giovedì 15 ottobre 2015

La Grappa (Trentina)



Un po’ perché vi sto postando sia in luoghi interessanti il Trentino, sia in vini alcuni suoi prodotti enologici e un po’ perché l’amico Quaterpass mi mise “la pulce nell’orecchio” non molto tempo fa; ho deciso di parlarvi di una delle bevande più tipiche di quella regione: La Grappa (in questo caso Trentina) divenuto negl’anni un nobile distillato pari (se non superiore) a quelli esteri più famosi.
Prima però è utile dare alcune notizie generali su questo prodotto. Va detto che il termine grappa può essere utilizzato solo in Italia (ma anche nella Svizzera di lingua italiana e a San Marino e che è una DOP) mentre nelle altre parti del mondo si deve parlare di acquavite di vinaccia. La grappa viene ricavata solo dalla distillazione delle vinacce (cioè quello che rimane dalla spremitura delle uve per fare il vino) e che prima hanno avuto una parziale fermentazione (molto meno nei bianchi). Molti produttori separano a monte sia i raspi che i vinaccioli (i semi dell’uva)  per una migliore qualità. Attenzione a non confondere la grappa (o l’acquavite di vinaccia) dall’ acquavite d’uva derivata quest’ultima dalla distillazione del mosto. A maggior ragione non si deve confondere la grappa con il brandy che viene fatto distillando il vino. Esso solo in Francia prende il nome di Cognac o Armagnac (prodotto nelle regioni specifiche) mentre nella altre parti del mondo, Italia compresa, si usa il generico nome di brandy. Nella Grappa il contenuto alcolico varia da un minimo di 38% a un massimo di 60% (in volume). Può avere un passaggio in barrique (piccola botticella) o essere invecchiata minimo 12 mesi in botti di legno. La si può trovare aromatizzata con erbe, frutti (la più nota è quella alla pera) o radici, oppure con la dizione aromatica cioè utilizzando vinacce provenienti da vitigni aromatici come il Traminer o il Moscato. Ulteriore suddivisione è data dalla dizione monovitigno (proveniente da un unico vitigno) o mista (un po’ come succede nel whisky dove si ha il single malt o il blended). Il nome grappa deriva da un storpiatura veneta della parola graspo. Veniamo alle grappe trentine, le più note e forse le migliori in Italia (e quindi al mondo) insieme a quelle friulane. Secondo il mio modesto parere le più buone in assoluto sono quelle di monovitigno e senza passaggi in barrique, invecchiamenti di sorta (dato che è ammesso, per dare il colore ambrato, una “edulcorazione” del 2% data da zucchero caramellato) e aromatizzazioni strane. Fra di esse quelle provenienti da vitigni che danno uve a bacca bianca sono in assoluto da preferirsi (per una serie di motivi a cominciare dall’acidità delle uve). Le mie preferite sono: di Traminer o di Traminer Aromatico (che in tedesco è il Gewurtztraminer), Muller Thurgau, Nosiola, Moscato, Sylvaner, Riesling, Schiava. Il centro principale delle migliori distillerie trentine è a San Michele All’Adige. Un consiglio, diffidate di quelle prodotte con i nomi di importanti e noti vini rossi. Non è che non siano buone è che ad un esame organolettico serio risulteranno certamente inferiori. La grappa va degustata solo a temperatura ambiente (niente frigo né ghiaccio!) è ammessa la sua correzione nel caffé espresso e va bevuta in appositi bicchieri (vedi foto) detti a tulipe che vanno riempiti solo per 1/3 (cioè a metà della parte più larga che sta nel mezzo), per quelle invecchiate in botte si usa il balòn (tipico del Cognac). Come per il vino (onavisti e sommelier = ONAV e AIS) esiste un’Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa [e Acquaviti] (ANAG) con sede ad Asti. Personalmente feci corsi per assumere anche la figura di assaggiatore di grappa e altri distillati. In linea generale per la degustazione, riempito il giusto bicchiere, si osserva il liquido e poi lo si porta velocemente la naso e si ispira leggermente, poi lo si discosta e dopo un po’ si riaccosta il naso una narice per volta e questo più volte dopo aver roteato il succitato bicchiere, infine si ingolla un sorsetto e lo si “mastica” in bocca per qualche secondo valutando il grado di morbidezza, calore e altro, poi, se si vuole, lo si ingoia per determinare il suo retrogusto. Per terminare un importante pasto credo non ci sia cosa migliore che un’ottima grappa monovitigno specie se trentina!

2 commenti:

Christomannos ha detto...

Gran bel post ma devo dirti che molte cose di quello che hai scritto le sapevo anch'io.
concordo con te quando scrivi che le migliori grappe sono trentine e friulane e volevo farti una domanda: oltre a San Michele conosci la zona di Santa Massenza (con l'omonimo lago)?
in quel paese ci sono le distillerie dei Fratelli Poli. Inoltre conosco bene anche anche Marzadro a Nogaredo.
Purtroppo sono oramai alla frutta (ho finito tutte le mie scorte di grappa) quindi dovrò provvedere facendo una visita in quelle zone.
Grazie per il post e buona giornata
Ms

Il Centurione ha detto...

Si caro Chris conosco la zona e conosco quella marca (ottima ma un po' cara). Come ho scritto nel post un po' in tutto il Trentino (ma anche nell'Alto Adige) si produce grappa. A San Michele (e dintorni) c'è una maggiore concentrazione di distillerie mediamente a prezzi interessanti (anche se la mia preferita è la Pilzner in val di Cembra presso Pra). Se hai bisogno di un consiglio scrivimi o chiamami al cell (hai il mio numero...) Ciao.