venerdì 5 settembre 2014

Per svagarsi...



Rimaniamo negli USA ed ascoltiamo questi Nosy Parker con il loro omonimo album databile intorno al 1975. La musica del quartetto, che dai nomi sembrano essere tutti italo-americani, risulta un piacevole rock (ma nulla più) di stampo d’oltre oceano ma che qui e là presenta interessanti echi progressivi e psichedelici. Quanto come esecutori mi sembra che se la cavino egregiamente.
Musica da sentire senza troppa attenzione e adatta come sottofondo alle nostre faccende in cui siamo affaccendati…
Voto:   + + +

giovedì 4 settembre 2014

Una gita nei paraggi




Il Forte di Canarbino e Tosca

Da sinistra verso destra: isola del Tino, is. Palmaria, Portovenere, Le Grazie
Ieri mattina, approfittando di un giorno di ferie (ne ho ancora qualcuno) e della bella e luminosa giornata settembrina, mi sono fatto una camminata (tanto per non perdere l’allenamento che avevo dalla montagna) in compagnia della mia “dolce" Tosca su fino alla collina dominata dal Forte di Canarbino, massiccia ed estesa fortezza difensiva voluta nella seconda metà dell’800 come difesa, insieme con altri che fanno da corona al golfo, al porto militare della Spezia. Oggi versa in uno stato, purtroppo di semiabbandono e al suo interno c’è un poligono di tiro privato, ma un secolo e mezzo fa era piena di truppe e cannoni. Il percorso da casa mia è di circa 8 km (andata e ritorno) e lungo la via si possono avere stupendi scorci sia del golfo di Lerici che dell’antistante riva destra del golfo di Spezia, di Portovenere e delle sue isole.

Rieccoci negli States



Siamo ritornati a sentire musica americana con questi Ray Harlow & Gyp Fox con il loro forse unico album intitolato First Rays uscito, credo, solo su vinile nel 1978. La loro musica, non particolarmente originale ma ben eseguita è un discreto rock con forti influenze psichedeliche e un certo prog che fa capolino qui e là. Forse per il periodo un po’ datato ma tutto sommato ascoltabile anche se certamente non siamo di fronte ad un capolavoro. Musica non certo impegnativa. Appare chiaro che trattasi di una riproduzione da vinile.
Voto:  + + +

mercoledì 3 settembre 2014

Un bel regalo per voi


Ogni tanto, l’avrà senz’altro scoperto chi segue il mio blog, mi piace fare una particolare strenna e postare due album della medesima band in un unico file in modo che potete far subito il paragone fra questi. Oggi tocca al gruppo inglese degli Hapshash And The Coloured Coat che incisero nel 1967 un coraggioso disco (e bello) intitolato Featuring The Human Host molto sperimentale per i tempi ed improntato ad una psichedelia folk d’avanguardia, di certo fra le migliori opere del genere in quegl’anni. All’interno di una copertina di questo potete trovare un’esauriente (in inglese) storia del complesso (in realtà un duo: English e Weymouth con la supervisione di G, Stevens). Due anni dopo, cioè nel 1969, la band, orfano di un elemento (English) e di Stevens come manager, registrò un altro lp intitolato Western Flier incamerando altri musicisti. A mio parere nettamente meno bello del precedente e di sicuro assai meno sperimentale. Abbandonata infatti l’avanguardia le canzoni lì contenute non sono altro che ballate folk con sapore di western arricchite da una certa psichedelia elettrica e per me anche un po’ noioso. Gli album sono qui.
Voto per Hapshash:   + + + +
Voto per Western:      + +

martedì 2 settembre 2014

Un salto in Germania



Di una cosa sono sicuro: il buon Fripp anche nei suoi recenti sulfurei King Crimson ha fatto scuola. Infatti questi bravi teutonici Counter-World Experience e il loro lavoro uscito nel 2009 dal titolo di Metronomicon ad essi largamente si ispira. Di conseguenza il sound dell’album è un avant prog acido ma la band in questione ha saputo, nonostante ormai ci sia poco da inventare di nuovo, mantenere una propria originalità compositiva ed esecutiva. Disco certamente non di facile fruizione ma dalla sicura bellezza intrinseca per chi sa apprezzarla. Dal canto loro sono poi dei bravi strumentisti. Più che consigliabile…agli amanti del genere.
Voto:  + + + +

lunedì 1 settembre 2014

Considerazioni su Conte e Tavecchio

Conte e Tavecchio

Quando ero su in montagna in vacanza, per mia libera scelta, spensi  il telefonino e mi isolai quasi del tutto dal resto del mondo non acquistando né riviste né giornali; quanto alla tv, nella casa in cui ero, non c’era e la radio, volutamente, era sempre spenta. Fare questo del resto non mi comportò un grande sacrificio dato che da mesi non ho più il televisore, le edicole poi erano a km di distanza e il pc a casa. Ritornato però alla mia dimora, fra le altre cose, seppi che erano stati eletti i vertici della FGCI. Alla solita pessima maniera italiana, invece di fare un sano repulisti dopo la peregrina figura ai Mondiali Brasiliani e immettere giovani di balde speranze, ecco che viene eletto Tavecchio (nomen omen, ultra sessantenne) dal passato, come dire, un po’ dubbioso e dalla mentalità non certo progressiva, in più sponsorizzato, fra gli altri, dal “solito” Berlusconi prezzemolino (attraverso Galliani). Come CT quell’antipatico di Conte (almeno per me) che sarà stato anche bravo come allenatore juventino vincendo 3 Campionati di fila, ma che come Mister a livello internazionale non ha certo brillato. Di sicuro avrei visto favorevolmente un Mancini anche se i problemi del Calcio italiano non sono certo nel suo selezionatore ma vanno ricercati nella incancrenita mentalità delle società e dei tifosi. Infatti, da come leggo, si preannuncia un’ennesima alluvione di stranieri (in essi ci metto pure gli europei) certo di terza fascia o bolsi (e rotti) ex campioni (i veri fuoriclasse sono accasati in altre Nazioni), a scapito di dar fiducia al vivaio nostrano e probabilmente buoni solo a far zittire (per un po’, giusto i primi mesi) la becera piazza di tifosi che da buoni italiani pensano solo ai cazzi loro (leggi la squadra del cuore) e chissenefrega della Nazionale. Mala tempora currunt …

T. Y. A.



Ogni volta che mi capita per le mani un disco live dei Ten Years After è per me un gran piacere. Anche perché penso che la band inglese dia il meglio di se nelle esibizioni e relative registrazioni dal vivo piuttosto che in studio (a parte quel capolavoro che è Sssh). Certamente poi Alvin Lee è un fuoriclasse della chitarra e il suo sound risulta inconfondibile come lo è quello di altri grandi dello strumento (penso a Gilmoure, Santana, Hendrix, Fripp, McLaughlin, Hackett e pochi altri). E’ quindi una soddisfazione ascoltare questo The Friday Rock Show Sessions – Live At Reading del 1983 (ma rimasterizzato nel 2014) che seppure (ma di poco solamente) non è un capolavoro assoluto si fa sentire con molto gusto tanto più che la registrazione è più che buona. Nell’album, fra gli altri brani, spiccano gemme come Good Morning Little Schoolgirl o I’m Going Home ormai divenuti dei classici della band.
Voto:  + + + +