martedì 11 febbraio 2014

Ma si può?




Premetto che sono alcuni anni che non possiedo più un televisore (forse sono fra i pochissimi italiani). Tutto iniziò quando il vecchio apparecchio si guastò ed io decisi di non acquistarne uno nuovo. All’inizio fu quasi un’astinenza da droghe, mi mancava! Ma poi dopo alcune settimane, piano piano, la sua assenza si fece sempre meno dura ed ora non me ne frega nulla! Cosa faccio in alternativa? Tante cose più in teressanti: sesso, sento la radio, ascolto musica, vedo un film (sul pc o al cinema), leggo oppure esco e vado al “mio” bar a giocare con amici a scopone o a tresette in compagnia di un buon gotto di vino. Lì ancora ogni tanto guardo la tv (programmi sportivi: qualche partita di calcio, che mi interessa sempre meno, la moto GP e Superbike) e per tenermi informato sugli avvenimenti ho l’abbonamento via internet a due quotidiani (L’Unità e Il Fatto Quotidiano e poi al bar leggo ad ufo quelli cartacei) e compro sempre un settimanale (L’Espresso). Qualche volta assisto (sempre al bar ma distrattamente) a qualche talk show oppure, se sono a casa di amici, a qualche demente programma televisivo. Fu il caso di questo abberrante Boss in incognito trasmesso da Rai 2 il lunedì sera. Ero infatti da amici e dato che l’anziana di famiglia aveva acceso la tv, ho visto quell’obbrobrio (e ciò mi è successo per due lunedì di fila...sic!). Il programma vede un boss (straricco imprenditore) che novello Ulisse sotto mentite spoglie e travestito, per qualche giorno va a lavorare presso una sua figliale dove è poco o per nulla conosciuto. Lì oltre che far guai (ma in fondo i soldi sono i suoi) stringe una pseudo amicizia con i suo compagni di lavoro (una volta si sarebbe detto operai proletari) che all’oscuro della macchinazione gli offrono tutta la loro umanità e si confidano con lui. Dopo alcuni giorni questi verranno convocati nella sede dell’azienda e lì incontreranno improvvisamente il loro capo. Il quale tolti i panni da proletario disoccupato veste i suoi e si presenta agl’ignari suoi dipendenti tutto leccato ed immagino profumato. Poi, con fare antipatico, prima li rimprovera e poi novello satrapo o se preferite sultano, gli elargisce bonariamente doni e prebende. La cosa più brutta dello spettacolo sono queti poveri malcapitati che prima, accortesi di aver lavorato con il loro boss, tremano come foglie aspettando il giudizio di costui neanche fosse S. Pietro davanti ai cancelli del Paradiso e fanno facce che neanche nella fantasia di un Fracchia o Fantozzi potevano assumere. Poi, dopo aver avuto i doni (va detto che l’impreditore non si era certo sprecato), si prostrano ulteriormente in ringraziamenti e baciamano. A condurre questa brutta farsa c’è un panzone barbuto dal sangue blu la cui unica fatica nella sua vita deve essere stata quella di alzare ogni giorno la forchetta.
Mai visto un programma più classista e fascista di questo!

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