domenica 11 novembre 2012

Ancora A Creta






Nei pressi di Festos (di cui parlai nel post precedente) si estende la fertile e ubertosa pianura di Messara al cui centro vi sono gli scavi (si fa per dire) archeologici della città greco-romana di Gorthina. Essa ne era una delle più grandi e popolose del medio oriente e di certo la capitale di Creta. Quello che si può ammirare oggi è il teatro (bouleterion = teatro coperto dove si riuiva anche il senato della città), una basilica poi trasformata in chiesa bizantina, qualche rudere del foro e nulla più; il resto (9/10) è ancora da mettere in luce, compreso il grande ippodromo. Infatti nell’Ellade erano preferite le corse ai giochi gladiatori (che comunnque si potevano tenere nei teatri). Un’orribile strada asfaltata divide a sinistra il foro ecc e a destra altre rovine (innumerevoli) lasciate all’incuria di pecore e capre o ai turisti che ci siedono sopra cercando refrigerio sotto a ulivi nel frattempo cresciuti un po’ ovunque.  Chiunque sia andato in Grecia, almeno una volta, si sarà sentito dire: “italiani-greci una fazza (nel senso di viso) una razza”; detto che sta a significare che apparteniamo entrambi alla stessa etnia (in parte vero se consideriamo la nostra Magna Grecia). Infatti, e qui faccio un inciso, siamo messi male quasi come la Grecia e come lei ignoriamo di tutelare il nostro patrimonio storico; basta vedere lo scempio vicino a me della romana Civitas Lunae (Luni) dove, (un domani ve ne parlerò) negli anni ’60. pensarono bene di costruire un edifcio in cemento armato, con lo scopo di museo, per metà coi pilastri aggettanti sull’antico foro e dove per mancanza di fondi i 6/10 sono ancora da scavare e il resto è lasciato ai rovi...
Il porto naturale di Messara fu fin dall’antichità la cittadina di Matala le cui caverne sul mare (vedi foto) furono abitate miglia e migliaia di anni fa e che (solo alcune invero)  a cavallo degli anni’60/’70 da un gruppo nutrito di yippies, tanto che Matala fu considerata, insieme con Formentera e Mikonos,  una delle mete ambite della hippy generation. Oggi ne sopravvivono alcuni con i capelli alquanto incanutiti che vendono souvenirs e danno alla cittadina un’atmosfera un po’ stantia. Lasciata la pianura e affrontati alcuni rilievi ove può capitare di imbattersi in stupende chiese bizantine (vedi foto) dirigendosi verso la città di Ierapietra possiamo ammirare distese di spiaggia scevre (almeno nell’anno in cui ci andai io: 1998) da qualsiasi brutto e deturpante insediamento turistico balneare.

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