domenica 26 luglio 2015

Sempre Valtellina Superiore Docg

Valtellina Panorama
Un suggestivo "angolo"
Oggi finisco di parlarvi dei vini (ottimi!) della Docg Valtellina Superiore. Vi ricordo che anche in quel comprensorio c’è un’interessante strada del vino e la possibilità di visitare le cantine. L’ospitalità è buona anche se all’inizio il carattere un po’ burbero (ma bonario) dei valligiani potrebbe trarre in inganno e di certo è diverso da quello che potete trovare in Toscana o nell’Oltrepò Pavese; forse più simile a quello della mia regione: la Liguria (dove in fatto di essere scorbutici non siamo certo inferiori a nessuno ma anche a generosità, una volta rotto il ghiaccio).
Valtellina Superiore prodotto sempre dal “solito” Chiavennasca con quantità almeno superiori al 90%. La differenza dai cru (Sassella, Valgella, per esempio) è che comprende tutta la valle ove è ammessa la coltivazione della vite. Ha, di conseguenza, una minore specificità ma questo non ne inficia certo il suo valore. Anche qui esiste una Riserva con un anno in più d’invecchiamento. Il colore è sempre rosso rubino tendente al granato. Profumi ampi ed interessanti e in bocca è asciutto, giustamente tannico e armonico. L’accompagnamento è con i piatti tipici della zona, formaggi stagionati a pasta dura (rammento, anche grazie all’amico Chris, il casera e il bitto), brasati e bolliti.
Inferno il cui nome deriva (così almeno me l’hanno raccontato) dal fatto che l’uva viene coltivata in posti (e in una sottozona limitata) dove d’estate, causa le rocce circostanti, la temperatura è elevata. Fatto sempre con Chiavennasca ha anch’esso una Riserva (grazie ad un ulteriore anno d’invecchiamento). Il colore è simile agl’altri rossi del Valtellina. Ha però profumi più particolari, persistenti ed intensi e una certa nota aromatica. Anche al gusto è pieno, caldo, caratteristico, asciutto con un buon retrogusto e tannini bene svolti. Va con la cacciagione, i formaggi a pasta dura, i brasati (anche di cinghiale), arrosti. E’ insieme al seguente il mio preferito della zona.
Sforzato (o in dialetto. Sfursat) vino assai particolare. E’ prodotto sempre dal Chiavennasca ma con uve appassite naturalmente fino a metà dicembre (nello stesso anno della vendemmia). Dopo la spremitura il vino viene sottoposto ad invecchiamento di 20 mesi di cui almeno un anno in botti di rovere. E’ secco e quindi va con importanti secondi di carne (cacciagione di pelo), arrosti, brasati, formaggi saporiti ciò anche grazie ad una gradazione che supera i 13 gradi (abbondantemente). Ha colore rosso rubino scuro. Profumi assai ampi, molto intensi e persistenti, con note di confetture e spezie, leggermente vanigliato. In bocca è avvolgente ma anche pieno e caldo e grazie alla sua spiccata morbidezza può aiutarci se in cucina c’è scappato un po’ di sale di troppo, interessante retrogusto di legno (nobile). Va bene anche da “meditazione”. Prosit!

1 commento:

Christomannos ha detto...

La Valtellina non dico che sia la mia seconda casa ma poco ci manca quindi conosco i vini che oggi hai proposto soprattutto "INFERNO"
Devo ammettere che a settembre siamo tentati di visitare qualche cantina aperta anche in questa zona. Vedremo se ne avremo l'occasione.

un saluto
Ms