venerdì 21 settembre 2012

Sulle orme delle Orme




Il gruppo veneto de Le Orme, secondo il mio modesto parere, è ed è stato negli anni sopravalutato, specie come qualità di strumentisti, pur riconoscendogli dei meriti come l’aver avuto il coraggio di incidere il primo “live” italiano, belle cover e sulla bontà dei loro testi (fra i migliori di quegl’anni). Infatti sia Toni Pagliuca (tastiere) che Aldo Tagliapietra (basso, chitarre e voce) sono onesti e discreti esecutori ma nulla più; specie il Tagliapietra a livello vocale è poca cosa sebbene il timbro della sua voce è fra i più caratteristici (ma enfatici) del panorama pregressivo di quegl’anni. Discorso a parte va fatto per il batterista Michi De Rossi, che con probabilità è il miglior “drummer” italico degli anni ’70.
 A tal proposito ricordo che era il 1973 e la band venne nella mia città per un concerto; dato che Le Orme passavano come la risposta italiana agli ELP (??!!), gli venne in mente di iniziare scimiottando il gruppo inglese suonando Tarkus, il problema fu che sia il Tagliapietra che il Pagliuca, non riuscendo tecnicamente essere alla pari con Lake e Emerson, suonarono in playback (De Rossi no...), quando la platea se ne accorse furono sommersi da meritati fischi. Per fortuna, dopo un buon quarto d’ora, riuscirono ed attaccarono (live!) con Felona e Sonora e gli altri pezzi famosi del gruppo, di certo alla loro portata. A mio parere il loro miglior album fu Contrappunti del 1974 e quello più “ruspante” Collage del 1971, i peggiori quelli che vanno dagli anni ’80 alla lenta rinascita del 1996 con Il Fiume, fino all’ottimo recente La via della seta del 2011. In pratica, se prendiamo quel lasso di tempo che va dal ’71 all’80, l’ultimo ascoltabile lp fu Piccola Rapsodia dell’Ape specie nei brani Charango che Fragile Conchiglia (in entrambi, udite udite, si hanno anche echi zappiani).
Voto: + +


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