedì 15 gennaio 2015

Frank e Mothers dal vivo



Splendido doppio live che riporta il resoconto di una tournee in Australia (Sydney) di Frank Zappa e l’allora formazione che l’accompagnava: le Mother Of Inventions (che a dire il vero negli anni variò, nei suoi componenti e di parecchio) e i cui nomi potete trovare nel file sotto info. L’album si intitola OZ ed uscì nel 2002 e le registrazioni risalgono al 20 Gennaio 1976. Inoltre so che la loro qualità è più che buona e lui e il suo gruppo sono qui in piena forma. Nel lungo doppio cd si alternano brani noti e no, tutti eseguiti con grande maestria. Merita!

mercoledì 14 gennaio 2015

Da sentire con interesse



I Cluster furono una delle band tedesche più eccentriche (musicalmente parlando) di tutto il panorama del krautrock e di certo fra le meno commerciali (specie nei loro primi due album). In realtà si tratta qui di un duo: Moebius e Roedelius molto apprezzati da Brian Eno (vi collaborò pure). La musica qui proposta risulta un piacevole (e meno impegnativa) mix fra elettronica, atonale, bucolica-pastorale ed impressionistica avanguardia che potrebbe sconfinare tranquillamente nell’ambient. Il disco di cui vi propongo l’ascolto si intitola: Sowiesoso e fu inciso nel 1976. Di certo risulta meno “complicato” dei loro primi lavori ma nel complesso un’opera godibile quasi da tutti.
Voto:  + + + +

martedì 13 gennaio 2015

Keith & Greg



Nel 2014, messe da parte varie liti decennali, Keith Emerson e Greg Lake si sono ritrovati per un memorabile concerto live e che su disco ha preso il nome di Live From Manticore Hall. Va detto che la parte del leone la fa Lake che, seppure sempre molto appesantito nel fisico, ha ritrovato qui il suo vecchio smalto e così la voce è quella dei tempi migliori (così come il suo basso e la sua chitarra). Emerson invece va lodato per essere divenuto un buon tastierista nonostante la grave malattia che lo colpì e che lo ha reso invalido a tre dita della mano destra, così ora da mostro extraterrestre è divenuto più terrestre… Il disco è bello (e non potrebbe essere altrimenti) ma a mio parere manca la terza gamba del tavolino: Palmer e si  sente. Poco infatti servono le basi registrate o altre diavolerie di Keith, la batteria di Carl è troppo importante e riempitiva. Sembrerebbe comunque (voci di corridoio…) che presto il trio si dovrebbe riunire e dovrebbe uscire un nuovo album (non so se di vecchie registrazioni, un mix di nuove o vecchie o solo nuove), speriamo! Qui però quanta nostalgia nel riascoltare I talk to the wind, Tarkus, Take a Pebble o Lucky Man (e altri brani…). Interessanti (almeno per chi comprende l’inglese) le parole che precedono alcune canzoni.
Voto:  + + + +

lunedì 12 gennaio 2015

Avrei voluto poter esserci



La mia solidarietà totale contro l'idiota terrorismo.

Brian e Robert



Devo confessarvi che in generale la musica cosiddetta ambient poco mi soddisfa trovandola (è in mio parere ovvio) spesso troppo ripetitiva e sonnolenta. Va però aggiunto che questo breve album (appena 22 minuti e 23 secondi!) della coppia Fripp & Eno, o viceversa, se preferite… (per gli smemorati: Robert Fripp leader dei King Crimson e Brian Eno fertile mente dei Roxy Music), intitolato: New Depression Music, inciso nel 1980, pur rimanendo nel contesto di quel filone musicale, un po’ se ne discosta (evviva!), forse anche per merito del buon Fripp che ha avuto larga parte nel comporre quest’opera. Spesso questo lp viene ascritto come bootleg più ad Eno che Fripp, poco male! Quello che a noi importa è che bello, ben registrato e se poi non fa parte della discografia ufficiale…chissenefrega!
Voto:   + + + +

domenica 11 gennaio 2015

Interessante



Questo disco che oggi vi propongo trattasi di una specie di compilation di noti (e meno) brani dell’artista di Baltimora: Frank Zappa. Il titolo dell’album è: Son Of Cheap Thrills uscito nel 1999. Sopra dico una specie perché è vero che ci sono canzoni provenienti da conosciuti suoi album ma contiene pure versioni inedite live ed altri pezzi rivisitati. E’ quindi consigliabile a chi poco conosce il mondo musicale zappiano ed anche a chi ama avere diverse versioni delle sue memorabili canzoni. La copertina mi piace.
Buon ascolto!

La mia esperienza nipponica



Vi vorrei qui raccontare la mia impressione sulla cucina giapponese. Durante una delle passate festività fui invitato a pranzo da amici (di Milano) fissati per la cucina giapponese, in particolare quella che fu la cuoca non passa settimana che non vada in un ristorante del Sol Levante (se lo può permettere…) ed è stata anche (credo più volte) in Giappone tanto che è ritornata in Italia, l’ultima volta, con un mucchio di cibarie orientali. Devo essere sincero, qualche volta, qui e là, lo anche assaggiata ma mai un pranzo intero (se si esclude una volta a Londra, ma tanti anni fa) e a detta degl’altri commensali questo cucinato a regola d’arte. Come antipasti (seguo la dizione italiana, scusate…) quello che mi ha più impressionato (favorevolmente) furono delle sofficissime palline ripiene cotte e lievitate in una teglia con una dozzina di concavità (non ricordo il nome, riscusate…); molto meno buona (almeno per me, non per gli altri) fu una tazza di brodo con dentro (galleggianti) pezzetti di formaggio bianco (tofu?) al cui confronto il feta greco è una prelibatezza (io che amo i formaggi tradizionali!) e funghi tagliati sottili (quali? Boh?) più altre cose, io la ribattezzai subito brodazza e non riuscii a finirla (e sì che sono un’ottima forchetta che trangugia di tutto e non ha né allergie né intolleranze e degli anticorpi grossi come pantegane, forse retaggio di un’infanzia passata allo stato brado). Poi come secondi arrivò il sushi, cioè degli involtini fatte con le alghe e al cui interno c’era riso (di un tipo particolare) e pesce crudo, il tutto da pucciare in una salsa agro-dolce-piccante detta wasabi. Buoni i primi 3-4  ma poi mi vennero a noia. Fu quindi il turno del pesce crudo detto sashimi. Ad essere sincero fin da bambino quando si andava a pescare (ed erano altri tempi ed un altro mare) se si tiravano su dei pescetti li si mangiavano al momento così come (d’estate) i muscoli (in italiano cozze o mitili ) ed era “grasso che cola” se c’era un po’ di limone! Quindi per me niente di speciale né di particolarmente prelibato (preferivo quelli della mia infanzia). Chiusero il pranzo con la tempura cioè pesce e verdure fritte (in cosa? Olio di soia? Boh… non ho indagato) passabile ma a quella preferisco il “nostro” fritto in e.v.o. o di paranza o con le acciughe di Monterosso. Tutto il pasto fu innaffiato da birra giapponese (portata o comprata, non so) che sembrava tè sporco e che scompariva al confronto delle immensamente migliori birre belghe o tedesche (bevande che dopo il vino mi piacciono particolarmente).
Per fortuna, pur avendo finito quasi con la fame, mi sono rifatto la sera quando la mamma della cuoca (anziana ma validissima signora milanese) ha servito un prelibatissima cassoeula! Grazie, ma va a *!?#! il Giappone!
La cassoeula

sabato 10 gennaio 2015

Chi non li conosce?



Nel “nostro” tour settimanale  per la musica teutonica facciamo tappa in casa dei Popol Vuh per goderci quest’ottimo album di krautrock – cosmic music intitolato Letzte Tage – Letzte Nachte, registrato dalla nota band tedesca nel 1976. All’interno del file potete trovare in info notizie riguardanti i musicisti impegnati nell’opera. Il disco, pur non essendo un capolavoro, si incastra a perfezione nel corso affascinate di quella musica d’avanguardia che fiorì sul finire degl’anni ’60 e perdurò per tutti i ’70. Bello! Qui anche con tre canzoni bonus.
Voto:   + + + +