mercoledì 10 settembre 2014

Un po' di folk-rock



Dopo l’abbuffata di ottimi cd dei post precedenti, ritorniamo con i piedi per terra grazie a questo cantautore americano dalla curiosa carriera (raccontata in una copertina dell’album, inclusa nel mio file) Curt Newbury. Egli fu autore di un solo disco uscito nel 1970 ma in seguito rimasterizzato e dal titolo di: Half A Month Of May Days. Ad aiutarlo nell’impresa sono intervenuti noti e bravi sessionmen di quei tempi. Musicalmente parlando siamo di fronte ad un buon folk rock con forti sentori di country che risulta godibile seppure non particolarmente originale.
Voto:  + + +

martedì 9 settembre 2014

Verduno Pelaverga

Il Verduno
Colline dove si coltiva

Questo Agosto mentre ero in montagna quasi sempre immerso nella spessa bruma, mi venne in mente di scendere a valle anche per dilatare il mio ormai da tempo ristretto campo visivo. Decisi allora di andare per vino e fui anche fortunato perché il tempo in parte si rasserenò. Dovete sapere che se la provincia di Cuneo è famosissima per i suoi straordinari vini prodotti a Nord della città (penso al Nebbiolo d’Alba, al Barolo, al Barbaresco) lo è molto meno per un vino derivato dal vitigno omonimo coltivato nei pressi ed alle spalle della città e da molti, a torto, poco conosciuto. Stabilii quindi di andare ad assaggiare il Verduno Pelaverga DOC, vino rosso dal colore rubino con riflessi violacei, dal profumo intenso con sentori di frutta rossa (fragole e mirtilli), spezie e dal sapore armonico, giustamente tannico e quindi vellutato (quando è a piena maturazione) ed ovviamente secco. Fu una più che piacevole non dico sorpresa (lo conoscevo già) ma realtà. Penso che gli abbinamenti siano per la carne rossa o la cacciagione ma anche la tipica fonduta piemontese o le uova al tartufo. Mi hanno detto che è ritenuto afrodisiaco ma su questo non ci giurerei; le bottiglie, prelibate, da me acquistate avevano un grado alcolico sui 13,5°, veramente buona l’annata del 2001 e quella del 2006. Ora è in vendita la vendemmia 2011, buona anch’essa.

Repetita non semper iuvat...



Dopo circa un anno il buon Steve Hackett ha fatto riuscire un doppio cd live le cui canzoni in esso contenute si rifanno alla storia dei Genesis. Infatti si intitola Genesis Revisited Live At The Royal Albert Hall. L’album è certamente bello e ben eseguito ed è poi impreziosito dalla presenza, fra gli altri, al canto di John Wetton, ma c’è un fatto. Questo disco è molto simile al precedente dell’anno scorso e quando un artista, secondo me, si ripete troppe volte vuol dire, probabilmente, che ormai è a corto di idee e fantasia. Rimane, comunque, un opera molto ben suonata, ottimamente registrata e alquanto godibile.
Voto:   + + + +

lunedì 8 settembre 2014

Un altro Cream



Qualche mese fa postai un bellissimo lavoro di Jack Bruce e la volta scorsa quel capolavoro eseguito da Eric Clapton, così oggi non posso esimermi dal proporvi questo disco dell’arzillo (sebbene dalla foto non parrebbe) Ginger Baker in modo tale da completare l’offerta degli ex Cream per quest’anno. Il noto e bravo batterista, coadiuvato da un buon sax, da un bravo bassista e da un percussionista ci presenta un bel album di jazz percussivo al cui interno potete trovare dei classici (molto bene eseguiti) e dei brani composti da lui stesso. Insomma questo Why? è un’ ottima opera di un sano e mai vecchio jazz che fa sempre bene alla mente ed al cuore e per di più registrato benissimo.
Voto:  + + + +

domenica 7 settembre 2014

Un vecchio "leone" che ruggisce ancora



Il bravo “Mano Lenta” (Slow Hand), al secolo Eric Clapton coadiuvato da alcuni suoi amici musicisti (fra cui spicca la presenza di Mark Knopfer), ha inciso quest’anno codesto splendido disco  e lo ha intitolato: Eric Clapton & Friends: The Breeze (An Appreciation Of J. J. Cale) ove tutte le canzoni incluse nell’album sono di Cale (e già questo basterebbe a farne un capolavoro) ma rivisitate in maniera splendida dagli artisti impegnati nell’opera. Lavoro semplice, ottimo rock blues, ma di una classe e bellezza rara in cui tutti gli interpreti danno il meglio di se tanto da farmi dire che è, senza dubbio, fra i migliori cd usciti quest’anno. Imperdibile!
Voto:   + + + + +

Curiosità etimologiche

IL Phersu in un affresco in una tomba etrusca

Eccovi alcune curiosità etimologiche: la parola persona (in inglese person) deriva dal latino: persona–ae, personam e sta a significare, come per l’italiano, una figura umana indistinta (può infatti essere un uomo o una donna) e il cui plurale si può esprimere anche come gente, cioè una piccola folla indistinta (lo dico soprattutto per il buon Edulms, che essendo brasiliano forse certe cose interessano di più). Ma probabilmente non tutti sanno che la parola latina deriva direttamente dall’antico etrusco: phersu. In quella remota lingua la traduzione più plausibile era: maschera. Infatti il phersu era un individuo che indossando una maschera impersonava (scusate il bisticcio di parole) una divinità legata al culto dei morti. Sembrerebbe che esso era anche arbitro negli incontri cruenti che si svolgevano in onore del defunto (quando esso era una figura importante nel mondo etrusco). Questo fatto di indossare la maschera fu poi mutuato dai Romani che facevano infatti infilare un elmo che copriva tutto il volto dei vari gladiatori impegnati nelle arene. Da quanto esposto sopra si capisce perché nelle lingue moderne la parola persona ha preso quel suo significato.
Il vocabolo satellite deriva anch’esso dal latino satel-satellitis, satellitem e come per il termine persona forse proviene dall’antico etrusco: shatel (o psathel). In quella lingua voleva dire seguace, guardia del principe o del re, anche come una specie di scudiero che girava intorno (portandogli lo scudo, fornendogli le frecce e le lance) al guerriero adulto. Si capisce ora perché diciamo che la Luna è un “satellite” della Terra. Detto significato fu poi stravolto dai Romani in epoca repubblicana che odiando i principi e i re, dettero un valore spregiativo al nome e prese così la traduzione di malvagio, cattivo ministro. Poi in epoca imperiale riprese il suo significato tanto che in seguito sotto i Franchi voleva dire: Capitano della guardia del re.

sabato 6 settembre 2014

Un album con qualche "neo"



Ovviamente le mie critiche ed impressioni sono strettamente personali ma penso servano comunque ai miei lettori, che conoscendomi ormai da anni, sanno come parametrare i loro gusti con i miei e orientarsi così nell’eventuale scelta di fare o meno il download. Oggi è il caso di questi americani dal nome di Space Band che un “generoso” amico mi allungò per ascoltarli. Il disco in questione uscì con lo stesso nome della band nel 1984, cioè nel pieno del decennio funesto per la “nostra” musica. La categoria del loro sound si ascrive al genere neo ma personalmente questo lavoro lo trovo noioso e tedioso a cominciare da una ripetitiva batteria e da una sgraziata voce. Per sopramercato anche la copertina dell’album è brutta, si salva solo una discreta chitarra. Sottolineo, infine, che è una solo sufficiente riproduzione da vinile.
Voto:   + +