venerdì 7 marzo 2008

Roma Fontana di Trevi

La Fontana di Trevi è certamente la più scenografica e la più nota tra le fontane di Roma e costituisce la fine dell'Acqua Vergine, l'acquedotto (vedi foto in alto) che Marco Vipsanio Agrippa condusse a Roma nel 19 a.C. per alimentare le sue Terme. Oggi giorno la sua acqua non è più potabile ma nell'antichità, nel medio evo e fino a pochi lustri fa ha contribuito alla rete idrica della Città Eterna. In tempi recentissimi è ritornata "sui giornali" grazie alla sua colorazione in rosso da parte di un eclettico "artista"; nel 1960 fu famosissima nel mondo grazie al film di Federico Fellini La Dolce Vita (con Marcello Mastroianni ed Anita Ekberg, vedi foto). Ma torniamo alla fontana... In quella che sarà poi l'odierna piazza di Trevi, Agrippa posizionò una delle fontane minori dell'acquedotto, costituita da tre vasche di raccolta, affiancate e addossate ad un edificio. In un periodo non precisato, ma comunque dall'VIII secolo in poi, come documentato da un antico itinerario romano dell'epoca, l'acquedotto subì un'interruzione e la "fontana minore" divenne la fontana terminale dell'Acquedotto Vergine. Durante il Medioevo l'acqua di Trevi era controllata dai "marescalchi" della Curia capitolina che avevano il compito, una volta al mese, di accertarsi che nessun privato cittadino sfruttasse la fonte ad uso personale. Inoltre l'accesso alla fonte era protetto da una cancellata onde regolare l'afflusso della popolazione e degli "acquaroli", che riempivano interi barili d'acqua che poi rivendevano a domicilio. Le tre vaschette rimasero così fino al 1453, allorché Niccolò V diede incarico a Leon Battista Alberti di restaurare la fonte: in questa occasione furono tolte le tre vasche e sostituite con un unico vascone, pur lasciando le tre grosse bocche d'acqua. La fontana iniziò a chiamarsi "di Trejo" perché situata nella località detta "dello Trejo", in riferimento al Trivio (in latino trivium, cioè l'incrocio di tre vie) che corrispondeva all'attuale piazza dei Crociferi: il passo da "Trejo" a "Trevi" fu breve. La fontana come la conosciamo oggi iniziò a prender corpo con Urbano VIII (1623-44), il quale decise di sostituirla con una fontana grandiosa e di questa opera incaricò il Bernini(quello del colonnato di S.Pietro in Vaticano). Urbano VIII e Bernini morirono senza che la fontana fosse stata ultimata: in quel periodo era soltanto un grosso lavatore con un vascone dinanzi e niente più. Più di un secolo dopo anche papa Clemente XII (1730-1740) volle sostituire la fontana con un'altra monumentale e, a tale scopo, invitò i migliori artisti dell'epoca a presentare i progetti. Tra tutti i bozzetti inviati fu scelto quello del romano Nicola Salvi, di evidente ispirazione berniniana. I lavori, iniziati nel 1735, proseguirono durante il pontificato di Benedetto XIV e si conclusero con Clemente XIII, il quale inaugurò la fontana il 22 maggio 1762, anche se il Salvi, morto prematuramente, non riuscì ad ultimare l'opera, che invece fu portata a termine da Giuseppe Pannini. La grande fontana copre tutto il lato minore di palazzo Poli per una larghezza di 20 metri su 26 di altezza. Il prospetto è costituito da un grande nicchione centrale con la calotta a cassettoni, fiancheggiato da un ordine di quattro colonne corinzie che sorreggono un grandioso attico sovrastato dallo stemma di Clemente XII e coronato da una balaustra con quattro statue che simboleggiano le quattro stagioni. Nel fronte dell'architrave è l'iscrizione: "CLEMENS XII PONT. MAX. / AQUAM VIRGINEM / COPIA ET SALUBRITATE COMMENDATAM / CULTU MAGNIFICO ORNAVIT / ANNO DOMINI MDCCXXXV PONT. VI". Al di sotto dell'architrave corre un fregio con l'epigrafe che ricorda i lavori effettuati per merito di Benedetto XIV. L'intero gruppo statuario è opera dello scultore Pietro Bracci che lo eseguì nel 1762. Ai lati del nicchione centrale vi sono due nicchie laterali, nelle quali vi sono collocate due statue raffiguranti l'Abbondanza (a sinistra) e la Salubrità (a destra), sormontate da due bassorilievi raffiguranti, rispettivamente, uno la leggenda di Agrippa che approva il progetto dell'acquedotto e l'altro la vergine romana che indica ai soldati assetati le sorgenti dell'acqua. La fontana si conclude con la grande scogliera che si allarga fino a coprire la base del palazzo e si immerge nella grande vasca a bordi rialzati che simboleggia il mare. Fra le leggende che si narrano sulla celebre fontana di Trevi la più nota certamente è quella secondo la quale colui che getta una moneta nella fontana, rigorosamente di spalle, farà ritorno a Roma.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

hello my friend!beautifil photos!how are you?

patrick

Il Centurione ha detto...

Hi Patrick! I'm fine thank you dear friend ;-) and thanks for your nice words!

Anonimo ha detto...

allways a pleasure to come here

patrick