sabato 31 ottobre 2015

Gli esagerati allarmismi



Questo mondo spesso si preoccupa del sassolino che con cadenza periodica qualche studioso butta nello stagno dell’idiozia globale invece di inquietarsi del macigno che ogni giorno incombe su di noi. Dopo i falsi ed esagerati allarmi per (vado a memoria) le cozze con i vibrioni, il pesce tossico, la mucca pazza, l’aviaria ora è la volta di denunciare la possibilità che le carni rosse e gli insaccati possano procurare il cancro. A quella notizia, conoscendo l’isteria popolare, in parte ne sono contento. Sì perché così una bistecca, il prosciutto e financo il culatello mi verrà a costare meno, almeno per un po’. Ma si può? Se anche fosse acclarata quella possibilità almeno qui in Italia, grazie anche alla nostra dieta usuale (fatta di pane, pasta, olio evo, ottime verdure, frutta) ne dovremo essere immuni. Altra cosa forse per quelle usanze in certi paesi (vedi USA) dove il consumo di carne è esagerato ed essa è spesso gonfiata con ormoni, ogm, antibiotici così come quello di strutto e altre schifezze. Infatti là l’obesità è una piaga sociale. Si spiega anche perché sempre là è nata l’idiota moda del veganesimo. Se anche da noi lasciassimo perdere i fast food dove sta il problema? Personalmente, nel mio piccolo, le mie galline razzolano libere in un pollaio più grande della mia camera da letto e nutrite naturalmente. I pochi conigli hanno gabbie più grosse di un San Bernardo e spesso si aggirano liberi per la stalla. Quanto alla carne di maiale e relativi insaccati, quando posso, con amici ce la procuriamo da allevamenti controllati e seri (e se si tratta di cinta senese gli animali vengono allevati allo stato brado). Alcune volte ce li siamo fatti pure da noi senza conservanti o altro. Le mucche poi sono quelle di montagna. In ogni caso il controllo qui in Italia è il più severo del mondo. La mia dieta (così come quella di milioni d’Italiani), specie in estate, è fatta principalmente di ortaggi (ma anche in inverno con zucche, cavoli, patate e legumi) integrata ogni tanto da un po’ di pesce (a volte pescato da me), formaggio e raramente da insaccati e carne. Come vado a dire anche col vino… occhio alla quantità. Meglio poco ma buono che tanto ma pessimo. E poi un po’ di tutto. La puzza al naso di certi vegetariani e della maggior parte dei vegani (chissà perché per lo più donne poi) non la capisco, si danno arie da saccenti e sembrano relegare noi onnivori a poveri idioti. Sono loro sicuri che la soja, il tofu e altre verzure non siano contaminate da ogm, pesticidi, inquinamento vario? Siamo seri e riprendiamoci le nostre tradizioni. Una mia nonna (di Parma) è venuta su a salame, prosciutto e Parmigiano ed è campata bene fino a 96 anni. A dispetto di tutti gli idioti ieri mi sono pappato (anche se poi non è che mi piacciano tanto ed era un po’ che non lo facevo) un hot dog e un hamburger … tiè!

Rieccoci in Germania



Interessante, seppure non certo un capolavoro, questo disco dei Missing Link uscito nel 1972 e con il titolo di Nevergreen. La suddetta band tedesca ci propone un buon heavy-prog assai ben suonato e con spunti autentici così come spesso accade quando abbiamo a che fare con complessi provenienti dalla Germania; vi troviamo pure delle contaminazioni musicali che a volte ci fanno pensare a certe sonorità dei Colosseum. Ad inficiarne la piena originalità (e quindi un voto migliore) contribuisce però il “solito” uso dell’inglese. Lo potete trovare qui a 320 kbps. A me la copertina piace... anche se strana.
Voto:  + + +

venerdì 30 ottobre 2015

Sembrano... ma non sono...



Mi sono accorto che sto alternandovi, nei miei post, gruppi britannici ad altri americani (tenendo conto poi anche di quelli tedeschi) e questo penso sia un bene. Cosa ne pensate? Detto questo, passiamo alla band di oggi: questi Chango,  provenienti dagli USA, realizzarono il loro unico lavoro (credo…) nel 1975 col titolo omonimo al gruppo. La musica proposta richiama moltissimo il sound dei Santana, è insomma un rock “latino” anche per la presenza di latino-americani fra le sue fila quantunque, però, cantato in inglese. Piacevole sì ma quanto ad originalità lascia molto a desiderare anche perché Carlos (nei suoi dischi migliori) è un’altra cosa. E’ qui a 320 kbps.
Voto:  + + +

giovedì 29 ottobre 2015

Un hard rock "sui genereis"



Il movimento musicale dell’hard rock ha avuto nel Regno Unito terreno fertile. Molti furono le band che proposero questo tipo di musica. Una di queste è stata i Trapeze autrice di alcuni buoni dischi. L’ultimo della loro non lunga carriera fu questo: You Are The Music … We Are Just The Band databile al 1972. Sebbene la copertina frontale potrebbe trarre in inganno siamo di davanti ad un album in studio. La musica proposta non si limita all’hard rock ma attraversa anche altri generi come il rock blues e il rock acido. A me è piaciuto e lo trovate qui a 320 kbps.
Voto:  + + + +

martedì 27 ottobre 2015

Il Müller Thurgau Doc Trentino



Come già vi scrissi, il Trentino va giustamente famoso, nell’ambito vitivinicolo, soprattutto per i suoi vini bianchi. In quella regione parecchie sono le Doc inerenti dato che numerosi sono i vitigni impegnati. Fra quelli che amo di più vorrei parlarvi oggi del Müller Thurgau. Detto vitigno, diffuso in tutto il Nord Italia con splendidi risultati pure nella Val D’Isarco e Alto Adige (ve ne parlerò), Friuli e Veneto, ma anche oltre le Alpi e in tutto il mondo ove si può e se ne ha voglia di coltivare la vite. La sua origine non è italiana ma tedesca ad opera di un enologo-frate svizzero che operava colà tale Hermann Müller (da cui il nome) che assemblò un clone ricavandolo da un innesto fra Riesling Renano e Sylvaner (alcuni sostengono che fosse un altro vitigno). Poco importa dato che la vite, ricordiamolo, fu importata in quei posti dai Romani. Quello che interessa noi è l’esame organolettico e come, nel caso, abbinarlo. Il Müller Thurgau Trentino Doc presenta un bel colore giallo paglierino con riflessi verdolini e ha, intrinseca, un certa brillantezza. Ha profumi intensi e persistenti, delicati, caratteristici con note erbacee e di fiori bianchi, talvolta fruttato (mela golden), assai elegante e fine. In bocca ha una giusta acidità, persistenza e intensità, quindi risulta asciutto, fresco e con retrogusto fruttato e leggermente amarognolo. Ottimo come vino da tutto pasto, sui piatti (anche secondi) di pesce di mare, minestroni di verdure, torte di verdure. Se ne produce una versione spumante (non Doc) e anche una ricavata da vendemmia tardiva (questa sì Doc) che presenta un colore giallo dorato, profumi più intensi con note di frutti maturi e aromi di fiori passiti, elegante. In bocca è pieno, morbido, armonico e a seconda dei produttori dolce o amabile. Va ovviamente abbinato a dessert tipo torta di mele (magari quelle del Trentino – Val Di Non).

Rock jazz teutonico


Negl’anni ’70, ma anche un po’ negli ’80 e fino quasi ai giorni nostri, questa band tedesca dei Kraan fu autrice di interessanti lavori centrati su un originale e ben eseguito rock jazz. Non fa eccezione quest’opera del 1980 intitolata Tournee in cui Ingo Bischof e compagni danno un ottima prova di essere ottimi strumentisti. Il genere è un bel fusion rock jazz che a volte potrebbe ricordare l’antica Mahavisnhu Orchestra (con tutti i distinguo del caso) ma che prosegue pure su binari propri. Da come si evince dal titolo si tratta di un live registrato assai bene e da poco rimasterizzato ancora meglio. Di certo fra le migliori opere di quel genere in quell’anno. Bravi! …Lo trovate qui a 320 kbps. Magari, in un futuro, continuerò a postarvi album di questa band.
Voto:  + + + + … e forse anche qualcosina in più…

lunedì 26 ottobre 2015

Un po' di neo prog



Devo confessarvelo. A me il prog anni ’70 piace mentre trovo frequentemente un po’ insulso e ripetitivo di vecchie idee quello detto neo prog. A questa ultima categoria appartiene senz’altro questa band britannica dei Pallas autrice, negl’anni ’80 e poi anche in seguito, di un certo numero di opere. Una di queste è questo buon album intitolato The Wedge uscito nel 1986. In pratica il loro primo disco dopo un EP iniziale. E' qui postato a 320 kbps e con tre brani bonus. Tenendo presente sia il periodo che la qualità intrinseca del disco la mia valutazione è forse sovradimensionata ma dato che pure questo album nuotava da un po’ nel gruppone di quelli da postare ho pensato di postarvelo anche per presentare qualcosa di “diverso”.  Bella la copertina frontale. Buon ascolto!
Voto:  + + + +

domenica 25 ottobre 2015

Rotolavano e rotolano ancora...



Era da un po’ di tempo che questo album live dei The Rolling Stones nuotava nel reparto “Da Postare”. Spero di farvi cosa gradita con questo post. A dire il vero è un po’ come ritornare al primo amore. Infatti da giovanissimo se qualcuno mi avesse chiesto chi avessi preferito fra loro e i The Beatles la mia risposta era Mick Jagger e compagni e senza ombra di dubbio. In seguito rivalutai i Favolosi Quattro ma allora e anche negl’anni ’70 Lennon e soci mi sembravano un po’ troppo per benino e yeh yeh mentre i Rolling incarnavano (insieme con altre band) il mio senso di ribellione.
Detto questo, godiamoci ‘sto capolavoro: Get Yer Ya-Ya’s Out! (The Rolling Stones In Concert) databile al 1970 e ottimamente rimasterizzato recentemente. Il gruppo è in splendida forma. Lo trovate qui a 320 kbps. Ciao!
Voto:  + + + + + +

sabato 24 ottobre 2015

Yes, ulteriore capitolo




Dopo un balzo temporale di tre anni anche per gli Yes sono arrivati (purtroppo) gli anni ’80 seppure con un minor impatto negativo rispetto ad altri gruppi progressivi britannici (penso ai Genesis e agli ELP, per esempio). Il loro primo album (effettivo del decennio) è questo 90125 dalla atipica (per loro) copertina uscito nel 1983. La formazione è leggermente cambiata da quella classica prevedendo l’ingresso di un’altra chitarra al posto di Howe (partito per la triste esperienza degli Asia) e di un altro tastierista bravo sì ma forse inferiore ai precedenti. Comunque i nomi li trovate in info. In questo album esibiscono un prog discreto e a tratti buono, non certo sperimentale ma neppure banale. Certo, a cominciare dalla prima canzone, strizzano un po’ troppo l’occhio a certo pop commerciale ma tant’è… il decennio era questo. Lo trovate qui a 320 kbps. La stessa formazione diede vita, quattro anni dopo ad un altro lavoro (siamo nel 1987), intitolato, Big Generator. In questo prodotto la musica si fa più rock seppure le atmosfere prog non mancano così come i cori che hanno reso famosa, negl’anni, questa band. Devo aggiungere che grazie alla caratteristica voce di Anderson si capisce, fin dalle prime note, che siamo di fronte agli Yes ma a dirla tutta non è che mi entusiasmi assai, così come trovo banale la copertina frontale. Lo trovate qui a 320 kbps.
Voto 90125:  + + + +
Voto Big Generator:  + + +

venerdì 23 ottobre 2015

La fine di un'epoca



Devo ammetterlo, in questi anni mi ero dimenticato di postarvi questo disco dei tedeschi Amon Duul II che sono stati, senza ombra di dubbio, uno degli alfieri più luminosi del krautrock registrando degli autentici capolavori. Dato poi che, al contrario di altri “colleghi” di altri blog, mi interessa poco o nulla quante visite ho al giorno ma mi importa molto di più essere obiettivo, evito di dare giudizi sperticati (favoloso, unico, eccezionale ecc ) e inutili su un’opera da me proposta specie quando esso così non è. Ecco spiegato perché, talvolta, posto album mediocri. Ritornando alla band tedesca, purtroppo per loro si avvicinava la fine della loro carriera musicale e con essa sia gli anni ’80 che il totale abbandono di ogni sperimentazione. Pertanto in questo deludente album del 1978 intitolato Only Human non troviamo nulla dei passati fasti (e valori). Quello che rimane è un banale e commerciale prodotto insipido che sarà anche ben eseguito ma che è anni luce da Yeti e compagni. Il genere (se vi piacciono le distinzioni) è ascrivibile alla fusion music. Giusto per completare una discografia che fra gli Amon Duul e gli Amon Duul II ha prodotto per quasi un decennio dei bellissimi lavori. Se volete è qui a 320 kbps rimasterizzato.
Voto:  + +

giovedì 22 ottobre 2015

Sul Canone in bolletta



Sembrerebbe che io debba fare una rettifica sul post precedente riguardo al pagamento del Canone TV nella bolletta elettrica. Ho letto infatti che esso sarà dovuto solo a quelli che possiedono un televisore e non a quelli o che non lo hanno o che hanno solo uno smartphone, tablet o pc. Però mi sorge spontanea una domanda. Come faranno a stabilirlo? Con una letterina acclusa in una bolletta in cui uno autodenuncia il possesso del televisore o la sua assenza? Dovremo fare giurin giuretto? E poi chi controllerà che tutto sia così? Dovrò aspettarmi una visita della Finanza? Ma se fossi disonesto, sapendo quando quella arriva (non ipotizzo certo un’irruzione in casa senza mandato né motivi validi), nel caso nasconderei l’apparecchio (quelli moderni pesano pochissimo) in soffitta. Penso che le Forze dell’Ordine abbiano problemi più urgenti che controllare uno per uno le varie autodenunce e così tutto rimarrà come prima… Un altro idiota annuncio di chi è malato di annuncite cronica. Non sarebbe meglio vendere quella c…o di Rai? A dirlo non sono certo il solo. Ho letto che un eminente tecnico tale Chicco Testa sulle colonne di un notissimo quotidiano va affermando le stesse cose. Rimane infine valida la mia ipotesi: se vogliamo mantenere il Servizio Pubblico lasciamo alla Rai una sola rete senza pubblicità (e partiti) e che trasmetta solo cose importanti e di interesse nazionale (telegiornali, informazioni meteo, tribune politiche, importanti avvenimenti sportivi, dibattiti, inchieste giornalistiche e stop) il tutto finanziato tramite l’Irpef sulle persone fisiche con una modestissima percentuale. Così chi più ha più contribuisce come per altro la nostra Costituzione prevede.

Un bel rock blues



Ogni tanto un buon disco di rock blues che sconfina, con nostro piacere, anche nell’hard rock non può non farci piacere. Così ringraziamo questi americani Bolder Damn che nel 1971 registrarono e fecero uscire quello che forse fu il loro unico disco: Mourning. Buoni musicisti (in particolare la chitarra e la batteria) non elaborarono certo un capolavoro originale ma un buon disco di rock sì. Tutte le 7 canzoni dell’album ci danno di sicuro una bella carica e poi sono piacevoli.. La copertina frontale non è certo il massimo. E’ qui rimasterizzato (bene) a 320 kbps.
Voto:  + + + +

mercoledì 21 ottobre 2015

Il loro quinto "capitolo".



Dopo ben 4 più che dignitosi album (e questo qualcosa avuol certamente dire) i britannici Stackridge sono giunti, nel 1976, al loro ultimo capitolo con questo disco intitolato: Mr. Mick dalla triste copertina frontale. La loro proposta è un discreto prog con certi aspetti pop e a tratti cabarettisti a parte la banale prima canzone. In linea di massima non è malaccio anzi a volte ha anche una sua intrinseca originalità sebbene non susciti in me particolari entusiasmi. Se volete è qui a 320 kbps.
Voto:  + + +

martedì 20 ottobre 2015

Ebbene "Sì" ... sono dal vivo!



Nello stesso anno di Drama (1980) ottima opera degli Yes uscì anche un doppio lp dal vivo in cui la formazione base è la solita ma che in due brani compare al posto di Wakeman il quasi altrettanto dotato Patrick Moraz. Il disco in questione si intitola Yesshows e al suo interno potete trovare interessanti canzoni in pieno stile del gruppo così come è la copertina frontale e quella retro ad opera del noto Roger Dean. Nel mio file in artwork le copertine dell’album. Come già dissi in post precedenti la dimensione live della band, secondo me, giova al sound del complesso ed è da preferirsi, di solito, alle loro registrazioni in studio. Lo trovate qui a 320 kbps.
Voto:  + + + + +

lunedì 19 ottobre 2015

Un' ennesima belinata renziana



Ebbene sì ecco un’ennesima cazzata fatta da Renzi e dai suoi accoliti. Non bastava il pastrocchio sul Senato e altre corbellerie sparate; quel pallone gonfiato ha pensato bene, giusto per recuperare l’elusione del Canone TV, di aggiungerlo, a partire dal prossimo anno, sulla bolletta dell’Energia Elettrica. Io che sono più di un anno che non ho il televisore, che non possiedo smartphone o tablet, niente antenna né parabola sul tetto, né linea telefonica fissa in casa e che la mia connessione internet avviene non via ADSL (o fibra) ma con una malconcia chiavetta (giusto un’oretta o poco più al dì ed è anche troppo) dovrei, secondo lui, pagare un servizio di cui (e ne sono contento) non usufruisco. Dovrò, per forza, acquistare un televisore e antenna e omologarmi al pensiero comune? Ma transeat per me. A costo di farmi tagliare la luce pagherò solo i miei kw/h consumati e poi si vedrà… Ma chi come una mia amica ha un negozietto di cucito (se cuce non guarda certo la tv) e il tv di casa intestata al marito, o il mio meccanico di fiducia o il barbiere là all’angolo, devono pagare anche loro che già lo fanno per casa? Nel casino che c’è oggi in Italia come si farà a distinguere? Poi so che ora sono esentati gli anziani  oltre i 75 anni (con un non alto reddito, cioè la maggioranza…sic!) e le persone con un’ISEE ridotta la “lumicino” e che a stento sanno cosa mettere nel piatto. Devono pagare anche loro che si e no riescono a onorare le bollette elettriche (le più care in Europa!)? Renzi a suo tempo non lo votai e oggi ne sono contento! Così chi è benestante può fregarsene e il popolino che crepi! Già, vi faccio un esempio (oggi in via di larga diffusione): conosco una famiglia agiata (se non ricca) che vive in una bella e grande casa di campagna. Mise su pannelli solari e fotovoltaici, pale eoliche, geotermia ecc e ultimamente comprò un accumulatore per circa 10.000€ e così si staccò completamente dal servizio elettrico nazionale. E’autonoma completamente. No bollette! Hanno però (così vidi quando li andai a trovare) un televisore più grosso della mia auto (e di certo altri); con la legge in progetto loro non pagheranno un euro. Vi sembra giusto? Si dirà che la tv di stato è un servizio pubblico. Mi chiedo quale servizio pubblico siano i varietà idioti, i quiz dementi, i telegiornali faziosi e condotti da ignoranti, i film e telefilm, il becero San Remo e via dicendo nonché la valanga di pubblicità propinata di continuo. La mia proposta alternativa è questa (penso al passo con i tempi): Ridurre la Rai a una rete sola svincolata dai partiti, senza pubblicità e che trasmetta solo tg (non partigiani), informazioni meteo, tribune politiche, eventi sportivi di interesse nazionale (gli Azzurri, il Giro d’Italia, le Olimpiadi ecc) e stop. Le altre reti vengano messe in vendita (non certo a Berlusconi, Sky o la 7). Per mantenere l’unica rete rimasta finanziarla con l’IRPEF sulle persone fisiche e modelli assimilabili in misura minima (penso allo 0,10% del reddito netto dichiarato o poco più) in modo tale che, come dice la nostra Costituzione, chi più ha più contribuisce e chi non ha è giusto che ne sia esentato. E poi 100€ per famiglia non sarà un po’ troppo? Più o meno essendo le famiglie censite in Italia circa 26 milioni (a cui vanno aggiunti alberghi, locali pubblici ecc) 100€ x 26 milioni fa, a casa mia, 2 miliardi e 600 milioni di Euro a cui si aggiunge circa 1 miliardo e 500 milioni di pubblicità. E poi… se l’evasione del canone è stimata al 30% e così si pensa di recuperarla tutta, perché detto balzello diminuisce solo del 10% e non del 30%? Dove andranno a finire tutti quei soldi? Nel solito magna magna? A pagare stipendi esagerati? Non ci avevano rotto le palle che pagando tutti si paga di meno? Ribelliamoci gente ribelliamoci!

Son tedeschi...



Questa band chiamatasi Galaxy nacque in Germania negl’anni ’70 e fu autrice di un solo album (credo…) questo Visions uscito nel 1978. Musicalmente parlando siamo di fronte ad un “normale” e senza particolari voli pindarici disco di rock prog / heavy prog banalizzato pure dal “solito” uso dell’inglese. Non dico che sia noioso o scarso o suonato male, anzi… è che il tutto non mi entusiasma in modo particolare e nulla aggiunge né toglie al krautrock. Certo che se fosse uscito negl’anni 2000 il discorso sarebbe ben diverso data la pochezza della musica prog attuale. Se volete lo trovate qui a 320 kbps. Brutta la copertina frontale.
Voto:  + + +

domenica 18 ottobre 2015

Un po' di pop psichedelico



Rifacciamo ora un salto nel Regno Unito per ascoltare questi Wishful Thinking che, forse, esulano leggermente dal tipo di musica solitamente postato in questo blog. Infatti questo loro secondo album, dal titolo di Hiroshima databile al 1970 (e forse al ’71) ci presenta, a parte la prima bella canzone (omonima al disco), un buon pop psichedelico (a volte ancora beat) non troppo impegnato, quasi “ballerino” ma tutto sommato piacevole ed ascoltabile. Giusto per uscire, una volta tanto, dai soliti schemi preconcetti. Si fa ascoltare ed è qui a 320 kbps.
Voto:  + + +

sabato 17 ottobre 2015

Psichedelia americana



Come senz’altro sapete, negli USA il movimento psichedelico è stato particolarmente attivo e a livello musicale ha preso una strada più vicina al rock, mentre nel contempo nel Regno Unito esso si avvicinava al prog. Molte furono le band impegnate in quel tipo di musica ed una è questa che si chiamò Zerfas e fu autrice di (forse) un unico album, questo omonimo al gruppo uscito nel 1973. Sentendolo si capisce che siamo in America ma si capisce anche che il sound prodotto è un po’ datato. Infatti sembrerebbe di sentire un ‘opera della fine dei ’60 e non una di quasi metà dei ’70. Nonostante ciò si fa ascoltare con un certo piacere ed interesse. E’ qui a 256 kbps. Brutta la copertina frontale.
Voto:  + + +

venerdì 16 ottobre 2015

Sì ancora...sì




Come più volte ho affermato ritengo gli Yes una delle migliori band progressive degl’anni ’70 specie nelle loro esibizioni live. In più penso che siano (o siano stati) fra i migliori strumentisti (ai vertici delle rispettive classifiche) di quel genere musicale. I dischi in studio però, in piccola parte, mi lasciano leggermente deluso, questo perché li trovo tecnicamente impeccabili ma altrettanto “freddini”. In aggiunta, ma è solo una mia personale predilezione, preferisco a loro altre band tipo i King Crimson, i V.d G.G., i Genesis (fino a The Lamb) , gli ELP (fino a Welcome), i Pink Floyd (fino a The Wall), i Gong, i Matching Mole ed anche i Jethro Tull. Detto questo concentriamoci sul primo album proposto oggi. Esso è relativo al 1978 ed uscì con il titolo di Tomato. Trattasi di un’opera in studio. La musica proposta (di altissima qualità) è quella “solita” della band e pochissimo si discosta dal noto clichè proposto negl’anni risultando pertanto un po’ ripetitiva. Se però parametro questo lavoro ad altri coevi di altri gruppi (noti e non) non posso non giudicarlo quasi un capolavoro (limitatamente al periodo, ovvio!). Bella e interessante (come quasi tutte quelle degli Yes) la copertina del disco. Lo potete trovare qui a 320 kbps. Ah la band è la solita Wakeman compreso. (mi sono dimenticato di allegare i nomi al file).
L’altro disco che ho voluto postarvi oggi uscì due anni dopo e quindi siamo agl’inizi degli ’80 e si intitola Drama dove la copertina frontale riprende la “solita” veste grafica di molti lp degli Yes (assai bella!). Qui la musica del gruppo si fa probabilmente più rock dei precedenti lavori rasentando il genere dell’heavy prog. Il risultato rimane più godibile forse perché leggermente diverso dal solito. In più è da tener presente che si è avuto un cambiamento significativo (ma non definitivo) nella band: fuori Anderson (sostituito da una voce quasi uguale: Trevor Horn) e Wakeman (con un meno dotato ed invasivo Geoff Downes). E’ qui a 320 kbps.
Voto Tomato:  + + + +
Voto Drama:   + + + + +

giovedì 15 ottobre 2015

La Grappa (Trentina)



Un po’ perché vi sto postando sia in luoghi interessanti il Trentino, sia in vini alcuni suoi prodotti enologici e un po’ perché l’amico Quaterpass mi mise “la pulce nell’orecchio” non molto tempo fa; ho deciso di parlarvi di una delle bevande più tipiche di quella regione: La Grappa (in questo caso Trentina) divenuto negl’anni un nobile distillato pari (se non superiore) a quelli esteri più famosi.
Prima però è utile dare alcune notizie generali su questo prodotto. Va detto che il termine grappa può essere utilizzato solo in Italia (ma anche nella Svizzera di lingua italiana e a San Marino e che è una DOP) mentre nelle altre parti del mondo si deve parlare di acquavite di vinaccia. La grappa viene ricavata solo dalla distillazione delle vinacce (cioè quello che rimane dalla spremitura delle uve per fare il vino) e che prima hanno avuto una parziale fermentazione (molto meno nei bianchi). Molti produttori separano a monte sia i raspi che i vinaccioli (i semi dell’uva)  per una migliore qualità. Attenzione a non confondere la grappa (o l’acquavite di vinaccia) dall’ acquavite d’uva derivata quest’ultima dalla distillazione del mosto. A maggior ragione non si deve confondere la grappa con il brandy che viene fatto distillando il vino. Esso solo in Francia prende il nome di Cognac o Armagnac (prodotto nelle regioni specifiche) mentre nella altre parti del mondo, Italia compresa, si usa il generico nome di brandy. Nella Grappa il contenuto alcolico varia da un minimo di 38% a un massimo di 60% (in volume). Può avere un passaggio in barrique (piccola botticella) o essere invecchiata minimo 12 mesi in botti di legno. La si può trovare aromatizzata con erbe, frutti (la più nota è quella alla pera) o radici, oppure con la dizione aromatica cioè utilizzando vinacce provenienti da vitigni aromatici come il Traminer o il Moscato. Ulteriore suddivisione è data dalla dizione monovitigno (proveniente da un unico vitigno) o mista (un po’ come succede nel whisky dove si ha il single malt o il blended). Il nome grappa deriva da un storpiatura veneta della parola graspo. Veniamo alle grappe trentine, le più note e forse le migliori in Italia (e quindi al mondo) insieme a quelle friulane. Secondo il mio modesto parere le più buone in assoluto sono quelle di monovitigno e senza passaggi in barrique, invecchiamenti di sorta (dato che è ammesso, per dare il colore ambrato, una “edulcorazione” del 2% data da zucchero caramellato) e aromatizzazioni strane. Fra di esse quelle provenienti da vitigni che danno uve a bacca bianca sono in assoluto da preferirsi (per una serie di motivi a cominciare dall’acidità delle uve). Le mie preferite sono: di Traminer o di Traminer Aromatico (che in tedesco è il Gewurtztraminer), Muller Thurgau, Nosiola, Moscato, Sylvaner, Riesling, Schiava. Il centro principale delle migliori distillerie trentine è a San Michele All’Adige. Un consiglio, diffidate di quelle prodotte con i nomi di importanti e noti vini rossi. Non è che non siano buone è che ad un esame organolettico serio risulteranno certamente inferiori. La grappa va degustata solo a temperatura ambiente (niente frigo né ghiaccio!) è ammessa la sua correzione nel caffé espresso e va bevuta in appositi bicchieri (vedi foto) detti a tulipe che vanno riempiti solo per 1/3 (cioè a metà della parte più larga che sta nel mezzo), per quelle invecchiate in botte si usa il balòn (tipico del Cognac). Come per il vino (onavisti e sommelier = ONAV e AIS) esiste un’Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa [e Acquaviti] (ANAG) con sede ad Asti. Personalmente feci corsi per assumere anche la figura di assaggiatore di grappa e altri distillati. In linea generale per la degustazione, riempito il giusto bicchiere, si osserva il liquido e poi lo si porta velocemente la naso e si ispira leggermente, poi lo si discosta e dopo un po’ si riaccosta il naso una narice per volta e questo più volte dopo aver roteato il succitato bicchiere, infine si ingolla un sorsetto e lo si “mastica” in bocca per qualche secondo valutando il grado di morbidezza, calore e altro, poi, se si vuole, lo si ingoia per determinare il suo retrogusto. Per terminare un importante pasto credo non ci sia cosa migliore che un’ottima grappa monovitigno specie se trentina!

Rock (krautrock) - jazz



La proposta odierna di musica teutonica riguarda questa band: i Gebarvaterli che editarono il loro (forse) unico album nel 1978 intitolandolo: Im Tal Der Emmen esibendo un interessante rock-jazz (e con qualche eco di prog) che fa riferimento a certe sonorità dei Colosseum, Traffic et similia. Il tutto risulta ben eseguito (come quasi sempre succede lì dato che sappiamo che in Germana ci sono e ci sono stati ottimi musicisti) e anche con qualche spunto originale. Di certo fra le migliori opere tedesche di quel genere musicale in quell’anno. E’ qui a 320 kbps e con 2 brani bonus.  Consigliabile.
Voto:  + + + +

mercoledì 14 ottobre 2015

Nome non certo "nuovo"...



Col nome di Ars Nova ci sono state e ci sono varie band sparse per il pianeta. Evidentemente il latino non è poi quella lingua morta di cui molti, a sproposito, parlano. Comunque sia, questi provengono dagli USA e realizzarono il loro unico (credo) album nel 1969 dal titolo di Sunshine & Shadows. Come musica è un buon rock psichedelico con una vaga spruzzata di jazz e questo grazie alla presenza nell’organico del gruppo di un trombone e di una tromba, ma come spesso accade le influenze si frammistano e così qui troviamo anche un po’ di proto-prog e di folk rock. Il risultato finale è piacevole seppure non siamo certo di fronte a un capolavoro. E’ qui a 320 kbps.
Voto:  + + + +

martedì 13 ottobre 2015

Un ottimo rock-jazz



Spero che a molti chi sia questo talentuoso sassofonista sia cosa nota. Parlo di Dick Heckstall-Smith per anni una delle punte di diamante dei britannici Colosseum. Nel 1972 è pervenuto a questo suo disco da solo intitolato A Story Ended la cui musica (e non poteva essere altrimenti anche vedendo chi ci suona) richiama quelle della nota band di provenienza; qui però il prog si fa molto più jazzato tanto da poter tranquillamente parlare di rock-jazz. Ad aiutarlo nell’impresa sono intervenuti grandi personaggi della musica inglese come: Jon Hiseman, Chris Spedding, Dave Greenslade, Chris Farlowe e altri i cui nomi potete trovare all’interno del file in info. Il risultato è un’eccellente opera fra le migliori del genere mai uscite e quello che non capisco è perché non venga rammentata spesso dalla critica. Qui a 320 kbps e con alcuni brani bonus.
Voto:  + + + + +

lunedì 12 ottobre 2015

Yes? Sì!



Come vi avevo promesso e dato il successo riscontrato dello “special” sui J.T., da oggi (e per un bel po’) e una volta alla settimana, posterò album di gruppi famosi e famosissimi che non vi avevo mai proposto prima. Si inizia (e si continuerà per qualche settimana) con la notissima band progressiva inglese degli Yes, autrice di una valanga di opere alcune delle quali degli autentici capolavori assoluti. Personalmente li ritengo degli straordinari artisti (dei fuoriclasse nei rispettivi strumenti) che hanno dato il meglio di sé in quell’autentico monumento al prog di Yessongs (il miglior album progressivo dal vivo, in assoluto) ma che nelle opere in studio spesso sono risultati bravi sì ma un po’ “freddini”. Si inizia pertanto con questo live (doppio lp-cd) del 1976 intitolato Open The Gates. La band è quella nota ma orfana di Wakeman sostituito dal quasi altrettanto bravo Patrick Moraz. I dischi sono stati rimasterizzati negl’anni 2000. Il risultato è assai godibile e i brani sono quelli notissimi proposti dal complesso britannico. Secondo me è di appena un gradino inferiore al precedente live di tre anni prima. Lo trovate qui a 192 kbps. Ah una cosa… Un amico mi ha garantito che mi allungherà altri album dei Jethro Tull che non ho; così potrò, in futuro, postarveli. Ciao!
Voto:  + + + + +

domenica 11 ottobre 2015

Expo... mie valutazioni.





Grazie ad una “levataccia” sono riuscito in giorno feriale (sperando così di trovare meno ressa) ad andare con degli amici nei pressi di Milano a visitare questa “benedetta” Expo. Non ho potuto allegare foto a questo post perché mi dimenticai la fotocamera a casa e come più volte scrissi non possiedo né tablet né smartphone (anche perché non ci vedo nulla di smart in un telefono se non per chi lo produce e per le compagnie telefoniche che ci si ingrassano con il canone mensile). Come è stata? Ni…o se preferite so… Le cose positive sono state: l’architettura (meravigliosa quella di Palazzo Italia ma anche l’Albero della Vita e alcuni padiglioni), i nomi della nostra tradizione (cardo e decumano), la multietnicità, alcuni padiglioni interessanti (altri assai meno), molte curiosità e quei micro-assaggini (spesso inerenti cibo “strano”) che ogni tanto elargivano (dopo coda). Negativo: il prezzo d’entrata (troppo!), il costo del ristorante (esagerato! Io infatti per non farmi rapinare, da buon ligure, in pratica ho digiunato), la folla vociante e le code. In più una sensazione di luna park (o se preferite di parco divertimenti) piuttosto che di esposizione universale e poi troppa elettronica! A volte mi sembrava di essere in un gran centro commerciale quello cioè dove mettono televisori su televisori e tutti accesi. Posti questi che io cerco di evitare come la peste. Sarà forse che amo i silenzi e la vastità dell’alta montagna, il suono della risacca su uno scoglio in riva al mare, lo stormire delle fronde in un bosco ma anche la sacralità di un cattedrale gotica o romanica, il vento della storia in un sito archeologico, il rispettoso silenzio di una pinacoteca e il muto e ieratico interesse di un museo. Lì era tutto l’opposto. Comunque fino a sera l’abbiamo girata in lungo e in largo. Ci ritornerei? Probabilmente no. Ne consiglierei la visita? Probabilmente sì. Una domanda poi si impone. Cosa ne faranno in seguito di quelle cattedrali nel “deserto”? Valeva la pena spendere tutta quella montagna di soldi (tangenti comprese)? Vi ricordo che altre esposizioni universali hanno abbellito le rispettive città (penso a Parigi con la Torre Eiffel, a Torino con il parco e castello del Valentino e sì pure Roma per quella che doveva essere nel ’42 e che ci ha lasciato gli splendidi palazzi dell’EUR, tanto per fare degli esempi) ma per Milano cosa è rimasto o rimarrà? Un po’ di trucco rifatto, due navigli ripuliti e poi? Comunque per le foto confido nel buon Quaterpass che mi faccia rivivere questa esperienza. Ciao.